Brigitte Distler
Biografia
di Simone Ghelli e Martina Mengoni
Brigitte Distler è una ragazza di poco più di vent’anni quando scrive a Levi: studia slavistica, germanistica e storia all’Università di Monaco e vive con la madre a Marquartstein, sui monti bavaresi. È tra quei ventenni, circa un quarto dei lettori tedeschi, che scrivono dopo aver letto Ist das ein Mensch?. Tra questi è forse però quella che lascia in Levi un’impressione più duratura e forte, sia per la mole della loro corrispondenza, sia per l’atteggiamento di curiosità e scrupolo con cui si rivolge allo scrittore, infine per il suo desiderio genuino di comprendere il passato e il presente della Germania. Non a caso, Levi le dedicherà un lungo ritratto nel capitolo “Lettere di tedeschi” dei Sommersi e i salvati, in cui sottolineerà che ad averlo colpito era stata «la sua lettera [...] singolarmente viva, sciolta dalla tetraggine plumbea che caratterizza quasi tutte le altre, anche le meglio intenzionate»; «mi è sembrata una interlocutrice intelligente, spregiudicata e “nuova”» (OC II, p. 1265).

Il padre Hugo Distler
Nata a Strausberg (alle porte di Berlino) il 16 gennaio del 1941, Brigitte è la terza figlia del musicista Hugo Distler e di Waltraut Thienhaus. La sorella Barbara era nata nel 1935 e il fratello Andreas nel 1936. Il padre Hugo è un compositore di musica sacra e, all’epoca, già professore presso la Hochschule für Musik di Berlino; poco dopo diventerà direttore del prestigioso Berlin Staats und Domchor. Si suiciderà il 1° novembre 1942, due mesi e mezzo prima del secondo compleanno di Brigitte. In una delle ultime lettere a Primo Levi, la ragazza ventiduenne ne fa un ritratto toccante:

Spesso mi chiedo come sarebbe, se mio padre fosse ancora vivo. Forse non saremmo andati molto d’accordo: sapeva essere molto ingiusto. Impaziente soprattutto con se stesso, sempre in preda a un’inquietudine che lo spingeva via dai luoghi dov’era appena diventato di casa. Questa irrequietezza si rifletteva in tutta la sua persona: teso fino allo stremo, vivace, ipersensibile; bastava poco per sfinirlo e poi farlo cadere in depressione. In qualunque cosa s’imbattesse, ne restava colpito e la faceva sua. Ogni minima circostanza per lui aveva peso e gli lasciava un’impressione profonda. Forse gli mancava la giusta distanza dalla vita, e perciò la sua anima era del tutto priva di difese, esposta e vulnerabile davanti al mondo.
Amava soprattutto la letteratura, e molti libri che ancora possediamo, mio padre li aveva comprati quando ancora studiava all’università. Anche se si è sempre mantenuto agli studi lavorando duramente e guadagnando poco, non ha mai imparato ad amministrare il denaro: capitava che all’improvviso comprasse un clavicembalo o costruisse un organo con gli amici, senza avere un soldo. Solo dopo la sua morte non abbiamo più avuto debiti. Con noi bambini giocava molto, costruiva casette di legno e vere corone di carta da metterci in testa.
Avrei tanto voluto conoscere mio padre, ma avevo un anno quando è morto e i miei fratelli non erano molto più grandi. Da piccola gli rimproveravo di aver lasciato mia madre sola con tre figli piccoli nel bel mezzo della guerra. Con gli anni, naturalmente, il mio giudizio è cambiato, e grazie ai racconti di mia madre l’ho sentito sempre più vicino. Oggi capisco che per lui molte cose non erano facili, e spesso io e i miei fratelli ci troviamo di fronte agli stessi problemi. Posso immaginare la sua paura, la sua tristezza. I tempi e le circostanze di allora erano senz’altro avversi per un uomo sensibile quale doveva esser stato mio padre. Si sovraccaricava di lavoro, e ben presto aveva consumato le sue forze. Quel che gli restava era soltanto una stanchezza totale e un’angoscia folle di fronte a un mondo minaccioso che alla fine lo ha spezzato.
(Lettera 123)
Hugo Distler era nato il 24 giugno del 1908 a Norimberga. Negli anni trenta si era affermato come uno dei maggiori esponenti del Movimento di rinnovamento della musica sacra protestante (Erneuerungsbewegung), ricoprendo incarichi di docenza a Lubecca, Stoccarda e, come si è visto, Berlino.
La carriera di Distler fu ovviamente segnata dall’avvento del Nazionalsocialismo, la cui presa totalitaria sullo Stato (Gleichschaltung) coinvolse anche il mondo della cultura e dell’arte. La musica sacra protestante, che dagli anni Venti fu caratterizzata dal recupero della tradizione luterana, fu inoltre scossa dallo scontro interno tra le correnti filo-naziste (i crisitani tedeschi) e quelle che rivendicavano l’autonomia della Chiesa protestante (la chiesa confessante). Il Partito Nazista, d’altra parte, aveva tutto l’interesse a fare della musica, anche di quella sacra, uno strumento di propaganda. Muoversi in un simile contesto non era facile, ed è a questo probabilmente che si riferisce Brigitte quando scrive a Levi: «I tempi e le circostanze di allora erano senz’altro avversi per un uomo sensibile quale doveva esser stato mio padre» (Lettera 123).

