222. Primo Levi a Joachim Meinert, 20 novembre 1984

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Nota al testo


Levi è dispiaciuto della bocciatura di Ist das ein Mensch? e spiega le ragioni delle sue opinioni sui prigionieri politici di Auschwitz. Si dice disposto a intervenire sui passaggi oggetto delle critiche e chiede di segnalare questa possibilità ai revisori.

PRIMO LEVI
corso Re Umberto 75
10128 Torino
tel. 011-584677

 

Torino, 20/11/84

 

Caro Signor Meinert,[1]

rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).

Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.

PRIMO LEVI
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Torino, 20/11/84

 

Caro Signor Meinert,[1]

rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).

Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.

PRIMO LEVI
corso Re Umberto 75
10128 Torino
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Turin, November 20, 1984

Dear Mr. Meinert,[1] 

I write to reply to your letter dated November 8. I had no illusions but, in any case, the news that Ist das has been rejected has saddened me a bit. I imagine that, by now, there is not much that can be done: I have reread the letters dated 1982 from Fred Wander,[2] which were already fairly pessimistic. I would only like to clarify this: those opinions of mine regarding the “politicians” at Auschwitz were dictated by local conditions and greatly influenced by the behavior of the Polish politicians, who, as we now know, were for the most part nationalists, almost fascists, and not only anti-nazis, but also anti-soviets and antisemites.[3] If the negative decision was only motivated by my sentence about the politicians, I would have nothing against changing or deleting it;[4] if this can help save the book. Please forward this proposal of mine to he who “judges, and sends according as he girds him” (Inferno Canto V, 6).

I am, in any case, grateful to you for your courtesy and your resolute attempts. Please accept my best regards.

PRIMO LEVI
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Torino, 20/11/84

 

Caro Signor Meinert,[1]

rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).

Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.

PRIMO LEVI
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Torino, 20/11/84

 

Caro Signor Meinert,[1]

rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).

Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.

PRIMO LEVI
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Turin, November 20, 1984

Dear Mr. Meinert,[1] 

I write to reply to your letter dated November 8. I had no illusions but, in any case, the news that Ist das has been rejected has saddened me a bit. I imagine that, by now, there is not much that can be done: I have reread the letters dated 1982 from Fred Wander,[2] which were already fairly pessimistic. I would only like to clarify this: those opinions of mine regarding the “politicians” at Auschwitz were dictated by local conditions and greatly influenced by the behavior of the Polish politicians, who, as we now know, were for the most part nationalists, almost fascists, and not only anti-nazis, but also anti-soviets and antisemites.[3] If the negative decision was only motivated by my sentence about the politicians, I would have nothing against changing or deleting it;[4] if this can help save the book. Please forward this proposal of mine to he who “judges, and sends according as he girds him” (Inferno Canto V, 6).

I am, in any case, grateful to you for your courtesy and your resolute attempts. Please accept my best regards.


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