172. Karl Wagner a Primo Levi, 13 aprile 1962
Wagner racconta di un seminario sulle origini dell’antisemitismo tedesco al quale ha preso parte, e informa Levi di aver discusso una tesi di laurea simile alla sua.
13. 4. 1962
Sehr geehrter Herr Dr.Levi.
Ich möchte Ihnen zuerst ganz besonders danken für Ihren für mich so wertvollen Brief. Dann bitte ich Sie, entschuldigen zu wollen, dass ich Ihnen erst jetzt darauf antworte. Als Ihr Brief ankam, fand ich einfach nicht die dazu nötige Ruhe, weil ich durch berufliche und ausserberufliche Dinge so sehr angespannt war.
Für das, was Sie geschrieben haben, möchte ich Ihnen tiefen Dank sagen. Es ist mir immer wieder wie ein helles Licht, wenn Menschen, die dieses Unsagbare erlitten haben, ihre Stimme für die auftun, die auf der andern Seite standen.
Ich habe mich gerade in diesem Winter etwas intensiver damit beschäftigt, die Vergangenheit unseres Volkes zu begreifen. Vielleicht gestatten Sie mir, Ihnen hiervon etwas zu erzählen. – Es gibt seit einigen Jahren an der Universität Tübingen ein Institutum Judaicum.[1] Dieses veranstaltete im vergangenen Wintersemester ein Seminar über die Vorgeschichte des Antisemtismus.[2] An diesem Seminar nahm ich teil und hatte auch ein Referat über den Hofprediger Adolf Stöcker (Berlin 1835-1909) übernommen. Es war für mich äusserst interessant und zugleich unbegreiflich, welche Vorarbeit für die Taten des Hitlerreiches im 19. Jahrhundert geleistet wurden. Es ist umso bedauerlicher, dass dies gerade und zu einem nicht bescheidenen Umfange von einem Hofprediger, einem bedeutenden Manne der evangelischen Kirche geschehen musste. Man kann hier ganz deutlich zeigen, dass die Wurzeln dieses Antisemitismus in der germanisch-christlichen Ideologie und in dem Wahne einer christlichen Staatsidee zu suchen sind. Es ist beängstigend, wie viele Parallele hier ins 20. Jahrhundert laufen. Sie wurden später vielfach säkularisiert. Freilich dachte dieser Mann nicht an das Morden, aber wo man hetzt, ist man vor Ausschreitungen nicht sicher, oder nach Heinrich Heine: wo man Bücher verbrennt, da verbrennt man auch Menschen.[3]
Ferner existiert hier eine deutsch-israelische Studiengruppe,[4] die sich auch mit diesen Fragen befasst, dazu mit Israel und jüdischer Kultur. Diese Gruppe, an der ich auch beteiligt bin, veranstaltete im Februar mit noch einigen Frauenverbänden zusammen eine Ausstellung der Kinderzeichnungen aus Theresienstadt,[5] die relativ gut besucht war. Es gibt gerade seit neuerer Zeit einige wenn auch wenige Anzeichen, die etwas Licht und Hoffnung entstehn lassen, ich denke hier auch an die Arbeitsgruppe Juden und Christen des Kirchentages in Berlin[6] und auch an einige Bücher und Broschüren.[7] Freilich gibt es auch sehr viele unerfreuliche Tatsachen und Bestrebungen gerade im öffentlichen Leben in Deutschland, sodass man manchmal resignieren könnte.
Vielleicht erlauben Sie mir zum Schluss, etwas zu berichten, was mehr in den privaten Bereich gehört, nämlich dass ich auch Chemie studiert habe und mit einem Ihrem sehr ähnlichen Thema: dielektrische Untersuchungen[8] zur anomalen Dispersion im Mikrowellenbereich promoviert habe, übrigen mit dem gleichen Erfolg wie Sie.[9] Ferner stellten fast alle, denen ich Ihr Buch zeigte, eine sehr grosse Ahnlichkeit des Aussehens zwischen Ihnen und mir fest.
Ich möchte Ihnen nochmals bestens danken für Ihr Schreiben und grüsse Sie freundlichst
Ihr
Karl Wagner
13. 4. 1962
Stimatissimo Dottor Levi,
desidero innanzitutto ringraziarLa sentitamente per la Sua lettera, per me molto preziosa. La prego poi di scusarmi se Le scrivo solo ora. Quando la Sua lettera è arrivata, non sono riuscito a trovare la tranquillità necessaria per rispondere, preso com’ero da impegni lavorativi e non solo.
Per ciò che ha scritto, Le esprimo il mio più profondo ringraziamento. Ogni volta che una persona che ha sofferto l’indicibile trova la forza di dare voce a chi stava dall’altra parte è per me come una luce che si accende.
Proprio quest’inverno mi sono impegnato più a fondo nel tentativo di comprendere il passato del nostro popolo. Forse mi permetterà di raccontarLe qualcosa a riguardo. – Da qualche anno esiste presso l’università di Tubinga un Institutum Judaicum.[1] Il quale, lo scorso semestre invernale, ha organizzato un seminario sulla preistoria dell’antisemitismo.[2] Ho partecipato e ho anche tenuto una conferenza sul predicatore di corte Adolf Stöcker (Berlino 1835-1909). È stato per me oltremodo interessante e al tempo stesso incomprensibile vedere quale preparazione ideologica fosse già stata compiuta nel XIX secolo per ciò che poi si è realizzato sotto il regime hitleriano. E tanto più deplorevole è che questo lavoro ideologico sia stato portato avanti, e in misura tutt’altro che trascurabile, da un predicatore di corte, figura di rilievo della Chiesa evangelica. Segno evidente che le radici dell’antisemitismo affondano nell’ideologia cristiano-germanica e nel delirio di un’idea cristiana dello Stato. È inquietante scoprire quante sono le analogie con il XX secolo. Molti di quegli elementi furono in seguito secolarizzati. Certo, quell’uomo non pensava agli omicidi, ma dove si fomenta l’odio non si può escludere l’atto di violenza; oppure, per dirla con Heinrich Heine: dove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli esseri umani.[3]
Esiste inoltre un gruppo di studio tedesco-israeliano che si occupa di queste tematiche, oltre che di Israele e della cultura ebraica.[4] Il gruppo, di cui anch’io faccio parte, nel mese di febbraio ha organizzato insieme ad alcune associazioni femminili una mostra di disegni di bambini del ghetto di Theresienstadt,[5] che ha registrato un buon numero di presenze. Soprattutto in tempi recenti si sono avuti alcuni segnali, seppur pochi, che fanno intravedere una luce e una speranza. Penso ad esempio al gruppo di lavoro di ebrei e cristiani del Kirchentag di Berlino,[6] o anche alla pubblicazione di alcuni libri e opuscoli.[7] Certo, nella vita pubblica tedesca non mancano molte realtà e tendenze preoccupanti, tali a volte da lasciarci sgomenti.
Se mi è permesso concludere con una nota più personale, vorrei dirLe che anch’io ho studiato chimica, e che ho conseguito il dottorato con una tesi molto simile della sua: Indagini dielettriche sulla dispersione anomala nel campo delle microonde,[8] peraltro con il suo stesso risultato accademico.[9] Inoltre, quasi tutte le persone cui ho mostrato il Suo libro hanno notato una sorprendente somiglianza fisica tra Lei e me.
La ringrazio ancora una volta di cuore per la Sua lettera e Le mando i miei più cordiali saluti,
Suo
Karl Wagner