Levi è dispiaciuto della bocciatura di Ist das ein Mensch? e spiega le ragioni delle sue opinioni sui prigionieri politici di Auschwitz. Si dice disposto a intervenire sui passaggi oggetto delle critiche e chiede di segnalare questa possibilità ai revisori.
PRIMO LEVI corso Re Umberto 75 10128 Torino
tel. 011-584677
Torino, 20/11/84
Caro Signor Meinert,[1]
rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).
Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.
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Torino, 20/11/84
Caro Signor Meinert,[1]
rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).
Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.
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tel. 011-584677
Turin, November 20, 1984
Dear Mr. Meinert,[1]
I write to reply to your letter dated November 8. I had no illusions but, in any case, the news that Ist das has been rejected has saddened me a bit. I imagine that, by now, there is not much that can be done: I have reread the letters dated 1982 from Fred Wander,[2] which were already fairly pessimistic. I would only like to clarify this: those opinions of mine regarding the “politicians” at Auschwitz were dictated by local conditions and greatly influenced by the behavior of the Polish politicians, who, as we now know, were for the most part nationalists, almost fascists, and not only anti-nazis, but also anti-soviets and antisemites.[3] If the negative decision was only motivated by my sentence about the politicians, I would have nothing against changing or deleting it;[4] if this can help save the book. Please forward this proposal of mine to he who “judges, and sends according as he girds him” (Inferno Canto V, 6).
I am, in any case, grateful to you for your courtesy and your resolute attempts. Please accept my best regards.
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Torino, 20/11/84
Caro Signor Meinert,[1]
rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).
Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.
PRIMO LEVI corso Re Umberto 75 10128 Torino
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Torino, 20/11/84
Caro Signor Meinert,[1]
rispondo alla Sua dell’8 novembre. Non mi facevo illusioni, ma in ogni modo la notizia della bocciatura di Ist das mi ha un po’ rattristato. Immagino che ormai non ci sia più molto da fare: ho riletto le lettere del 1982 di Fred Wander,[2] che già erano abbastanza pessimistiche. Vorrei soltanto precisare questo: quelle mie opinioni sui «politici» di Auschwitz erano state dettate dalle condizioni locali, e fortemente influenzate dal comportamento dei politici polacchi, che, come ora si sa, erano in massima parte dei nazionalisti, quasi fascisti, e non solo antinazisti, ma anche antisovietici ed antisemiti.[3] Se la decisione negativa è stata motivata soltanto dalla mia frase che riguarda i politici, non avrei nulla in contrario a modificarla od a sopprimerla;[4] se questo può servire a salvare il libro, La prego di inoltrare questa mia proposta a chi «giudica e manda secondo che avvinghia» (Inf., 5,6).
Le sono comunque grato per la Sua cortesia e per i suoi tenaci tentativi. Voglia gradire i migliori saluti.
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Turin, November 20, 1984
Dear Mr. Meinert,[1]
I write to reply to your letter dated November 8. I had no illusions but, in any case, the news that Ist das has been rejected has saddened me a bit. I imagine that, by now, there is not much that can be done: I have reread the letters dated 1982 from Fred Wander,[2] which were already fairly pessimistic. I would only like to clarify this: those opinions of mine regarding the “politicians” at Auschwitz were dictated by local conditions and greatly influenced by the behavior of the Polish politicians, who, as we now know, were for the most part nationalists, almost fascists, and not only anti-nazis, but also anti-soviets and antisemites.[3] If the negative decision was only motivated by my sentence about the politicians, I would have nothing against changing or deleting it;[4] if this can help save the book. Please forward this proposal of mine to he who “judges, and sends according as he girds him” (Inferno Canto V, 6).
I am, in any case, grateful to you for your courtesy and your resolute attempts. Please accept my best regards.
Info
Note
Tag
Mittente: Primo Levi
Destinatario: Joachim Meinert
Data di stesura: 1984-11-20
Luogo di stesura: Torino
Descrizione del documento: copia di lettera stampata al pc. Sul margine superiore del foglio, a destra,Levi annota ms. a biro nera: «Aufbau».
1
Questa lettera fu pubblicata per la prima volta e in traduzione tedesca in J. Meinert, Geschichte eines Verbots. Warum Primo Levis Hauptwerk in der DDR nicht erscheinen durfte (“Storia di un divieto. Perché l’opera principale di Primo Levi non poté essere pubblicata nella DDR”), in «Sinn und Form», 2/2000, p. 161. Cfr. la biografia di Joachim Meinert.
3
All’altezza cronologica di questa lettera, l’impressione di Levi poteva aver ricevuto un’ulteriore conferma dalla lettura del volume di Hermann Langbein del 1980 …nicht wie die Schafe zur Schlachtbank. Widerstand in den nationalsozialistischen Konzentrationslagern 1938-1945 (“…non come pecore al macello. La resistenza nei campi di concentramento nazisti 1938-1945”) (cfr. lettere 45 e 50). Ai prigionieri politici polacchi, soprattutto di Auschwitz, è infatti dedicato un lungo paragrafo (Die Polen), nel quale si legge: «Il giudizio sui polacchi nei campi di concentramento è influenzato dai loro sentimenti nazionali particolarmente spiccati – un retaggio della travagliata storia di questo popolo; e dall’avversione che molti polacchi, anch’essa di origine storica, nutrivano nei confronti dei russi e in particolare degli ucraini, alimentata dalla spartizione della Polonia tra Hitler e Stalin nel settembre 1939, nonché da un antisemitismo che in molti polacchi si manifestava in modo più evidente che in altri gruppi nazionali» [Nicht zuletzt wird das Urteil über die Polen in den Konzentrationslagern von deren besonders ausgeprägten nationalen Gefühlen beeinflußt – ein Erbe der schweren Geschichte dieses Volkes; und von der Aversion, welche viele Polen, ebenfalls historisch bedingt, gegen Russen und speziell gegen Ukrainer hatten, die durch die Teilung Polens zwischen Hitler und Stalin im September 1939 neue Nahrung gefunden hatte, sowie durch einen Antisemitismus, der bei zahlreichen Poien deutlicher zu Tage trat als bei anderen nationalen Gruppen]. Cfr. H. Langbein, …nicht wie die Schafe zur Schlachtbank. Widerstand in den nationalsozialistischen Konzentrationslagern 1938-1945, Fischer Verlag, Frankfurt 1980, p. 154.