«Con poche parole, talvolta con minimi cenni»: Il sistema periodico nella DDR

di Carmen Mitidieri

Fascicolo della richiesta di autorizzazione alla stampa dell’edizione Aufbau de Il sistema periodico (1979).
Fonte Bundesarchiv.

Il 24 gennaio 1979 Joachim Meinert, traduttore e redattore di Aufbau – la più prestigiosa casa editrice della DDR –, scrive a Primo Levi per sottoporgli alcune questioni relative al manoscritto de Il sistema periodico, di cui egli stesso sta curando l’edizione in uscita – la prima in lingua tedesca, cui seguirà nel 1987 quella occidentale realizzata dai tipi monacensi di Hanser. Alle cinque domande sul testo Meinert aggiunge una breve postilla, apparentemente secondaria, che informa: «P.S. In questo momento ci arriva la Chiave a stella» (Lettera 208).

Dettaglio del dattiloscritto della Lettera 209. Fonte Archivio Privato Primo Levi

Levi risponde il 9 febbraio, confessando di aspettare «con impazienza» (Lettera 209) il manoscritto della traduzione e fornendo una spiegazione dettagliata dei passi segnalati. In particolare, alla domanda relativa alla provenienza dell’immagine letteraria del Gran Curvo, evocata nel racconto Cromo – «l’avversario era sempre ancora quello, il non-io, il Gran Curvo, la Hyle» (OC I, p. 973) –, l’autore risponde: «si allude ad un personaggio allegorico del Peer Gynt di Ibsen, che rappresenta la materia passiva e tutto ciò che si oppone allo slancio creativo» (Lettera 209). La spiegazione verrà ripresa puntualmente nella «bella traduzione» (Lettera 208) di Edith Plackmeyer, che riporta in nota: «Allegorische Gestalt aus Henrik Ibsen Drama „Peer Gynt“, verkörpert die passive, den schöpferischen Drang lähmende Materie»(“Figura allegorica del dramma di Henrik Ibsen Peer Gynt, incarna la materia passiva che paralizza lo slancio creativo”, si veda su questo la relativa Scheda). All’intenso scambio sulla resa del testo continua a intervallarsi il dialogo su La chiave a stella, che era uscito per Einaudi alla fine di novembre del 1978 e che avrebbe potuto incontrare l’interesse dell’editore tedesco; «ma tradurlo non sarà tanto facile…» (Lettera 209), commenta tuttavia Levi, facendosi poche illusioni sull’eventualità di una possibile traduzione.

Il 1° marzo giunge la risposta di Meinert, che ringrazia l’autore per le delucidazioni fornite, le quali «sono arrivate appena in tempo per fare le ultime correzioni nella copia da consegnare alla tipografia» (Lettera 210). In attesa della risposta di Levi, Meinert ha infatti già inviato il manoscritto alle autorità preposte alla concessione dell’autorizzazione alla stampa, ovvero al dipartimento del Ministero della Cultura della DDR – la Hauptverwaltung Verlage und Buchhandel – che attua una revisione ideologica dei testi in conformità alle linee guida della politica culturale socialista. La domanda di autorizzazione, che è presentata da Aufbau il 2 febbraio 1979, contiene precise indicazioni sul progetto editoriale: prevede una tiratura di cinquemila esemplari – una cifra sensibilmente inferiore alla media di ventimila copie per titolo –, fissa il prezzo di copertina a 6,90 marchi orientali e colloca l’uscita del volume entro la fine dell’anno.

Christine Wolter nel 1989. Fonte Wikimedia Commons.

Come da prassi, il manoscritto è corredato inoltre da una perizia editoriale che presenta sinteticamente il contenuto del testo e ne fornisce una chiave di lettura. La perizia porta in questo caso la firma di Christine Wolter (1939), scrittrice e traduttrice dall’italiano che acquista notorietà a partire dal 1982, anno in cui pubblica il romanzo Die Alleinseglerin (“La velista solitaria”), vero e proprio inno all’autodeterminazione femminile che, diventato presto un bestseller, nel 1987 arriva nei cinema delle due Germanie nell’omonimo adattamento di Hermann Zschoche. Prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura creativa – e di trasferirsi a Milano –, Wolter lavora a lungo come lettrice per Aufbau, ed è in questa sede che entra in contatto con l’opera di Levi.

