Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.
Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7]disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]
Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]
Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18]gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.
Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]
Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampfin cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idra giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]
Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27]discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfurt (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald;[28] che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice,[29] dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini[31] dai magazzini di Auschwitz: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]
Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov… [36]
Egregio dott. L.,
Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.
Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7]disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]
Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]
Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18]gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.
Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]
Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampfin cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idra giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]
Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27]discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfurt (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald;[28] che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice,[29] dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini[31] dai magazzini di Auschwitz: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]
Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov… [36]
Dear Dr. Lange,
I am grateful to your wife and to you for your letters; along with many others I have already received from German readers of If This is a Man, they are the most welcome gift for a writer such as myself, that is, for an occasional writer who took up the pen not to compose what is conventionally called “a work of art,” but to bear witness, to directly address consciences,[1] and that of the Germans[2] of today, in particular.
You say you are familiar with Italy; I, in turn, daresay[3] that I am fairly familiar with Germany. I am familiar with the situation in Germany in ’33, the fear (not only German)[4] of the left-wing parties; I am also familiar with the “fine words” of Hitler at the beginning of his irresistible[5]rise. Lastly, I know something about the later history: the honors and the deficiencies of the Entnazisierung,[6] the other absurd errors committed by the Allies in Berlin, the guiltily[7] disastrous situation in[8] the DDR, the opinions that prevail[9] today in the BRD. Thus, I think I can contest some of your assertions. I do not believe in the Devil, and[10] I do not know if you truly believe in him.[11] I know that he has always played an important part in German literature, from Luther to Goethe to T. Mann; but it seems to me that invoking him today is too simple, too convenient, and not very Christian. I do not believe that any Christian Church shows much indulgence for those who follow the Devil, in thought and in deed: I do not believe that blaming the Devil for one’s own guilt and errors is an acceptable justification.[12] I believe that people must answer for their own guilt and errors; and that if it were otherwise, every trace of civilization would disappear from the face of the earth; and that, in fact, it would have disappeared if Hitler, and those who believed in him, had won.[13]
But in particular (and I would like to stress these words[14]), I cannot believe that any enlightened, moral, and sane man could have misjudged Hitler right from the start. On my bookshelf, alongside Dante and Boccaccio, I have the 1934 edition of Mein Kampf; and one does not need to leaf through the book at length: all one has to do is open it at random to realize that its author was not saying “fine words.” He was neither an adulator nor a traitor: he was, instead,[15] a coherent[16] fanatic, with extremely clear ideas – he never hid them – and those who voted for him undoubtedly voted for his ideas.[17]
Nothing is missing: the blood and the land, Lebensraum, the Jew as the eternal enemy, “we [Germans] are members of the highest species of humanity on this earth,”[18]other countries being openly considered as instruments, devoid of all rights, not equatable to the one true people, the repository of every virtue, the German people. Are these[19] the “fine words” with which Hitler conquered (indeed, betrayed) the Germans? He might also have said others: but he never retracted these.
Therefore, your assertion “you cannot blame… to blame” strikes me as reckless. It is worth remembering that Hitler was the only dictator to be regularly elected, and that only later did the German people, or at least the German middle class, feel betrayed by him:[20] not when he suppressed the unions, not when he abolished minimum wage, not when he redirected the economy toward war production, not when he unleashed the war itself,[21] but only when he had almost lost the war.[22] For the same reason, whereas I respect and honor the memory of the German resisters of the early years, the military revolt of 7/44 leaves me lukewarm.[23]
Your other[24]assertion regarding the impopularity of anti-Semitism in Germany strikes me as equally reckless. Anti-Semitism was the foundation of Nazi teaching right from the start; there is not a single page in Mein Kampf in which this is not reiterated. Therefore: how could the people who were the “the most Jewish-friendly country in the world” elect, by a large majority, the man and the party which proclaimed that Jews were the greatest enemies of Germany, and that the primary objective of their politics was “the strangulation of the Jewish hydra”? As for the spontaneous abuse or attack, your assertion is an abuse[25] in itself.
In the face of five million deaths,[26] it strikes me as hateful and pointless[27] to discuss whether these persecutions were spontaneous or not. But I can remind you that no one obliged German industrialists to take on forced laborers, except for profit;[28]that no one obliged the Topf company of Erfurt (now flourishing in Wiesbaden) to build the crematoria of Auschwitz and Buchenwald; that perhaps the SS troops were ordered to kill the Jews but enlistment in the SS was voluntary; that in Katowice,[29] after the liberation, I personally found packages and packages of forms in which individual German citizens were authorized to collect free of charge[30] clothing and shoes for adults and for children[31] from the warehouses in Auschwitz: did none of the addressees wonder where all those children’s shoes came from? And did none of them hear about a certain Night of Broken Glass? Or do you perhaps[32] think that every single act committed that night was not spontaneous but rather[33] imposed by law?
