149. Primo Levi ai coniugi L., s.d.

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Nota al testo


Levi abbozza una risposta a L., discutendone punto per punto le osservazioni. È probabile che la lettera non sia poi mai stata spedita.

Egregio dott. L.,

Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.

Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7] disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]

Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]

Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18] gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.

Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]

Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampf in cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idea giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]

Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27] discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfant (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald[28]; che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice[29], dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini[31] dai magazzini di Auschwitz: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]

Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov [36]

Egregio dott. L.,

Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.

Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7] disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]

Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]

Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18] gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.

Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]

Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampf in cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idea giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]

Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27] discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfant (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald[28]; che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice[29], dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini dai magazzini di Auschwitz[31]: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]

Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov [36]

Egregio dott. L.,

Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.

Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7] disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]

Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]

Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18] gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.

Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]

Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampf in cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idea giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]

Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27] discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfant (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald[28]; che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice[29], dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini[31] dai magazzini di Auschwitz: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]

Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov [36]

Egregio dott. L.,

Sono grato alla Sua Sig.ra ed a Lei per le loro lettere; insieme con molte altre che già ho ricevuto da lettori tedeschi di Ist das ein Mensch?, esse costituiscono il più gradito dono per uno scrittore come me, e cioè per uno scrittore occasionale che ha preso la penna non per comporre ciò che si conviene di chiamare “un’opera d’arte”, ma per portare testimonianza, per indirizzarsi direttamente alle coscienze[1] ed a quella dei[2] tedeschi di oggi in particolare.

Ella afferma di conoscere l’Italia; a mia volta oso affermare[3] di conoscere abbastanza bene la Germania. Conosco la situazione tedesca del ’33, la paura (non solo tedesca)[4] davanti ai partiti di sinistra, conosco anche le “belle parole” di Hitler agli inizi della sua irrestistibile[5] ascesa. So infine qualcosa della storia di poi: degli onori e delle deficienze della Entnazisierung,[6] degli altri assurdi errori commessi dagli Alleati a Berlino, della situazione colpevolmente[7] disastrosa in[8] DDR, delle opinioni che oggi prevalgono[9] nella RFT. Credo perciò di potere discutere alcune delle Sue affermazioni. Non credo al Diavolo, e[10] non so se Ella veramente vi creda.[11] So che quest’ultimo ha sempre avuto una parte importante nella letteratura tedesca, da Lutero a Goethe e a Th. Mann; ma mi pare che invocarlo oggi sia troppo semplice, troppo comodo, e non molto cristiano. Non credo che alcuna Chiesa cristiana dimostri molta indulgenza per chi segue il Diavolo, nei pensieri e nelle opere: non credo che l’attribuire al Diavolo le proprie colpe ed errori sia ammesso a giustificazione.[12] Credo che di colpe ed errori si deva rispondere in proprio; e che se fosse altrimenti, ogni traccia di civiltà sparirebbe dalla faccia della terra; e che infatti sarebbe scomparsa, se Hitler, e chi credeva in lui, avesse vinto.[13]

Ma principalmente (e vorrei sottolineare queste parole[14]), non posso credere che alcun uomo illuminato, morale e sano di mente potesse sbagliare nel giudicare Hitler fin dagli inizi. Ho nella mia libreria, accanto a Dante e Boccaccio, il Mein Kampf, edizione 1934; e non occorre sfogliare a lungo il volume, ma basta aprirlo a caso, per accorgersi che il suo autore non diceva “belle parole”. Non era un lusingatore, e neppure un traditore: era invece[15] un fanatico coerente,[16] dalle idee estremamente chiare, non le nascose mai, e chi votò per lui votò indubbiamente per le sue idee.[17]

Nulla manca: il sangue e il suolo, lo spazio vitale, l’ebreo come eterno nemico, «noi [tedeschi] impersoniamo la più alta umanità sulla terra»,[18] gli altri paesi considerati apertamente come strumenti, privi di ogni diritto, non equiparabili all’unico vero popolo, depositario di ogni virtù, che è il popolo tedesco. Sono[19] queste le “belle parole” con cui H. conquistò (anzi, tradì) i tedeschi? Forse ne disse anche altre: ma queste non le smentì mai.

Perciò mi sembra audace la Sua affermazione: «nessuna colpa…è colpevole». È salutare ricordare che Hitler fu l’unico dittatore eletto regolarmente, e che il popolo tedesco, o almeno la borghesia tedesca, non si sentì tradita da lui[20] che un po’ tardi: non quando soppresse i sindacati, non quando abolì i minimi salariali, non quando orientò l’economia sulla produzione di guerra, non quando scatenò la guerra stessa,[21] ma solo quando l’aveva quasi perduta. Per la stessa ragione, mentre rispetto ed onoro la memoria dei resistenti tedeschi dei primi anni, la rivolta militare del 7/44[22] mi lascia tiepido.[23]

Altrettanto audace mi sembra la altra[24] sua affermazione circa l’impopolarità dell’antisemitismo in Germania. L’antisemitismo era il fondamento del verbo nazista fin dai suoi inizi; non c’è pagina del Mein Kampf in cui non venga ribadito. E allora: come poteva il popolo più «amichevole verso gli ebrei» eleggere a gran maggioranza l’uomo e il partito che proclamavano gli ebrei essere i maggiori nemici della Germania, e obiettivo primo della loro politica «lo strozzam. dell’idea giudaica»? Quanto agli oltraggi e oppressioni spontanee, la Sua stessa frase è oltraggiosa.[25]

Davanti a 5 milioni di morti,[26] mi pare odioso e ozioso[27] discutere se si sia o no trattato di persecuzioni spontanee. Ma le posso ricordare che nessuno obbligava gli industriali tedeschi ad assumere mano d’opera schiava, salvo il loro profitto; che nessuno costrinse la Ditta Topf di Erfant (oggi fiorente in Wiesbaden) a costruire i forni crematori di Auschwitz e Buchenwald[28]; che forse alle SS veniva ordinato di uccidere gli ebrei, ma l’arruolamento nelle SS era volontario; che io stesso ho trovato a Katowice[29], dopo la liberazione, pacchi e pacchi di moduli in cui si autorizzavano singoli cittadini tedeschi a prelevare gratis[30] abiti e scarpe per adulti e per bambini dai magazzini di Auschwitz[31]: nessuno dei destinatari si domandava da dove potessero venire tante scarpe per bambini? E non ha mai sentito parlare di una certa Notte dei Cristalli? O pensa forse[32] che ogni singolo atto, commesso quella notte, non fosse spontaneo, bensì imposto per forza di legge?[33]

Che tentativi di aiuto vi siano stati, e che fossero pericolosissimi, lo so; così pure essendo vissuto in Italia,[34] so ed ammetto che «ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile»: ma so[35] che esistono mille modi, molto meno pericolosi, di manifestare la propria solidarietà con l’oppresso; e ne è esempio illustre il comportamento delle armate di occupazione italiane in Francia, in Grecia e in Jugoslavia. Legga ad esempio in Poliakov [36]


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