Il parere redatto per il Ministero dà prova di un confronto aperto e di un apprezzamento sincero per Il sistema periodico, in cui la biografia di Levi riflette l’esperienza tragica di un’intera generazione, offrendo un frammento di Storia vissuta la cui attualità ne impone la pubblicazione. La perizia si apre con un breve profilo dell’autore a partire dalle due opere che lo hanno reso noto, Se questo è un uomo e La tregua, accostate a Der siebente Brunnen (Il settimo pozzo), romanzo testimoniale pubblicato nel 1971 da Fred Wander, scrittore ebreo di origini austriache e residente nella DDR dal 1955; sarà proprio a Wander che Aufbau chiederà un parere e una postfazione quando maturerà il progetto, poi fallito, di pubblicare Se questo è un uomo (cfr. la Biografia, il carteggio con Levi e l’Approfondimento). Nel presentare Das periodische System, Wolter si premura di sgomberare il campo da possibili equivoci, chiarendo come il riferimento alla chimica non sia un vezzo sperimentale, ma piuttosto la struttura entro cui Levi organizza il racconto della propria esistenza. Al contempo, la lettrice sottolinea il carattere esemplare della testimonianza di Levi, che si fa portavoce degli oppressi e dei perseguitati, traducendo la propria esperienza in un monito all’umanità. Wolter apprezza infine il realismo di una scrittura capace, dopo le prove fantastiche di Storie naturali – di cui pure si era apprezzata la vena critica –, di delineare in pochi tratti eventi e personaggi, conferendo loro un valore emblematico. Proprio la sobrietà di uno stile che rifugge ogni retorica costituisce per Wolter il grande pregio artistico del romanzo.

Di seguito si propone la traduzione integrale della perizia, conservata presso il fondo del Bundesarchiv che raccoglie i procedimenti di censura condotti nella DDR fino al 1989. Il documento è oggi consultabile attraverso il portale Argus dell’Archivio Federale, in seguito alla digitalizzazione del fondo realizzata nel 2010 da Janet Heidschmidt e Johanna Marschall-Reiser, con la segnatura BArch DR 1/2117, Druck-Nr. 120/291/79 (1979).

