156. Herbert Plügge a Primo Levi, 14 novembre 1966

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Herbert Plügge, medico e direttore del Policlinico Universitario di Heidelberg, scrive che alcune osservazioni sui prigionieri contenute nei libri di Levi coincidono con le recenti scoperte della psichiatria moderna e sono state perciò da lui utilizzate in un suo lavoro, di cui gli annuncia il prossimo invio.

6900 Heidelberg, den 14. Nov. 1966
Hospitalstraße 3

 

Herrn
Primo Levi
Corso Re Umberto 75
Torino/Italien

 

Sehr geehrter Herr Levi!

Aus Ihren beiden Büchern, die ich nun schon das zweite Mal lese, muß ich vermuten, daß Sie deutsch sprechen können. Sollte das nicht der Fall sein, so bitte ich, mir diesen Brief einfach wieder zurückzuschicken, damit ich ihn mit einem etwas mangelhaften Französisch schreiben kann. Möglicherweise können Sie das als Italiener besser als deutsch. Leider kann ich selbst nicht italienisch und müßte diesen Brief sonst übersetzen lassen.

Ich möchte Ihnen mit diesen Zeilen sagen, daß ich ein Bewunderer Ihrer beiden Bücher bin und daß ich ganz bestimmte Erfahrungen, über die Sie in Ihren Büchern berichten, in einer grösseren wissenschaftlichen Arbeit verwertet habe[1]. Sie stimmen mit Erkenntnissen unserer heutigen Psychiatrie der Verfolgten so überein, daß sie gleichsam die beste Krankengeschichte [2] darstellen, die man sich wünschen kann. Das berührt also nur das Sachliche, darüber hinaus finde ich die Bücher auch als literarische Ereignisse geradezu überwältigend gut. Ich bin da völlig einer Meinung mit meinem Freund Jean Améry in Brüssel, den ich oft besuche und mit dem ich auch einen gewissen wissenschaftlichen Verkehr habe.[3]

Ich würde Ihnen nicht diesen Brief schreiben, sondern nur einfach nach Erscheinen meines Aufsatzes einen Sonderdruck Ihnen zuschicken,[4] wenn ich Ihnen nicht noch etwas Persönliches sagen wollte. In einer Zeile, die sich in der Schilderung der Pripret-Sümpfe[5] zwischen Seite 140 und 180 in der deutschen Ausgabe von Atempause findet, erwähnen Sie das Dorf Staryje Doroghi und erzählen, daß sich dieses auf keiner einzigen Karte Russlands finden würde.[6] Vielleicht interessiert es Sie, daß ich monatelang in den Sümpfen als Soldat gewesen bin und das Dorf sehr gut kenne.[7] Auf einer meiner[8] Karten, die allerdings militärische Karten waren, ist es auch in winzigem Format aufgezeichnet.

Aber dies nur nebenbei.

 

Mit meinen verbindlichsten Empfehlungen bin ich
Ihr Ihnen dankbar ergebener

 

Herbert Plügge
Professor Dr. med. H. Plügge

6900 Heidelberg, 14 novembre 1966
Hospitalstraße 3

 

Signor
Primo Levi
Corso Re Umberto 75
Torino/Italia

 

Stimatissimo Signor Levi!

dai Suoi due libri, che sto leggendo ora per la seconda volta, deduco che Lei parli tedesco. Se così non fosse, La prego semplicemente di rispedirmi questa lettera, così che possa riscriverla nel mio francese un po’ zoppicante. Forse, essendo Lei italiano, Le risulterà più comprensibile del tedesco. In caso contrario, dovrei far tradurre questa lettera, perché purtroppo a mia volta non conosco l’italiano.

Con queste righe desidero dirLe che sono un ammiratore dei Suoi due libri e che ho utilizzato alcune esperienze specifiche da Lei descritte in un mio lavoro scientifico di ampio respiro.[1] Esse coincidono perfettamente con le conoscenze attuali della psichiatria dedicata alle vittime perseguitate, tanto da rappresentare una sorta di anamnesi ideale,[2] come difficilmente se ne trovano. Questo per quanto riguarda l’aspetto scientifico. Ma al di là di ciò, trovo che i Suoi libri siano anche eventi letterari di straordinaria qualità. Condivido in pieno l’opinione del mio amico Jean Améry di Bruxelles, che vado a trovare spesso e con cui ho anche scambi di natura scientifica.[3]

Non Le avrei scritto questa lettera, e mi sarei limitato piuttosto a spedirLe, una volta pubblicato, una copia del mio saggio,[4] se non avessi da comunicarLe anche qualcosa di personale. In una riga che si trova nella descrizione delle paludi del Pripet,[5] tra le pagine 140 e 180 dell’edizione tedesca di La tregua, lei menziona Staryje Doroghi e racconta che questo non si trova su nessuna mappa della Russia.[6] Forse Le interesserà sapere che ho trascorso mesi in quelle paludi come soldato e conosco molto bene il villaggio.[7] Su una delle mie mappe,[8] che però erano carte militari, è effettivamente segnato, anche se a caratteri minuscoli.