La decisione di mettere fine alla propria vita arrivò in un momento molto turbolento della vita di Hugo Distler e le molte ricostruzioni biografiche – tra le quali spicca quella scritta da Barbara Distler con la collaborazione di Brigitte nel 2008 – restituiscono l’immagine di una personalità travagliata, logorata dal carico di lavoro, oppressa dal soffocante clima politico e culturale e, in ultimo, dal rischio di finire al fronte. Nel dopoguerra, il nome di Hugo Distler rientrò, non senza una certa strumentalità, nel pantheon delle figure edificanti della resistenza protestante al Terzo Reich. Il suicidio divenne così il simbolo del suo rifiuto esistenziale del nazismo: una lettura promossa soprattutto in ambienti protestanti.

L'Università tra Monaco e Berlino: I gruppi di studio tedesco-israeliani e il “metodo Strecker”

Fonte: Universitätarchiv Freie Universität, Berlin.
Brigitte Distler si iscrive all’Università di Monaco nel novembre del 1961, dopo aver fatto domanda, senza successo, alla Freie Universität di Berlino: riproverà anche nei due anni successivi e infine riuscirà ad esservi ammessa nel novembre 1963. Nel curriculum che presenta all’università berlinese, Brigitte ricorda il trasferimento con la famiglia a Stoccarda, subito dopo la morte del padre, e poi l’evacuazione in Baviera a seguito dei bombardamenti sulla città (di cui racconta un’altra corrispondente di Levi, Inge Barth, nella Lettera 101).
A Marquartstein Barbara, Andreas e Brigitte frequentano la Volkschule e la Oberrealschule für Jungen. «Fin dai tempi della scuola» scrive Brigitte nel suo cv di presentazione, «mi sono sempre interessata in modo particolare all’attualità politica e alla storia recente»: così motiva la sua volontà di studiare Scienze politiche nella capitale. Pur non riuscendo inizialmente a soddisfare questo desiderio, la ragazza coltiva comunque anche a Monaco la sua passione politica: qui, infatti, è tra i membri del gruppo di studio tedesco-isrealiano (DIS) dell’Università Ludwig Maximilian, nato nel 1959 a seguito della fondazione del primo gruppo a Berlino nel 1957. La storia della nascita dei DIS a Berlino è raccontata nella biografia di un altro corrispondente di Levi, Karl Wagner, studente e membro del gruppo di Tubinga.
Nel 1959, Jochanan Bloch e Hans Jörg Pommer, fondatori ed esponenti di primo piano del DIS berlinese, avevano organizzato un ciclo di interventi sulla storia d’Israele presso otto città universitarie (Gottinga, Amburgo, Colonia, Bonn, Francoforte, Friburgo, Tubinga e Monaco) con l’obiettivo di promuovere la formazione di altri DIS in Germania. La risposta degli studenti era stata immediata, e nelle settimane successive era nato a Monaco il “Gruppo universitario tedesco-israeliano” (Deutsch-Israelische Hochschulgruppe), poi “Gruppo di studio tedesco-israeliano” dal 1961, quando i DIS sparsi nei vari centri universitari si riunirono in un’associazione nazionale.
La capitale bavarese era stata quindi tra le prime città a lanciare un programma di borse di studio per studenti israeliani in risposta all’ondata degli episodi di antiseminitismo del 1959-1960. Il successo dell’iniziativa aveva portato alla nascita dell’Associazione degli studenti israeliani di Monaco di Baviera che, dall’autunno del 1963, sosterrà attivamente la rivista Dialog, organo di stampa del DIS monacense. Dialog fu inizialmente stampato in ciclostile presso il Geschwister-Scholl-Heim, il collegio universitario dedicato alla memoria del movimento della Rosa Bianca, per poi arrivare, grazie alla crescita del DIS, a una tiratura di 1000 copie. La rivista pubblicherà il suo ultimo numero nel 1966.