Primo Levi nacque nel 1919 a Torino come figlio di genitori ebrei e crebbe all’ombra del fascismo. Ha descritto le sue esperienze nei campi fascisti e la sua odissea dopo la fine della Seconda guerra mondiale in due libri che lo resero rapidamente noto. Nel 1947 apparve Se questo è un uomo, la rappresentazione autobiografica delle sue esperienze nel campo di concentramento, che, per il suo atteggiamento umanistico, per la sua denuncia e per la sua forza letteraria, è paragonabile a Der siebente Brunnen di Fred Wander. Nel 1963 apparve il secondo resoconto autobiografico di Levi sulle peregrinazioni degli ex deportati attraverso l’Europa dopo la fine della guerra: La tregua. Nelle due successive raccolte di racconti degli anni 1966 e 1971 Primo Levi ha fatto soprattutto dei suoi interessi scientifico-naturalistici il punto di partenza della propria prosa. Qui Levi ha riformulato il suo atteggiamento critico nei confronti del presente in una serie di storie utopico-fantastiche.
Il romanzo Il sistema periodico, apparso nel 1975, rimanda ancora una volta già dal suo titolo allo stretto legame tra la letteratura e le scienze naturali. I capitoli portano come titolo i nomi dei singoli elementi, dall’argon al carbonio. L’ipotesi inizialmente più ovvia secondo cui Levi, con questo trattato apparentemente scientifico, avrebbe voluto rendere omaggio alla letteratura sperimentale con questo trattato apparentemente scientifico si rivela presto erronea. Questo romanzo è la storia della vita di un chimico (del chimico Primo Levi), e i diversi elementi del sistema periodico sono componenti reali della sua vita: stazioni del suo lavoro scientifico, i suoi incontri con gli elementi. Sarebbe però sbagliato interpretare questo libro come la biografia di uno scienziato. Esso è molto di più. Le tappe esistenziali del chimico Levi, che egli associa di volta in volta a un elemento chimico, sono le tappe di una vita lontana da grandi successi scientifici; è la biografia di un uomo che appartiene agli oppressi e ai perseguitati del fascismo, che diventa partigiano, cade prigioniero dei fascisti tedeschi, viene deportato ad Auschwitz, che nonostante tutto rimane in vita e che non concepisce né presenta la propria testimonianza come un lamento, bensì come un monito e un appello all’umanità.
Questa trasformazione interiore diventa visibile nello stesso protagonista, se si confrontano i capitoli sulla giovinezza, in cui ogni interesse, ogni entusiasmo appartengono ai misteri della chimica, come se la perfetta padronanza delle scienze naturali potesse risolvere tutti i problemi personali e sociali. Ben presto, però, il lavoro di chimico diventa soltanto un mezzo per sfuggire alle leggi razziali; il luogo di lavoro è un nascondiglio, la ricerca del nichel una via d’uscita per rimanere inosservato e tirare avanti. Anche come prigioniero del campo Levi viene impiegato come chimico, e il ricordo del periodo ad Auschwitz ritorna quando, nel dopoguerra, entra in corrispondenza con un chimico della Germania occidentale, che si rivela essere il suo ex superiore della IG Farben ad Auschwitz. L’incontro epistolare con quest’uomo rientra tra i momenti più sconvolgenti di questo libro commovente. Nella terminologia della Repubblica Federale, quel Müller ha “fatto i conti con il passato”. Si sente senza colpa, non sapeva nulla. In questo incontro diventano evidenti l’atteggiamento umano di Levi nei confronti del singolo e al contempo la sua inflessibilità verso il fascismo. L’attualità della sua accusa non riguarda soltanto la situazione italiana: essa sarà immediatamente comprensibile ai nostri lettori sia alla luce della propria storia sia degli avvenimenti internazionali (Cile, Spagna ecc.). Riterrei inoltre straordinariamente auspicabile che il libro di Levi venisse pubblicato nella DDR, là dove non ha avuto luogo alcuna “elaborazione del passato” di tipo occidentale, bensì dove il fascismo è stato realmente sconfitto.
Ma non è solo questo atteggiamento antifascista a conquistare il lettore. Il libro è qualcosa di più dell’autobiografia di un chimico che scrive o di uno scrittore che pratica la chimica. Nella storia della propria vita Primo Levi ha descritto anche la storia di una generazione, un pezzo di storia vissuta.
Sorprendente, dopo i racconti un po’ troppo fantastici delle sue due precedenti raccolte, è il modo di rappresentazione di questo libro. I singoli episodi sono narrati con la massima semplicità, apparentemente senza artificio. Gli avvenimenti o i personaggi, tratteggiati con grande capacità di osservazione, acquistano il loro carattere emblematico perché Levi riesce sempre, con poche parole, talvolta con minimi cenni, a inserire il momento descritto nei più ampi contesti biografici e storici. Nulla è scritto per l’effetto letterario; tutto serve a trasmettere al lettore il messaggio umanistico di questo libro, proprio da qui deriva la sua grande arte.
La letteratura italiana, alla quale spesso, e talvolta anche a ragione, vengono attribuite una tendenza all’elitarismo, alla produzione per un pubblico colto e ristretto e un compiaciuto sperimentalismo, ha conosciuto grazie al libro di Levi un autentico arricchimento. Dovremmo presentare ai nostri lettori questo libro importante e sconvolgente.

Copertina di Das Periodische System, Aufbau 1979.

