221. Joachim Meinert a Primo Levi, 8 novembre 1984

In Breve

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Nota al testo


Meinert comunica a Levi la rinuncia da parte dell’editore a pubblicare Se questo è un uomo a causa di alcune considerazioni sulla condotta dei prigionieri politici nel campo. Informa di non essere riuscito, per il momento, a trovare una copia del Periodische System (esaurito in casa editrice) da spedire a Davidovič.

8 novembre 1984

 

Gentile dottor Levi,

La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]

Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.

Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.

Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.

Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile del Sistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]

La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti

(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur

8 novembre 1984

 

Gentile dottor Levi,

La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]

Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.

Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.

Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.

Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile del Sistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]

La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti

 

(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur

November 8, 1984

 

Dear Dr. Levi,

First of all, please forgive me if I reply only today to your letter dated September 16 – I was absent from the publishing company for a few weeks during the month of October, when your letter arrived. But I am well aware that this delay is much more serious since I must inform you that I have difficulty responding to your query regarding the destiny of your book in our editions, at least in just a few sentences. In a letter, I can only hint at the reasons that have obliged us – after various postponements and another in-depth study – to temporarily forgo the publication project.[1]

You remember the correspondence with our scheduled commentator, Fred Wander, in which a number of delicate problems in the text were addressed, above all in relation to what you say about the role played by “political” prisoners at the camp.[2] Well, in a subsequent stage of the project’s presentation, your subjective testimony encountered serious reservations and critical opinions on the part of authoritative witnesses of those same tragical experiences, who today live in our country. We feared a reaction upon the book’s release on the part of these people, who also merit our highest respect for their active fight against Nazism. To avoid offending their sentiments, which are likewise sincere and worthy of respect, not less so than those of the book’s author, we made the thankless decision, after hesitation, to forgo its publication.

I do not know if you will be able to accept this explanation and if you can comprehend the reason for our long silence, which is, we must admit, embarrassed and guilty. I can only ask you to believe that we did not make this decision lightheartedly.

We truly hope that this negative outcome will not definitively compromise our relations and will not prevent us from publishing, in the future, other books of yours, which we continue to esteem, considering them of great importance for us, as well.

Unfortunately, I have not yet been able to find an available copy of The Periodic Table to send to Mr. Davidovic – our stock is completely depleted – but I will do the impossible to find one more copy.[3]

I ask you to believe in the sincerity and cordiality of our sentiments and I send you

Our best greetings 

 

(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur

8 novembre 1984

 

Gentile dottor Levi,

La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]

Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.

Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.

Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.

Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile del Sistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]

La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti

(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur

8 novembre 1984

 

Gentile dottor Levi,

La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]

Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.

Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.

Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.

Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile del Sistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]

La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti

 

(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur

November 8, 1984

 

Dear Dr. Levi,

First of all, please forgive me if I reply only today to your letter dated September 16 – I was absent from the publishing company for a few weeks during the month of October, when your letter arrived. But I am well aware that this delay is much more serious since I must inform you that I have difficulty responding to your query regarding the destiny of your book in our editions, at least in just a few sentences. In a letter, I can only hint at the reasons that have obliged us – after various postponements and another in-depth study – to temporarily forgo the publication project.[1]

You remember the correspondence with our scheduled commentator, Fred Wander, in which a number of delicate problems in the text were addressed, above all in relation to what you say about the role played by “political” prisoners at the camp.[2] Well, in a subsequent stage of the project’s presentation, your subjective testimony encountered serious reservations and critical opinions on the part of authoritative witnesses of those same tragical experiences, who today live in our country. We feared a reaction upon the book’s release on the part of these people, who also merit our highest respect for their active fight against Nazism. To avoid offending their sentiments, which are likewise sincere and worthy of respect, not less so than those of the book’s author, we made the thankless decision, after hesitation, to forgo its publication.

I do not know if you will be able to accept this explanation and if you can comprehend the reason for our long silence, which is, we must admit, embarrassed and guilty. I can only ask you to believe that we did not make this decision lightheartedly.

We truly hope that this negative outcome will not definitively compromise our relations and will not prevent us from publishing, in the future, other books of yours, which we continue to esteem, considering them of great importance for us, as well.

Unfortunately, I have not yet been able to find an available copy of The Periodic Table to send to Mr. Davidovic – our stock is completely depleted – but I will do the impossible to find one more copy.[3]

I ask you to believe in the sincerity and cordiality of our sentiments and I send you

Our best greetings 

 

(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur


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