Con una cinquantina di membri all’attivo, il DIS di Monaco fu una delle realtà più importanti dei gruppi di studio tedesco-isrealiani in Germania, anche se il cuore del movimento rimase comunque la Freie Universität. Tra i membri fondatori del DIS di Berlino ritroviamo uno dei protagonisti della lettera-tesi che Distler scrisse a Primo Levi nel giugno del 1962: Reinhard Strecker. Classe 1930, originario di Cedynia, in Polonia, figlio di una famiglia di avvocati e giuristi, cresce a Berlino. Dopo un primo periodo di studi universitari in Francia, nel 1954, si iscrive alla Freie Universität, dove frequenta i corsi di studi ebraici sotto la guida del filosofo Jacob Taubes (del quale sarà anche “studente assistente”) . È proprio grazie alla militanza nel DIS della capitale che Strecker viene a conoscenza del problema del reimpiego di funzionari del Terzo Reich all’interno del sistema giudiziario della Repubblica Federale.
Il tema era stato sollevato dal Comitato per l’Unità Tedesca (Ausschuß für deutsche Einheit), ente governativo della DDR che dalla fine degli anni Cinquanta si impegnò a far circolare nella Germania Ovest una serie di opuscoli volti a denunciare, tramite la pubblicazione di documenti federali, la corruzione del sistema giudiziario. In queste pubblicazioni, la Bundesrepublik era dipinta come un paese ancora compromesso con il nazismo, dunque antisemita, revanscista e militarista. Come si legge in Wir klagen an! 800 Nazi-Blutrichter. Stützen des militaristischen Adenauer -Regimes (“Denunciamo! 800 giudici nazisti e sanguinari sostengono il regime militaristico di Adenauer”), l’opuscolo del 1959 che più destò scalpore in Germania Ovest:

Il governo di Bonn [...] ha reintegrato 800 ex-nazisti, esecutori del regime dittatoriale fascista, in posizioni chiave dello Stato. I generali di Hitler sconfitti e i capi delle SS si trovano ora ai vertici della Bundeswehr [le forze armate della Repubblica Federale] e promuovono la militarizzazione e il riarmo nucleare nella Germania occidentale. Il Ministero degli Esteri e il servizio diplomatico della Germania Ovest continuano a impiegare vecchi diplomatici nazisti [...].
Questa politica imperialista e militarista del governo Adenauer fa della Germania occidentale il minaccioso focolaio di una nuova guerra, impedendo così la pacifica riunificazione della Germania in uno Stato democratico e amante della pace.
Se per il Comitato per l’Unità Tedesca la denuncia della continuità tra Germania Ovest e Terzo Reich era funzionale agli obiettivi della propaganda della DDR, agli occhi degli studenti del DIS (e di quelli socialisti), la presenza di ex-funzionari del Reich nelle istituzioni democratiche della Repubblica Federale costituiva l’emblema delle insufficienze della denazificazione che andavano denunciando sin dalla loro fondazione. Occorre infatti ricordare che l’attività dei DIS era rivolta non solo alla valorizzazione dei rapporti diplomatici e culturali con Israele, ma anche a promuovere il contrasto all’antisemitismo e una seria ed efficace rielaborazione del passato nazista.
Strecker decide dunque di approfondire, verificando in prima persona il contenuto dei documenti pubblicati. L’accesso agli archivi gli è però negato nella Germania occidentale; un rifiuto che lo porta a prendere contatti a Est e a ricevere direttamente dal Comitato copie dei fascicoli originali. Lo studio attento delle fonti persuase Strecker e il suo gruppo di trovarsi di fronte a materiale autentico. I documenti attestavano non solo la presenza di 105 giudici del sistema giudiziario federale con un passato nazista, ma anche la natura criminale delle loro azioni durante il Terzo Reich, in particolare l’esecuzione sommaria e del tutto ingiustificata di numerose condanne a morte.

L’indignazione per quanto scoperto si trasformò presto in azione politica. Inizialmente, Strecker pensa a una petizione da inviare al Bundestag, affidando dunque alle istituzioni il compito di affrontare lo scandalo. Riesce a raccogliere 2000 firme tra gli studenti di Monaco e, nel settembre del 1959, le invia al Parlamento federale. L’iniziativa non ottiene risposta. Insieme al presidente dell’Unione socialista degli studenti tedeschi, Hubertus Hüppauf, elabora quindi una seconda strategia: presentare pubblicamente i documenti giudiziari relativi ai crimini commessi.
Nasce così la mostra itinerante Ungesühnte Nazijustiz («Giustizia nazista non espiata»). L’inaugurazione ha luogo la sera del 27 novembre 1959 nella sala del municipio di Karlsruhe, città scelta per il suo alto valore simbolico, in quanto sede della Corte costituzionale federale. Seppur minimale nell’esposizione (i documenti furono semplicemente lasciati sui dei tavoli a disposizione dei visitatori), la mostra riceve subito l’attenzione desiderata, anche da parte di alcuni esponenti delle istituzioni pubbliche, i quali non possono che comprovare l’autenticità di fascicoli che, fino a quel momento, erano stati indicati come un prodotto della propaganda anti-occidentale sovietica. Strecker sa però di non poter perdere tempo: nel maggio del 1960, i reati commessi durante il nazionalsocialismo sarebbero infatti caduti in prescrizione. A metà gennaio del 1960, sporge denuncia contro 43 giudici gravemente compromessi con l’accusa di abuso d’ufficio e omicidio colposo.
A febbraio, la mostra si sposta a Berlino, per poi continuare il suo viaggio nelle altre grandi città universitarie della Germania Ovest (l’ultima esposizione verrà inaugurata a Francoforte sul Meno nel gennaio del 1962). Nel febbraio del 1961, Ungesühnte Nazijustiz arriva anche a Monaco. Impossibilitati a utilizzare gli spazi dell’Università a causa della contrarietà a ospitare l’evento da parte dell’ateneo e delle istituzioni locali, gli studenti riescono infine a realizzare la mostra presso l’Atelier Eickemeyer, uno dei luoghi di ritrovo della Rosa Bianca negli anni Quaranta. A caratterizzare l’esposizione monacense sarà il sequestro delle locandine da parte delle forze dell’ordine. L’utilizzo pubblico di simboli nazisti era infatti vietato dall’articolo 96a del codice penale tedesco (cfr, la vicenda della National Zeitung nella biografia di Theodor Fischer). Agli organizzatori sarà sufficiente aggiungere la didascalia «Documenti sulla storia degli anni 1933-45» per superare il divieto – evidentemente pretestuoso – e continuare la loro iniziativa.

