Meinert risponde alla lettera di Levi del 20 novembre con una messaggio formale in qualità di redattore della Aufbau, e comunica di non poter procedere, almeno per il momento, con un secondo tentativo per favorire la pubblicazione di Se questo è un uomo in DDR.
La ringrazio molto per la Sua lettera del 20 novembre che rivela di nuovo un massimo di pazienza e comprensione per la nostra situazione. Ci ha fatto riflettere un’ennesima volta sul come procedere in questa faccenda che ci vede tutti rattristati e insoddisfatti.
Dopo le esperienze e conversazioni avute prima, però, non ci sembra utile né opportuno fare un nuovo tentativo in questo momento, neanche valendoci del suo generoso suggerimento per quanto riguarda il testo.[1]
Pare che non si tratta soltanto di cose dette e non dette.
Non è che crediamo di dover affrontare proprio un «Minòs orribile»[2], ma ci affidiamo piuttosto alla saggezza di quell’altro giudice famoso che disse: «Le prince est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os.»[3] (Provv. 25,15).
La prego di credere che non consideriamo il progetto come «seppellito» per sempre, e Le mando i miei più cordiali saluti ed auguri per l’anno 1985.
10 gennaio 1985
Caro Signor Levi,
La ringrazio molto per la Sua lettera del 20 novembre che rivela di nuovo un massimo di pazienza e comprensione per la nostra situazione. Ci ha fatto riflettere un’ennesima volta sul come procedere in questa faccenda che ci vede tutti rattristati e insoddisfatti.
Dopo le esperienze e conversazioni avute prima, però, non ci sembra utile né opportuno fare un nuovo tentativo in questo momento, neanche valendoci del suo generoso suggerimento per quanto riguarda il testo.[1]
Pare che non si tratta soltanto di cose dette e non dette.
Non è che crediamo di dover affrontare proprio un «Minòs orribile»[2], ma ci affidiamo piuttosto alla saggezza di quell’altro giudice famoso che disse: «Le prince est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os.»[3] (Provv. 25,15).
La prego di credere che non consideriamo il progetto come «seppellito» per sempre, e Le mando i miei più cordiali saluti ed auguri per l’anno 1985.
January 10, 1985
Dear Mr. Levi,
Thank you very much for your letter dated November 20, which once again reveals the highest patience and comprehension for our situation. It made us reflect for the nth time on how to proceed in this matter, which has saddened and dissatisfied all of us.
However, after our previous experiences and conversations, we find it neither useful nor opportune to make another attempt at this moment, not even if we avail ourselves of your generous offer regarding the text.[1]
It appears to be more than just a case of things said and unsaid.
We do not believe that we must face a “Minòs orribile,”[2] but, instead, we put our trust in the wisdom of that other famous judge who said: “Le prince est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os”[3] (Prov. 25:15).
Please believe that we do not consider the project “buried” forever; I send you my most cordial greetings and best wishes for the year 1985.
10 gennaio 1985
Caro Signor Levi,
La ringrazio molto per la Sua lettera del 20 novembre che rivela di nuovo un massimo di pazienza e comprensione per la nostra situazione. Ci ha fatto riflettere un’ennesima volta sul come procedere in questa faccenda che ci vede tutti rattristati e insoddisfatti.
Dopo le esperienze e conversazioni avute prima, però, non ci sembra utile né opportuno fare un nuovo tentativo in questo momento, neanche valendoci del suo generoso suggerimento per quanto riguarda il testo.[1]
Pare che non si tratta soltanto di cose dette e non dette.
Non è che crediamo di dover affrontare proprio un «Minòs orribile»[2], ma ci affidiamo piuttosto alla saggezza di quell’altro giudice famoso che disse: «Le prince est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os.»[3] (Provv. 25,15).
La prego di credere che non consideriamo il progetto come «seppellito» per sempre, e Le mando i miei più cordiali saluti ed auguri per l’anno 1985.
10 gennaio 1985
Caro Signor Levi,
La ringrazio molto per la Sua lettera del 20 novembre che rivela di nuovo un massimo di pazienza e comprensione per la nostra situazione. Ci ha fatto riflettere un’ennesima volta sul come procedere in questa faccenda che ci vede tutti rattristati e insoddisfatti.