I know that attempts were made to help, and that they were very dangerous; likewise, having lived in Italy,[34] I know and admit that “it is not possible to rebel in a totalitarian state”: but I know[35] that there are a thousand, much less dangerous ways to manifest one’s solidarity with the oppressed; a famous example is the conduct of the Italian occupying forces in France, Greece, and Yugoslavia. Read, for example, Poliakov…[36]
Egregio dott. L.,
Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.
Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7]disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]
Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]
Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18]gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.
Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]
Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampfin cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idra giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]
Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27]discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfurt (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald;[28] che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice,[29] dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini[31] dai magazzini di Auschwitz: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]
Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov… [36]
Egregio dott. L.,
Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.
Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7]disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]
Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]
Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18]gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.
Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]
Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampfin cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idra giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]
Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27]discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfurt (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald;[28] che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice,[29] dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini[31] dai magazzini di Auschwitz: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]
Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov… [36]
Dear Dr. Lange,
I am grateful to your wife and to you for your letters; along with many others I have already received from German readers of If This is a Man, they are the most welcome gift for a writer such as myself, that is, for an occasional writer who took up the pen not to compose what is conventionally called “a work of art,” but to bear witness, to directly address consciences,[1] and that of the Germans[2] of today, in particular.
You say you are familiar with Italy; I, in turn, daresay[3] that I am fairly familiar with Germany. I am familiar with the situation in Germany in ’33, the fear (not only German)[4] of the left-wing parties; I am also familiar with the “fine words” of Hitler at the beginning of his irresistible[5]rise. Lastly, I know something about the later history: the honors and the deficiencies of the Entnazisierung,[6] the other absurd errors committed by the Allies in Berlin, the guiltily[7] disastrous situation in[8] the DDR, the opinions that prevail[9] today in the BRD. Thus, I think I can contest some of your assertions. I do not believe in the Devil, and[10] I do not know if you truly believe in him.[11] I know that he has always played an important part in German literature, from Luther to Goethe to T. Mann; but it seems to me that invoking him today is too simple, too convenient, and not very Christian. I do not believe that any Christian Church shows much indulgence for those who follow the Devil, in thought and in deed: I do not believe that blaming the Devil for one’s own guilt and errors is an acceptable justification.[12] I believe that people must answer for their own guilt and errors; and that if it were otherwise, every trace of civilization would disappear from the face of the earth; and that, in fact, it would have disappeared if Hitler, and those who believed in him, had won.[13]
But in particular (and I would like to stress these words[14]), I cannot believe that any enlightened, moral, and sane man could have misjudged Hitler right from the start. On my bookshelf, alongside Dante and Boccaccio, I have the 1934 edition of Mein Kampf; and one does not need to leaf through the book at length: all one has to do is open it at random to realize that its author was not saying “fine words.” He was neither an adulator nor a traitor: he was, instead,[15] a coherent[16] fanatic, with extremely clear ideas – he never hid them – and those who voted for him undoubtedly voted for his ideas.[17]
Nothing is missing: the blood and the land, Lebensraum, the Jew as the eternal enemy, “we [Germans] are members of the highest species of humanity on this earth,”[18]other countries being openly considered as instruments, devoid of all rights, not equatable to the one true people, the repository of every virtue, the German people. Are these[19] the “fine words” with which Hitler conquered (indeed, betrayed) the Germans? He might also have said others: but he never retracted these.
Therefore, your assertion “you cannot blame… to blame” strikes me as reckless. It is worth remembering that Hitler was the only dictator to be regularly elected, and that only later did the German people, or at least the German middle class, feel betrayed by him:[20] not when he suppressed the unions, not when he abolished minimum wage, not when he redirected the economy toward war production, not when he unleashed the war itself,[21] but only when he had almost lost the war.[22] For the same reason, whereas I respect and honor the memory of the German resisters of the early years, the military revolt of 7/44 leaves me lukewarm.[23]
Your other[24]assertion regarding the impopularity of anti-Semitism in Germany strikes me as equally reckless. Anti-Semitism was the foundation of Nazi teaching right from the start; there is not a single page in Mein Kampf in which this is not reiterated. Therefore: how could the people who were the “the most Jewish-friendly country in the world” elect, by a large majority, the man and the party which proclaimed that Jews were the greatest enemies of Germany, and that the primary objective of their politics was “the strangulation of the Jewish hydra”? As for the spontaneous abuse or attack, your assertion is an abuse[25] in itself.