Quando Brigitte Distler inizia a studiare all’Università di Monaco, quindi, la vicenda della mostra è già divenuta il simbolo della contestazione dei gruppi studenteschi. E, più in generale, la storia di Ungesühnte Nazijustiz e del suo ideatore Reinhard Strecker permette di ricostruire il peculiare modus operandi di molti membri dei DIS. La minuziosa ricerca volta a scardinare a suon di prove documentali le contraddizioni e le pavidità della Repubblica Federale rispetto al nazismo è infatti la cifra, morale e intellettuale a un tempo, della militanza politica con cui le giovani generazioni avevano cercato di “rompere” con l’eredità del passato nazista. Un’attitudine all’analisi critica che rispondeva soprattutto al desiderio di ridefinire il secolare rapporto del popolo tedesco con l’autorità politica, nonché a quello di mettere severamente sotto accusa la propria storia nazionale.

Fotografia di Gerd-Victor Krau / FU Berlin, UA
Il carteggio di Brigitte Distler è testimonianza non solo delle sue innegabili doti intellettuali, ma anche di un’attitudine diffusa, di un metodo di contestazione politica che ella poté apprendere dall’esempio – a quel tempo ormai mitico – di figure come Strecker. A rendere eccezionali le sue lettere è semmai il fatto che la minuziosità e la dedizione con cui risponde alle domande di Levi siano messe al servizio di uno scambio epistolare privato, e non di un’iniziativa pubblica. È tuttavia probabile che, ai suoi occhi, non vi fosse che una differenza di grado tra la sua ricerca – volta ad aiutare una vittima dell’antisemitismo nazista a comprendere i tedeschi – e quella condotta da Strecker contro il sistema giudiziario federale. In fondo, cos’era Levi per Distler se non il destinatario ideale del suo impegno politico?
A riprova ulteriore dell’influenza che la militanza politica ha avuto nel percorso e nel metodo della giovane donna si può aggiungere che nell’autunno del 1963, quando entra finalmente alla Freie Universität di Berlino, Distler sceglie di iscriversi ai curricula dell’Osteuropa-Institut (Istituto per gli studi sull’Est Europa): oltre alla sua conoscenza del russo, testimoniata nelle lettere con Primo Levi e anche in alcuni passaggi del suo fascicolo universitario, la decisione può essere stata motivata anche da una fascinazione per il mondo al di là del muro, dal quale arrivavano, tra gli altri, i dossier sui giudizi nazisti.
Raccontare il caso Globke a Primo Levi
Anche fuori della Germania, e non solo da parte comunista, si parla non poco di alcuni “casi” poco chiari, fra i quali particolarmente grave mi pare il caso Globke. Nella opinione comune, viene sentito come uno scandalo, o ignorato, o approvato? Come viene giustificata la sua presenza accanto a Adenauer? Come si giustifica lui stesso?
(Lettera 116)