Ma questo è solo un dettaglio.

 

La saluto con viva cordialità e stima
Suo devoto e grato

 

Herbert Plügge
Prof. Dott. H. Plügge

6900 Heidelberg, den 14. Nov. 1966
Hospitalstraße 3

 

Herrn
Primo Levi
Corso Re Umberto 75
Torino/Italien

 

Sehr geehrter Herr Levi!

Aus Ihren beiden Büchern, die ich nun schon das zweite Mal lese, muß ich vermuten, daß Sie deutsch sprechen können. Sollte das nicht der Fall sein, so bitte ich, mir diesen Brief einfach wieder zurückzuschicken, damit ich ihn mit einem etwas mangelhaften Französisch schreiben kann. Möglicherweise können Sie das als Italiener besser als deutsch. Leider kann ich selbst nicht italienisch und müßte diesen Brief sonst übersetzen lassen.

Ich möchte Ihnen mit diesen Zeilen sagen, daß ich ein Bewunderer Ihrer beiden Bücher bin und daß ich ganz bestimmte Erfahrungen, über die Sie in Ihren Büchern berichten, in einer grösseren wissenschaftlichen Arbeit verwertet habe[1]. Sie stimmen mit Erkenntnissen unserer heutigen Psychiatrie der Verfolgten so überein, daß sie gleichsam die beste Krankengeschichte [2] darstellen, die man sich wünschen kann. Das berührt also nur das Sachliche, darüber hinaus finde ich die Bücher auch als literarische Ereignisse geradezu überwältigend gut. Ich bin da völlig einer Meinung mit meinem Freund Jean Améry in Brüssel, den ich oft besuche und mit dem ich auch einen gewissen wissenschaftlichen Verkehr habe.[3]

Ich würde Ihnen nicht diesen Brief schreiben, sondern nur einfach nach Erscheinen meines Aufsatzes einen Sonderdruck Ihnen zuschicken,[4] wenn ich Ihnen nicht noch etwas Persönliches sagen wollte. In einer Zeile, die sich in der Schilderung der Pripret-Sümpfe[5] zwischen Seite 140 und 180 in der deutschen Ausgabe von Atempause findet, erwähnen Sie das Dorf Staryje Doroghi und erzählen, daß sich dieses auf keiner einzigen Karte Russlands finden würde.[6] Vielleicht interessiert es Sie, daß ich monatelang in den Sümpfen als Soldat gewesen bin und das Dorf sehr gut kenne.[7] Auf einer meiner[8] Karten, die allerdings militärische Karten waren, ist es auch in winzigem Format aufgezeichnet.

Aber dies nur nebenbei.

 

Mit meinen verbindlichsten Empfehlungen bin ich
Ihr Ihnen dankbar ergebener

 

Herbert Plügge
Professor Dr. med. H. Plügge

6900 Heidelberg, 14 novembre 1966
Hospitalstraße 3

 

Signor
Primo Levi
Corso Re Umberto 75
Torino/Italia

 

Stimatissimo Signor Levi!

dai Suoi due libri, che sto leggendo ora per la seconda volta, deduco che Lei parli tedesco. Se così non fosse, La prego semplicemente di rispedirmi questa lettera, così che possa riscriverla nel mio francese un po’ zoppicante. Forse, essendo Lei italiano, Le risulterà più comprensibile del tedesco. In caso contrario, dovrei far tradurre questa lettera, perché purtroppo a mia volta non conosco l’italiano.

Con queste righe desidero dirLe che sono un ammiratore dei Suoi due libri e che ho utilizzato alcune esperienze specifiche da Lei descritte in un mio lavoro scientifico di ampio respiro.[1] Esse coincidono perfettamente con le conoscenze attuali della psichiatria dedicata alle vittime perseguitate, tanto da rappresentare una sorta di anamnesi ideale,[2] come difficilmente se ne trovano. Questo per quanto riguarda l’aspetto scientifico. Ma al di là di ciò, trovo che i Suoi libri siano anche eventi letterari di straordinaria qualità. Condivido in pieno l’opinione del mio amico Jean Améry di Bruxelles, che vado a trovare spesso e con cui ho anche scambi di natura scientifica.[3]

Non Le avrei scritto questa lettera, e mi sarei limitato piuttosto a spedirLe, una volta pubblicato, una copia del mio saggio,[4] se non avessi da comunicarLe anche qualcosa di personale. In una riga che si trova nella descrizione delle paludi del Pripet,[5] tra le pagine 140 e 180 dell’edizione tedesca di La tregua, lei menziona Staryje Doroghi e racconta che questo non si trova su nessuna mappa della Russia.[6] Forse Le interesserà sapere che ho trascorso mesi in quelle paludi come soldato e conosco molto bene il villaggio.[7] Su una delle mie mappe,[8] che però erano carte militari, è effettivamente segnato, anche se a caratteri minuscoli.

Ma questo è solo un dettaglio.

 

La saluto con viva cordialità e stima
Suo devoto e grato

 

Herbert Plügge
Prof. Dott. H. Plügge


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