Dopo le esperienze e conversazioni avute prima, però, non ci sembra utile né opportuno fare un nuovo tentativo in questo momento, neanche valendoci del suo generoso suggerimento per quanto riguarda il testo.[1]
Pare che non si tratta soltanto di cose dette e non dette.
Non è che crediamo di dover affrontare proprio un «Minòs orribile»[2], ma ci affidiamo piuttosto alla saggezza di quell’altro giudice famoso che disse: «Le prince est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os.»[3] (Provv. 25,15).
La prego di credere che non consideriamo il progetto come «seppellito» per sempre, e Le mando i miei più cordiali saluti ed auguri per l’anno 1985.
January 10, 1985
Dear Mr. Levi,
Thank you very much for your letter dated November 20, which once again reveals the highest patience and comprehension for our situation. It made us reflect for the nth time on how to proceed in this matter, which has saddened and dissatisfied all of us.
However, after our previous experiences and conversations, we find it neither useful nor opportune to make another attempt at this moment, not even if we avail ourselves of your generous offer regarding the text.[1]
It appears to be more than just a case of things said and unsaid.
We do not believe that we must face a “Minòs orribile,”[2] but, instead, we put our trust in the wisdom of that other famous judge who said: “Le prince est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os”[3] (Prov. 25:15).
Please believe that we do not consider the project “buried” forever; I send you my most cordial greetings and best wishes for the year 1985.
Info
Note
Tag
Mittente: Joachim Meinert
Destinatario: Primo Levi
Data di stesura: 1985-01-10
Luogo di stesura: Berlino Est
Descrizione del documento: lettera ds. su carta intestata. Oltre all’intestazione, il foglio presenta una parte prestampata posta tra l’indirizzo e il corpo della lettera: «Ihre Zeichen Ihre Nachricht vom Unsere Zeichen 108 BERLIN | Postfach 1217 |Französische Straße 32 | Betreff». l foglio è anche contrassegnato da due codici alfanumerici: «87 RA Ag 426/47/70 20 4695» e uno sul margine inferiore a destra, subito sotto il piè di pagina: «BN 90 130 806».
Intestazione: AUFBAU-VERLAG BERLIN UND WEIMAR| Aufbau-Verlag 108 Berlin Postfach 1217 Französische Straße 32; piè di pagina: 108 BERLIN • Postfach 1217• Französische Straße 32 • Fernruf: 225421 • (Für Presse/Werbung und Vertrieb: 2001 SI) • Postscheck: Berlin 4004 | Bank: Berliner Stadtkontor, 108 Berlin, Behrenstraße 35-39, Konto 6651-11-607, Kenn-Nr. 600000 • Telegramme: Auf bauverlag Berlin Fernschreiber; Berlin II-2527. Sull’angolo in alto a destra è presente anche il logo della Aufbau Verlag, stampato in verde.
DOI:
1
Nella lettera del 20 novembre, Levi si diceva disposto a modificare i passaggi critici di Se questo è un uomo sui prigionieri politici, sperando che questo potesse servire a «salvare» il libro.
2Inferno V, 4: «Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia». Il Minosse dantesco compariva già nella lettera del 20 novembre, come allusione ai revisori responsabili del rifiuto a Se questo è un uomo. Meinert probabilmente ignorava che proprio questa criptocitazione era stata alla base della descrizione del dottor Pannwitz in Se questo è un uomo: «Pannwitz è alto, magro, biondo; ha gli occhi, i capelli e il naso come tutti i tedeschi devono averli, e siede formidabilmente dietro una complicata scrivania» (OC I, p. 221). Levi aveva svelato questa fonte al suo traduttore tedesco Heinz Riedt, cfr. Il carteggio con Heinz Riedt, cit, p. 46 (Lettera del 26 marzo 1960).
3
Non è chiaro perché Meinert citi il testo dei Proverbi biblici in francese; la versione che riporta sembra essere molto prossima a quella settecentesca di David Martin, che traduce: «Le capitaine est fléchi par la patience, et la langue douce brise les os».