Tra le domande che Levi rivolge a Distler nella sua lettera dell’aprile 1962, quella su Hans Globke, all’epoca segretario di Stato della Repubblica Federale, tocca uno dei casi più controversi dell’attualità politica di quei mesi.
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta, la Germania Est aveva lanciato una campagna di denuncia contro Globke, facendo circolare notizie e documenti relativi al suo lavoro di giurista e funzionario nel Terzo Reich. In particolare, a rendere scandalosa la sua presenza tra le alte cariche dello Stato era il suo comprovato coinvolgimento nell’elaborazione giuridica delle Leggi di Norimberga del 1935. Globke aveva redatto un commento che di fatto legittimava, senza riserve, la persecuzione razziale antisemita. Dopo la guerra, Globke aveva continuato a ricoprire cariche ministeriali di rilievo, sino a divenire segretario di Stato e capo della cancelleria di Adenauer nel 1953.
Se, per un certo periodo, il governo Adenauer riuscì a contenere lo scandalo derubricando le accuse a illazioni della propaganda sovietica, con il processo ad Adolf Eichmann del 1961 il nome di Globke diventò, anche in Germania ovest, il simbolo della mancata denazificazione che sino a quel momento aveva coinvolto gli apparati federali. Nel luglio del 1963, Globke venne processato e condannato in contumacia per crimini di guerra in Germania Est. Nell’ovest, il processo in DDR venne considerato una farsa e Globke continuò la sua carriera politica fino all’ottobre dello stesso anno, quando raggiunse l’età per il pensionamento.
Quando Levi scrisse a Distler, il caso Globke era da tempo all’attenzione della stampa italiana. Il nome del segretario di Stato tedesco era nuovamente comparso in occasione del processo di Gerusalemme, ma l’inadeguatezza della sua carica era emersa già due anni prima durante l’ondata antisemita che interessò la Germania e diversi paesi europeai (Italia compresa) tra il 1959 e il 1960. In un articolo di fondo per «La Stampa» del 17 gennaio 1960, Carlo Casalegno scriveva:
Nel parlamento non ci sono neo-nazisti, i movimenti nostalgici hanno avuto appena il 2 per cento dei voti; ma il presidente del «Partito tedesco» era generale di brigata delle SS, i condottieri delle campagne hitleriane (a partire da Kesselring) controllano le organizzazioni di ex-combattenti. Due ministri degli Interni e dei Profughi, occuparano alte cariche del regime nazista: Hans Globke, uno dei consiglieri di Adenauer, stese l’interpretazione ufficiale delle Leggi di Norimberga per la «difesa» della razza.
C. Casalegno, È proprio scomparso il pericolo nazista?
In questi anni, Levi aveva dunque avuto modo di conoscere le tante contraddizioni della denazificazione e, infatti, a Distler, quasi come se fosse un’inviata sul campo, chiede conto dell’«opinione comune», del sentimento della popolazione tedesca rispetto a un caso rivelatore della continuità tra gli alti funzionari del Terzo Reich e quelli della Repubblica Federale.
Dal canto suo, nella lettera del giugno 1962, Brigitte Distler offre a Primo Levi una copertura piuttosto esauriente del caso Globke nel dibattito pubblico in Germania Ovest tra fine anni Cinquanta e Sessanta. Le sue fonti principali sono due: il volume Dr. Hans Globke di Reinhard Strecker e la rivista studentesca DISkussion.

Dr. Hans Globke fu pubblicato nel settembre 1961 – poche settimane dopo la costruzione del muro di Berlino – con l’obiettivo di portare all’attenzione dell'opinione pubblica dell'Ovest i documenti che provavano il ruolo di Globke nella legislazione anti-ebraica del 1935. Come risultato, il segretario di Stato denunciò immediatamente Strecker, bloccando la circolazione del libro che poté in seguito tornare in commercio con 22 correzioni volute dall’accusa. Come la mostra Ungesühnte Nazijustiz, anche Dr. Hans Globke ottenne una notevole eco, tanto da arrivare nelle mani di Adolf Eichmann durante il processo di Gerusalemme.

Dal libro di Strecker, Distler estrae soprattutto una rassegna degli articoli e interviste relativi al caso Globke apparsi sui maggiori quotidiani tedeschi, come lo Zeit e lo Spiegel. Il suo obiettivo non è infatti quello di ricostruire la vicenda a Levi, ma di restituirgli “in presa diretta” un’istantanea delle fonti mediatiche a disposizione dei cittadini tedeschi. Come si è detto, è proprio questa inclinazione alla ricognizione bibliografica a distinguere Distler dagli altri interlocutori tedeschi di Primo Levi: la studentessa di Monaco non risponde con impressioni e ricordi personali, bensì con informazioni precise e verificabili.
La seconda fonte di Distler sul caso Globke è il numero 4 del novembre 1961 della rivista DISkussion, l’organo dell'Associazione nazionale dei gruppi di studio tedesco-israeliani (cfr., la biografia di Karl Wagner). Il fascicolo era infatti dedicato alla controversia tra Hans Dietrich Goldschmidt, professore di sociologia della Pädagogische Hochschule di Berlino, e un certo D. Wünsche, addetto dell’Ufficio stampa e informazione del Governo federale. Nel luglio del 1961, si era tenuto a Berlino il raduno della Chiesa Evangelica tedesca (Deutscher Evangelischer Kirchentag). Al termine delle cinque giornate, il gruppo di lavoro “Ebrei e Cristiani” aveva presentato una dichiarazione in cui, oltre ad auspicare il dialogo tra Germania e Israele, si chiedeva alle «persone che hanno partecipato alla preparazione e all’attuazione delle persecuzioni» di lasciare i loro incarichi pubblici. Il riferimento al segretario di Stato fu reso esplicito dal discorso conclusivo tenuto da Goldschmidt: «A questo proposito penserete al nome di Hans Globke. Anch’io lo faccio». A quel punto, l’Ufficio stampa del governo, tramite il portavoce Wünsche, chiese immediatamente al Kirchentag di Berlino di assumere una posizione più garantista nei confronti di Globke. Il numero di DISkussion riportava lo scambio epistolare tra Goldschmidt e Wünsche che era seguìto nei mesi successivi: una controversia che restituiva plasticamente la spaccatura venutasi a creare tra le istituzioni politiche, ripiegate su una difesa legalitaria di un esponente di spicco della cancelleria di Adenauer, e il mondo dell’associazionismo civile, per il quale il caso Globke poneva una questione morale che chiamava in causa la capacità della Bundesrepublik di fare i conti con i crimini del nazismo. La scelta di usare DISkussion come fonte primaria della sua piccola inchiesta è rivelatoria dell’appartenenza di Distler a un ben preciso ambiente politico e culturale, ma è anche esplicativa dell’atteggiamente assunto dagli studenti dei DIS nei confronti del caso Globke: non essere strumentalizzati dalla propaganda dell’Est e, al contempo, resistere ai tentativi delle istituzioni della Repubblica Federale di insabbiare lo scandalo.