In the face of five million deaths,[26] it strikes me as hateful and pointless[27] to discuss whether these persecutions were spontaneous or not. But I can remind you that no one obliged German industrialists to take on forced laborers, except for profit;[28]that no one obliged the Topf company of Erfurt (now flourishing in Wiesbaden) to build the crematoria of Auschwitz and Buchenwald; that perhaps the SS troops were ordered to kill the Jews but enlistment in the SS was voluntary; that in Katowice,[29] after the liberation, I personally found packages and packages of forms in which individual German citizens were authorized to collect free of charge[30] clothing and shoes for adults and for children[31] from the warehouses in Auschwitz: did none of the addressees wonder where all those children’s shoes came from? And did none of them hear about a certain Night of Broken Glass? Or do you perhaps[32] think that every single act committed that night was not spontaneous but rather[33] imposed by law?
I know that attempts were made to help, and that they were very dangerous; likewise, having lived in Italy,[34] I know and admit that “it is not possible to rebel in a totalitarian state”: but I know[35] that there are a thousand, much less dangerous ways to manifest one’s solidarity with the oppressed; a famous example is the conduct of the Italian occupying forces in France, Greece, and Yugoslavia. Read, for example, Poliakov…[36]
Info
Note
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Mittente: Primo Levi
Destinatario: Coniugi L.
Data di stesura: 1962-01-01
Luogo di stesura: Torino
Descrizione del documento: lettera ms. a biro nera su carta di riciclo con inserti a biro blu e matita rossa e grigia. Sul foglio 178r, sovrapposta trasversalmente al testo, è ms. a matita rossa la seguente scritta: «non inviata». I fogli presentano una numerazione progressiva sul margine inferiore; il verso dei fogli sono bozze di traduzione del manuale di chimica superiore di Henry Gilman, a cui Levi lavorò tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta per Einaudi e Boringhieri. Eccezionalmente in questo caso non sono riprodotti i documenti per non mostrare i riferimenti all'identità dei coniugi. Si può trovare una riproduzione parziale nella Biografia dei L.
Archivio: Archivio privato di Primo Levi, Torino
Segnatura: Complesso di fondi Primo Levi, Fondo Primo Levi, Corrispondenza, Corrispondenti particolari, Fasc. 20, sottofasc. 001, doc. 061, f. 178r/v, 179r/v, 180r/v
Fogli: 3, solo recto.
DOI:
1
Segue «collettive» biffato.
2
Segue «cittadini» biffato.
3
Segue «oggi» biffato.
4
Segue «delle idee» biffato.
5
«irresistibile» è sottolineato.
6
Scritto Entnazisierung anziché Entnazifizierung (Denazificazione).
7
Segue «stolta» biffato.
8
«in» sostituisce «della» biffato.
9
Segue «in BDR» biffato.
10
«Non credo al Diavolo, e» è aggiunto a biro blu.
11
L’intera frase sostituisce questa forma precedente: «Non so se Ella creda veramente al Diavolo».
12
Segue «Neppure credo che fosse molto difficile nel 1933 ravvisare fin dagli inizi» biffato.
13
In una prima formulazione si legge: «Se Hitler e chi gli credeva avesse vinto».
14
«Sottolineare» è aggiunto a biro nera. Una prima formulazione del passaggio, poi biffata e corretta, recita: «(e vorrei che queste parole venissero intese non come dette, ma come gridate»).
15
Segue «palesemente» biffato.
16«coerente» è aggiunto a biro blu. Al significato e all’uso dell’aggettivo «fanatico» [fanatisch] durante il Terzo Reich,Victor Klemperer ha dedicato un intero capitolo di LTI: Notizbuch eines Philologen del 1947. Scrive Klemperer: «durante tutta l’era del Terzo Reich l’aggettivo deve aver avuto un valore di straordinario riconoscimento; era un ulteriore rafforzamento dei concetti di coraggio, passione, tenacia, meglio ancora: una definizione complessiva in cui si fondevano superbamente tutte queste virtù. Nell’uso comune della LTI [Lingua Tertii Imperii] l’aggettivo ha finito col perdere anche la più lieve sfumatura peggiorativa», cfr. V. Klemperer, LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo, Giuntina, Firenze 1998, p. 82. L’opera sarà citata da Primo Levi nel capitolo «Comunicare» dei Sommersi e i salvati (OC II, p. 1205).
17
Segue, biffato: «Forse “belle” per il popolo tedesco, non certo europeo».
18A. Hitler, Mein Kampf, Bompiani, Milano 1934, p. 646. La versione corretta è in realtà «la più alta specie dell’umanità». Questa citazione è inoltre riportata anche da William Shirer a pagina 99 del capitolo IV (Hitler e le basi dell’ideologia nazista) di Storia del Terzo Reich (1960). L’edizione Einaudi del 1962 precisa che «le citazioni da Mein Kampf di A. Hitler sono state controllate sulla edizione italiana dell’opera (Bompiani, Milano 1934)» (p. 32).
19
Segue «forse» biffato.
