Meinert informs Levi that the publisher has forgone publishing If This Is a Man due to a number of observations regarding the behavior of political prisoners at the camp. He tells Levi that, for the moment, he has been unable to locate a copy of Das periodische System (out of print at the publishers) to send to Davidovič.
La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]
Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.
Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.
Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.
Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile delSistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]
La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti
(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur
8 novembre 1984
Gentile dottor Levi,
La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]
Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.
Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.
Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.
Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile delSistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]
La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti
(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur
November 8, 1984
Dear Dr. Levi,
First of all, please forgive me if I reply only today to your letter dated September 16 – I was absent from the publishing company for a few weeks during the month of October, when your letter arrived. But I am well aware that this delay is much more serious since I must inform you that I have difficulty responding to your query regarding the destiny of your book in our editions, at least in just a few sentences. In a letter, I can only hint at the reasons that have obliged us – after various postponements and another in-depth study – to temporarily forgo the publication project.[1]
You remember the correspondence with our scheduled commentator, Fred Wander, in which a number of delicate problems in the text were addressed, above all in relation to what you say about the role played by “political” prisoners at the camp.[2] Well, in a subsequent stage of the project’s presentation, your subjective testimony encountered serious reservations and critical opinions on the part of authoritative witnesses of those same tragical experiences, who today live in our country. We feared a reaction upon the book’s release on the part of these people, who also merit our highest respect for their active fight against Nazism. To avoid offending their sentiments, which are likewise sincere and worthy of respect, not less so than those of the book’s author, we made the thankless decision, after hesitation, to forgo its publication.
I do not know if you will be able to accept this explanation and if you can comprehend the reason for our long silence, which is, we must admit, embarrassed and guilty. I can only ask you to believe that we did not make this decision lightheartedly.
We truly hope that this negative outcome will not definitively compromise our relations and will not prevent us from publishing, in the future, other books of yours, which we continue to esteem, considering them of great importance for us, as well.
Unfortunately, I have not yet been able to find an available copy of The Periodic Tableto send to Mr. Davidovic – our stock is completely depleted – but I will do the impossible to find one more copy.[3]
I ask you to believe in the sincerity and cordiality of our sentiments and I send you
Our best greetings
(Joachim Meinert) Lektorat Auslandsliteratur
8 novembre 1984
Gentile dottor Levi,
La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]
Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.
Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.
Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.
Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile delSistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]
La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti
(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur
8 novembre 1984
Gentile dottor Levi,
La prego innanzitutto di scusarmi se posso rispondere soltanto oggi alla Sua lettera del 16 settembre – ero assente dalla casa editrice per alcune settimane nel mese d’ottobre, quando la lettera ci giunse. Ma sono ben cosciente che si tratta di un ritardo ben più grave nel darLe notizie che mi rende difficoltoso il rispondere al Suo quesito circa le sorti del Suo libro nelle nostre edizioni, perlomeno in poche frasi. In una lettera non posso che accennare alle ragioni che ci hanno indotto – dopo vari rinvii ed un rinnovato esame approfondito – a rinunciare provvisoriamente al progetto di edizione.[1]
Lei si ricorderà della corrispondenza con il nostro commentatore previsto, Fred Wander, nella quale già furono toccati alcuni problemi delicati del testo, soprattutto in relazione con ciò che Lei dice del ruolo svolto dai prigionieri «politici» nel campo.[2] Ebbene, quelle Sue testimonianze soggettive hanno incontrato, in una tappa consecutiva della presentazione del progetto, serie perplessità e pareri critici da parte di autorevoli testimoni della stessa esperienze tragica che oggi vivono nel nostro paese. C’era da temere una reazione all’uscita del volume da parte di tali personalità che pure meritano il nostro massimo rispetto per il loro combattimento attivo contro il nazismo. Per non offendere i loro sentimenti, anch’essi sinceri e da rispettare, non meno di quelli dell’autore del libro, abbiamo preso, dopo alcune esitazioni, la decisione ingrata di rinunciare alla pubblicazione.
Non so se Lei potrà accettare questa spiegazione e se può comprendere il perché del nostro lungo silenzio, imbarazzato e colpevole, come dobbiamo ammettere. La prego soltanto di crederci che non abbiamo preso quella decisione alla leggera.