Brigitte Distler ricercatrice, prima e dopo

L’Osteuropa-Institut, in cui Brigitte Distler studiò per circa otto anni, era uno dei dipartimenti più politicizzati della Freie Universität e uno dei più attivi durante il biennio caldo 1966-1968: nella seconda metà degli anni Sessanta vi lavorava come assistente anche Rudi Dutschke, “Rudi il Rosso”, il portavoce del movimento studentesco di Berlino Ovest che sarà brutalmente ferito durante una manifestazione.
Nel gennaio 1972 Distler si laurea con una tesi (già depositata nel giugno dell’anno prima) su Paul Rohrbach, scrittore e ideologo tedesco che tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento propagandava idee razziste, coloniali e antirusse in Germania: proprio su quest’ultimo aspetto insiste l’elaborato di duecento pagine di Distler. L’ultimo documento del suo fascicolo universitario risale all’autunno del 1973, quando chiede agli uffici della Freie Universität la modifica del cognome in Distler-Gravalas: in questo arco di tempo si è sposata con Ioannis, di origini greche, con cui si stabilisce a Berlino.
Tra il 1974 e il 1976 compaiono alcuni suoi contributi sulla rivista dell’Istituto per l’Est Europa, la «Informationsdienst zum Bildungswesen in Osteuropa»: riguardano il rapporto tra scuola, pedagogia e formazione professionale, un tema a cui Distler dedicherà gran parte delle ricerche della sua vita. Dal 1977 le sue pubblicazioni si spostano sul «Berufsbildung in Wissenschaft und Praxis», il bollettino del Bundesinstitut für Berufsbildung (l’Istituto federale per la Formazione professionale), fondato nel 1970 dopo che l’anno prima era stata approvata e adottata una legge specifica sulla formazione professionale. Si trattava di un ente statale gestito da rappresentanti di associazioni di categoria, sindacati, ministeri federali competenti, di cui è probabile che Brigitte sia stata dipendente, dato che continuerà a pubblicare e a scrivere saggi e progetti per loro fino ai primi anni Duemila.