20
Segue «se non quando» biffato.
21«stessa» è aggiunto a biro blu.
22La diagnosi di Levi ricalca le considerazioni con cui Shirer chiude il quinto libro di Storia del terzo Reich, volume del 1960 ed edito in Italia per Einaudi nel novembre del 1962. Scrive Shirer: «La rivolta del 20 luglio 1944 [...] abortì perché quasi tutti gli uomini che mandavano avanti quella grande nazione, generali e borghesi, e altresì la gran massa del popolo tedesco, in uniforme e senza uniforme, non erano pronti per fare una rivoluzione; in realtà nonostante le loro condizioni e la deprimente prospettiva della disfatta e della occupazione straniera, essi non volevano la rivoluzione. Nonostante la degradazione che aveva portato in Germania e in Europa il nazionalsocialismo, essi ancora lo accettavano e lo sostenevano, essi ancora vedevano in Adolf Hitler il salvatore della nazione» (W. Shirer, Storia del Terzo Reich, Einaudi, Torino 1962, p. 1167).
23L’intero capoverso è contrassegnato con un segno a matita rossa nel margine interno del foglio. La frase «l’aveva quasi perduta» è aggiunto a biro blu e sostituisce «la perse». Il termine «tiepido» è aggiunto a biro blu e sostituisce «perplesso».
24
«altra» è aggiunto.
25
Levi continua scrivendo quanto segue, biffando poi a biro nera e blu l’intero passaggio: «Non so se Ella abbia mai sentito parlare della Notte dei Cristalli. Come può Lei non capire che non ha alcuna rilevanza se un oltraggio sia spontaneo o no? Non crede che oltraggi siano avvenuti? Crede dunque che siano stati singolarmente».
26
La cifra è inesatta; tra gli ebrei si contano infatti almeno sei milioni di morti a causa delle persecuzioni. Nel momento in cui Levi redige la lettera (al principio degli anni sessanta), i dati sono ancora in fase di raccolta e oscillano tra i cinque e i sei milioni di vittime; il libro di Raul Hilberg esce proprio nel 1962; cfr. Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa [edizione originale inglese 1962, prima traduzione italiana 1985], vol. II, Einaudi, Torino, 1999, pp. 1363-4.
27
«odioso» sostituisce «assurdo» biffato, mentre «e ozioso» è aggiunto
28Una prima menzione della Ditta Topf e i suoi legami con la costruzione dei forni crematori di Auschwitz è presente nel saggio Monumento ad Auschwitz del 1959 (OC II, p. 1294-95). Su «La Stampa» del 28 settembre 1961, Alessandro Galante Garrone pubblicò l’articolo I forni crematori della ditta Topf e figli. In un discorso commemorativo del maggio 1987, Garrone rivelerà che ad avergli suggerito di scrivere sullo scandalo della Topf fu proprio Primo Levi durante un loro incontro del settembre 1961: «egli venne a casa mia per farmi leggere il brevetto n. 861-731 (classe 24 d; gruppo I) della già ricordata ditta [...]. Primo mi illustrava i documenti e i “precedenti” di quel raccapricciante e infame brevetto invitandomi a scriverne su «La Stampa» (della quale a quel tempo egli non era ancora collaboratore)», cfr. A. Galante Garrone, Amalek. Il dovere della memoria, Rizzoli, Milano 1989, pp. 159-60. Sempre nel 1961, uscì in Germania Hitler: Aufstieg und Untergang des dritten Reiches di Robert Neumann, dove, per la prima volta in un volume destinato al grande pubblico, venne pubblicata un’immagine della prima pagina del brevetto n. 861731 del 1953. Su questo si veda R.J. van Pelt, “Sinnreich Erdacht: Machines of Mass Incineration in Fact, Fiction, and Forensics”, in Destruction and Human Remains: Disposal and Concealment in Genocide and Mass Violence, a cura di É. Anstett e J. Dreyfus, Manchester University Press, Manchester 2014, p. 128.
29Levi ha dedicato un intero capitolo de La tregua alla sua permanenza a Katowice (OC I, p. 345-55). L’episodio a cui Levi allude in questa lettera non è però riportato. Non si trovano riscontri nemmeno in altri racconti o saggi della sua opera.
30
«gratis» è aggiunto.
31
«per adulti e per bambini» è sottolineato.
32
«forse» è aggiunto.
33
«non spontaneo» e «bensì» sono aggiunti a biro blu. Nella precedente formulazione si legge: «ogni singolo atto commesso quella notte fosse stato imposto per forza di legge!».
34
«essendo vissuto in Italia» è aggiunto.
35Da qui Levi continua a biro blu.
36Levi si riferisce a L. Poliakov e J. Sabille, Gli ebrei sotto l’occupazione italiana, Edizioni di Comunità, Milano 1956.