A rendere la pubblicazione de Il sistema periodico compatibile con i presupposti ideologici della cultura socialista sono quindi, secondo il parere della casa editrice, tanto l’antifascismo di Levi quanto il realismo della sua scrittura. Nel primo caso, è interessante notare come Wolter non si limiti a riconoscere il valore della testimonianza di Levi, ma la inserisca nelle dinamiche della divisione tedesca facendone un argomento a sostegno della politica memoriale della DDR, che alla Vergangenheitsbewältigung occidentale, rappresentata dall’autoassoluzione del dottor Müller, contrappone un modello di elaborazione del passato nel quale il fascismo risulta sconfitto dalla rivoluzione socialista dello Stato. La problematicità e i limiti di questa narrazione emergono chiaramente se si considera che un’esplicita assunzione di responsabilità per la persecuzione e lo sterminio degli ebrei da parte delle autorità della DDR giungerà soltanto il 12 aprile 1990, quando il primo governo liberamente eletto chiederà pubblicamente perdono per l’Olocausto (Herf 1997). D’altra parte, Wolter oppone la sobrietà della prosa leviana allo sperimentalismo formale di certa letteratura contemporanea – italiana e non –, ribadendone la consonanza con una dottrina estetica che privilegia la funzione pedagogica dell’arte, promuovendo una letteratura accessibile ed esemplare.

Alla luce di tali osservazioni, non stupisce la rapida reazione del Ministero, che concede l’autorizzazione il 13 febbraio 1979. Dopo un’ulteriore revisione tecnica della traduzione, che viene sottoposta a Levi il 1° marzo, il manoscritto va in stampa, e già il 17 dicembre l’autore comunica a Meinert di aver ricevuto la copia del testo: si dice contento del prodotto finale, soprattutto della copertina, «che è graziosa, allegra e sottilmente allusiva» (Lettera 214). Chiede inoltre di poter ricevere eventuali recensioni e un aggiornamento rispetto a La chiave a stella, che nel frattempo ha vinto il Premio Strega. Meinert risponde il 18 febbraio 1980, mostrandosi disponibile a inviare le recensioni, che tuttavia non sono numerose a causa delle irregolarità della critica letteraria. Come previsto, La chiave a stella non potrà essere pubblicato da Aufbau; il rifiuto del romanzo apre però una prospettiva inedita che Meinert non indugia a proporre. Spiega infatti a Levi: «Una rinuncia al Suo ultimo libro ci pare tanto più giustificata quando si pensa che finora non è uscito da noi il Suo libro senz’altro più importante: Se questo è un uomo. Ci sembra una ingiustizia e mancanza che vorremmo finalmente riparare pubblicando una nostra edizione di licenza di Ist das ein Mensch?. L’abbiamo prevista per il 1981, e spero che ricaverà nei prossimi mesi la notizia ufficiale attraverso la S. Fischer, appena le avremo sottoposta la nostra proposizione di contratto» (Lettera 215).

Prende così avvio, dallo scambio epistolare nato attorno alla traduzione de Il sistema periodico, la tortuosa vicenda editoriale di Ist das ein Mensch?, destinata a seguire un iter censorio ben più lungo e controverso, ricostruito nel relativo Approfondimento.

Riferimenti e bibliografia

BArch DR 1/2117, Druck-Nr. 120/291/79

Bundesarchiv, ARGUS – Archivgutsuche, https://www.argus.bstu.bundesarchiv.de/dr1_druck/

Böttiger, H., Christine Wolter: „Die Alleinseglerin“. Ein Kultroman aus der späten DDR, in «Deutschlandfunk Kultur», 31.10.2022 (https://www.deutschlandfunkkultur.de/christine-wolter-alleinseglerin-buchkritik-rezension-100.html)

Herf, J., Divided Memory: The Nazi Past in the Two Germanys, Harvard University Press, Cambridge/M. 1997

Lenz, S., „Das Antifa-Komitee lehnte das Manuskript einhellig ab“. Warum Primo Levis KZ-Bericht „Ist das ein Mensch“ in der DDR nicht erscheinen durfte: Ein Gespräch mit dem Übersetzer Joachim Meinert, in «Frankfurter Rundschau», 19.08.2019 (https://www.fr.de/kultur/literatur/das-antifa-komitee-lehnte-das-manuskript-einhellig-ab-12926774.html)

Münkler, H., Antifaschismus und antifaschistischer Widerstand als politischer Gründungsmythos der DDR, in «Aus Politik und Zeitgeschichte», 45/1998, pp. 16-29

Wolter, C., DDR-Bürgerin mit italienischem Pass, intervista di Heide Soltau, in WDR 5. Erlebte Geschichten, 3.10.2022 (https://www1.wdr.de/radio/wdr5/sendungen/erlebtegeschichten/wolter-104.html)

Bibliografia

DOI:

Torna in alto