Brigitte Distler-Gravalas si è interessata e ha fatto ricerca su temi vari, soprattutto sul lavoro e sulla formazione professionale dei neodiplomati, degli stranieri di seconda generazione e delle donne. Le sue pubblicazioni, circa una ventina, sono firmate in tandem con Frank Braun o con altri studiosi, oppure da lei sola. Nei primi anni ottanta cura una serie di pubblicazioni sulla disoccupazione, sui giovani senza qualifica, sulle difficoltà di impiego delle giovani donne che il BIBB promuove insieme con il Deutsches Jugendinstitut di Monaco, e alla fine degli anni novanta esce quello che è stato forse il suo libro più importante, Ältere Arbeitnehmer (“Lavoratori anziani”). I suoi studi sono per lo più raccolte dati e massicce bibliografie, di carattere internazionale, e fino alla metà degli anni ottanta includono anche fonti sovietiche. Quel metodo di ricerca forse messo a punto per la prima volta con Primo Levi si è sviluppato in una professione nel corso dei decenni; sfogliando i suoi libri e i suoi saggi l’attitudine alla precisione e a quella «mancanza di misura… a fin di bene», come la definirà Levi nei Sommersi e i salvati, sembrano costituire la cifra della sua passione e del suo impegno.
Bibliografia di Brigitte Distler*
1972
1. Distler, B., Paul Rohrbach: Ein Wortführer antirussischer Propaganda in Deutschland ["Paul Rohrbach: un portavoce della propaganda antirussa in Germania" (tesi di laurea magistrale)
Anno?
1. Gravalas-Distler B., Pädagogische Forschungen an dem Gebiet der Berufswahlvorbereitung ["Ricerche pedagogiche nel campo della preparazione alla scelta professionale"], in «Informationsdienst zum Bildungswesen in Osteuropa», pp. 104-109.
2. Gravalas-Distler B., Neue Untersuchungen zur Sexualpädagogik ["Nuovi studi sull’educazione sessuale"], in «Informationsdienst zum Bildungswesen in Osteuropa», pp. 110-120.
1974
3. Gravalas-Distler B., Die Rolle der Abendschulen bei der Verallgemeinerung der mittleren Bildung ["Il ruolo delle scuole serali nella diffusione dell'istruzione secondaria"], in «Informationsdienst zum Bildungswesen in Osteuropa», 23, pp. 28-37.
1975
4. Gravalas-Distler B., Auswahlbibliographie zur beruflichen Erwachsenenbildung in der Sowjetunion (II. Teil) ["Bibliografia selezionata sulla formazione professionale degli adulti nell'Unione Sovietica (Parte II)"], in «BWP», 3/75, pp. 27-30.
1976
5. Gravalas-Distler B., Berufbildungsforschung – Ergebnisse und Perspektiven ["Ricerca sulla formazione professionale – Risultati e prospettive"], in «Informationsdienst zum Bildungswesen in Osteuropa», pp. 21-27.
6. Gravalas-Distler B., Die Abendschulen im zehnten Fünfjahresplan [Le scuole serali nel decimo piano quinquennale], in «Informationsdienst zum Bildungswesen in Osteuropa», 1976, pp. 28-42.
1977
7. Gravalas-Distler B., EG-Maßnahmen zur Jugendarbeitslosigkeit ["Misure dell'UE contro la disoccupazione giovanile"], in «BWP», 2/75, pp. 29-32.
1978
8. Gravalas-Distler B., Die "zweite Generation" - ausgesperrt von Ausbildung und Arbeitsmarkt. Ein Literaturbericht zur Situation ausländischer Jugendlicher ["La «seconda generazione»: esclusi dalla formazione e dal mercato del lavoro. Una rassegna della letteratura sulla situazione dei giovani stranieri"], in «BWP», 1/78, pp. 22-27.
1980
9. Braun F., Gravalas B., Bibliographie Jugendarbeitslosigkeit und Ausbildungskrise (Band I) Situationsanalysen, Maßnahmen, Politische Diskussion ["Bibliografia: Disoccupazione giovanile e crisi della formazione (Volume I) Analisi della situazione, misure, dibattito politico"], DJ Dokumentation, Verlag Deutsches Jugendinstitut, München.
10. Braun F., Gravalas B., Bibliographie Jugendarbeitslosigkeit und Ausbildungskrise (Band II) Die Diskussion um die Berufsbildungsreform 1974-1978 ["Bibliografia: Disoccupazione giovanile e crisi della formazione (Volume II) Il dibattito sulla riforma della formazione professionale 1974-1978"], DJ Dokumentation, Verlag Deutsches Jugendinstitut, München.
11. Braun Frank, Gravalas Brigitte, Die Benachteiligung junger Frauen in Ausbildung und Erwerbstätigkeit ["La discriminazione delle giovani donne nella formazione e nel mondo del lavoro"]. Mit Bibliographie, DJ Dokumentation, Verlag Deutsches Jugendinstitut, München.
1981
12. Braun Frank, Gravalas Brigitte, Die Ausbildung der jungen Ungelernten ["La formazione dei giovani senza qualifica"]. Bibliographie, DJ Dokumentation, Verlag Deutsches Jugendinstitut, München.
1982
13. Gravalas B., Weiterbildung von Führungskräften in Klein- und Mittelbetrieben ["Formazione continua dei dirigenti nelle piccole e medie imprese"], Dokumentation erstellt im Auftrag des CEDEFOP, Bundesinstitut für Berufsbildung, Berlin/Bonn.
14. Braun F., Gravalas B., Jugendarbeitslosigkeit und Ausbildungskrise. Bericht über eine gemeinsame Dokumentation des Deutschen Jugendinstituts und des Bundesinstituts für Berufsbildung, ["Disoccupazione giovanile e crisi della formazione. Relazione su una documentazione congiunta dell'Istituto tedesco per la gioventù e dell'Istituto federale per la formazione professionale"], in «BWP», 2/82, pp. 39-41.