Speriamo molto che quell’esito negativo non pregiudichi definitivamente i nostri rapporti e non ci impedisca di pubblicare nel futuro altri libri della Sua opera che continuiamo ad apprezzare molto, stimandola di grande importanza anche per noi.
Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare un esemplare disponibile delSistema periodico per spedirlo al Sig. Davidovic – il nostro stock è completamente esaurito – ma farò l’impossibile per trovarne ancora uno.[3]
La prego di credere alla sincerità e cordialità dei nostri sentimenti e Le porgo
i nostri migliori saluti
(Joachim Meinert)
Lektorat Auslandsliteratur
November 8, 1984
Dear Dr. Levi,
First of all, please forgive me if I reply only today to your letter dated September 16 – I was absent from the publishing company for a few weeks during the month of October, when your letter arrived. But I am well aware that this delay is much more serious since I must inform you that I have difficulty responding to your query regarding the destiny of your book in our editions, at least in just a few sentences. In a letter, I can only hint at the reasons that have obliged us – after various postponements and another in-depth study – to temporarily forgo the publication project.[1]
You remember the correspondence with our scheduled commentator, Fred Wander, in which a number of delicate problems in the text were addressed, above all in relation to what you say about the role played by “political” prisoners at the camp.[2] Well, in a subsequent stage of the project’s presentation, your subjective testimony encountered serious reservations and critical opinions on the part of authoritative witnesses of those same tragical experiences, who today live in our country. We feared a reaction upon the book’s release on the part of these people, who also merit our highest respect for their active fight against Nazism. To avoid offending their sentiments, which are likewise sincere and worthy of respect, not less so than those of the book’s author, we made the thankless decision, after hesitation, to forgo its publication.
I do not know if you will be able to accept this explanation and if you can comprehend the reason for our long silence, which is, we must admit, embarrassed and guilty. I can only ask you to believe that we did not make this decision lightheartedly.
We truly hope that this negative outcome will not definitively compromise our relations and will not prevent us from publishing, in the future, other books of yours, which we continue to esteem, considering them of great importance for us, as well.
Unfortunately, I have not yet been able to find an available copy of The Periodic Tableto send to Mr. Davidovic – our stock is completely depleted – but I will do the impossible to find one more copy.[3]
I ask you to believe in the sincerity and cordiality of our sentiments and I send you
Our best greetings
(Joachim Meinert) Lektorat Auslandsliteratur
Info
Notes
Tag
Sender: Joachim Meinert
Addressee: Primo Levi
Date of Drafting: 1984-11-08
Place of Writing: East Berlin
Description: typewritten letter on a sheet of letterhead paper.
Letterhead: AUFBAU-VERLAG BERLIN UND WEIMAR| Aufbau-Verlag 108 Berlin Postfach 1217 Französische Straße 32; at the foot of the page: 108 BERLIN • Postfach 1217• Französische Straße 32 • Fernruf: 225421 • (Für Presse/Werbung und Vertrieb: 2001 SI) • Postscheck: Berlin 4004 | Bank: Berliner Stadtkontor, 108 Berlin, Behrenstraße 35-39, Konto 6651-11-607, Kenn-Nr. 600000 • Telegramme: Aufbauverlag Berlin Fernschreiber; Berlin II-2527. In the upper right-hand corner, the Aufbau Verlag logo is printed in green.
2
The passage in question can be found in the chapter “The Events of the Summer,” in which Levi recounts the situation at the Lager during the Allied bombing raids in August 1944: “At Buna the German civilians raged with the fury of the secure man who wakes from a long dream of domination, and sees his ruin and is unable to understand it. The Reichsdeutsche of the Lager as well, including the political prisoners, felt in the hour of danger the ties of blood and soil. This new fact reduced the tangle of hatreds and incomprehensions to their elementary terms and redivided the two camps: the politicals, along with the green triangles and the SS, saw, or thought they saw, in the face of each of us the mockery of reprisal and the grim joy of revenge. They found agreement on this, and their ferocity redoubled” (CW I, p.112). In his letter dated February 4, 1981, Fred Wander had already indicated the problematic nature of these considerations to Levi.
3
Levi informed Emil Davidovič in a letter a few days later, on November 19, 1984 (Letter 199).