15. Braun, F., Gravalas B, Die beruflichen und sozialen Chancen auslaendischer Jugendlicher. Integration oder Segregation. Eine Dokumentation ["Le opportunità professionali e sociali dei giovani stranieri. Integrazione o segregazione. Una documentazione], Verlag Deusches Jugendinstitut, München
1985
16. Gravalas B., Gegenwärtiger Stand der Diskussion zur Berufsbildungsfinanzierung. Eine Dokumentation ["Lo stato attuale del dibattito sul finanziamento della formazione professionale. Una documentazione"], in «BWP», 6/85, pp. 201-205.
1986
17. Gravalas B., Grundlagen der beruflichen Bildung in der Bundesrepublik Deutschland. Dokumentation ["Fondamenti della formazione professionale nella Repubblica Federale di Germania. Documentazione"], Europ. Zentrum für d. Förderung d. Berufsbildung, Berlin.
1988
18. Gravalas, B., Weiterbildung von Führungskräften in Klein- und Mittelbetrieben ["Formazione continua dei dirigenti nelle piccole e medie imprese"], Bundesinstitut für Berufsbildung, Berlin.
1999
18. Gravalas B., Ältere Arbeitnehmer : eine Dokumentation [Lavoratori anziani: una documentazione], Bundesinstitut für Berufsbildung, Bertelsmann, Bielefeld.
2002
19. Gravalas, B., "Noch nicht 50 und fit wie ein Turnschuh …" Eine Analyse von Stellengesuchen Älterer [Non ancora 50 anni e in forma smagliante…" - un'analisi delle candidature di persone più anziane], Bundesinstitut für Berufsbildung, Bertelsmann, Bielefeld.
* Al momento, questi sono i titoli della bibliografia di Brigitte Distler che saimo riusciti a ricostruire. Per quanto indicativo della ricca produzione accademica dell'autrice, l'elenco qui pubblicato è da considerarsi non esaustivo.
Riferimenti e bibliografia
Le informazioni sulla vita e l’istruzione di Brigitte Distler sono tratte dal fascicolo personale messoci a disposizione degli archivi della Freie Universität di Berlino e la scheda anagrafica presente nell’archivio di stato della città di Monaco di Baviera. Si ringraziano la dottoressa Birgit Rehse e il dottor Christian Freundorfer per il reperimento e la condivisione dei materiali. Un sentito ringraziamento va inoltre a Lisa Lorz, nipote di Brigitte Distler, per l’attenzione dedicata alla nostra ricerca.
Su Hugo Distler e la musica protestante in epoca nazista:
- H. Böhm, Hugo Distler (zum 20 Todestag), in «Musik und Gesellschaft», 12/1962, p. 746.
- B. Distler, Hugo Distler: Lebensweg eines Frühvollendeten, Schott Music, Mainz 2008.
- J. Fischer, Evangelische Kirchenmusik im Dritten Reich ,,Musikalische Erneuerung" und Asthetische Modalitat des Faschismus, in «Archiv für Musikwissenschaft», vol. 46, n. 3. (1989), pp. 185-234.
- S. Hanheide (a cura di), Hugo Distler im Dritten Reich: Vorträge des Symposions in der Stadtbibliothek Lübeck am 29. September 1995, Universitätsverlag Rasch, Osnabrück 1997.
- W. Herbst, Hugo Distler und die Entstehung einer Legende, in «Schütz-Jahrbuch», 31/2009, pp. 15–22.
- S. Hiemke, Stärkster Bürge? Zur Untauglichkeit Hugo Distlers als Symbolfigur, in «Musik und Kirche», 78/2008, pp. 162-167.
- B. Leube, Hugo Distler, Einblick in Leben und Werk: zugleich Plädoyer für eine praktikable, zeitgemäße Musik, in «Deutsches Pfarrerblatt», vol. 83, n. 8 (1983), pp. 385-387
- L. Palmer, Hugo Distler twenty years later, in «Diapason», 53/1962, p. 8.
- L. Palmer, Hugo Distler and His Church Music, Concordia Publishing House, Saint Louis-London, 1967.
Sui gruppi di studio tedesco-isrealiani, la militanza politica alla Freie Universität, Reinhard Strecker e la mostra Ungesühnte Nazijustiz:
- Ausschuß für deutsche Einheit, Wir klagen an! 800 Nazi-Blutrichter. Stützen des militaristischen Adenauer -Regimes, 1959, pp. 5-8.
- R. Dutschke, Gretchen Dutschke, Jeder hat sein Leben ganz zu leben. Die Tagebücher 1963-1979, Kiepenheuer und Witsch Verlag, Köln 2003
- S. A. Glienke, Die Ausstellung „Ungesühnte Nazijustiz“ (1959-1962), Nomos, Baden-Baden 2008.
- J. Hahn, Die Deutsch-Israelischen Studiengruppen und die frühen studentischen Kontakte mit Israel 1948 – 1972, Wallstein Verlag, Göttingen 2025.
- K. Jungfer, DIS München. Die Deutsch-Israelische Studiengruppe in München 1959 bis 1968, München 2012 (gentile concessione di Jonas Hahn).
- M. Kohlstruck, “Reinhard Strecker – «Darf man seinen Kindern wieder ein Leben in Deutschland zumuten?”, in Engagierte Demokraten. Vergangenheitspolitik in kritischer Absicht, a cura di M. Kohlstruck e C. Fröhlich, Westfälisches Dampfboot, Münster 1999, pp. 185-200.
- G. Oy, C. Schneider, Die Schärfe der Konkretion: Reinhard Strecker, 1968 und der Nationalsozialismus in der deutschen Historiografie, Westfälisches Dampfboot, Münster 2013, pp. 17-92.
Sul caso Globke:
- C. Casalegno, È proprio scomparso il pericolo nazista?, in «La Stampa», 17 gennaio 1960, p. 1.
- G. Conato, Identificato nel dr. Globke il nazificatore dell’Italia, in «l’Unità», 18 settembre 1960, pp. 1 e 8-9.
- J. Söhner, M. Zombory, “Accusing Hans Globke, 1960–1963: Agency and the Iron Curtain 351”, in Seeking Accountability for Nazi and War Crimes in East and Central Europe. A People’s Justice?, a cura di E. Le Bourhis, I. Tcherneva e V. Voisin, University of Rochester Press, Rochester 2022. pp. 351-386.
- R. Strecker, Dr. Hans Globke, Rütten & Loening, 1961.
- W., Dr. Globke und der politische Humanismus. Eine Kontroverse zwischen Professor D. Goldschmidt und dem Bundespresseamt, in «Diskussion», 4/1961, pp. 1-9.
DOI: