170. Karl Wagner a Primo Levi, 20 gennaio 1962

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Nota al testo


Karl Wagner, chimico, scrive da Tubinga questa lettera di ringraziamento per Ist das ein Mensch? ed esprime il suo senso di vergogna come tedesco. 

Tübingen, 20.1.1962
im Rotbad 27

 

Sehr geehrter Herr Dr. Levi.

Ihr Buch: Ist das ein Mensch? habe ich in einem Zuge gelesen. Ich möchte Ihnen zuerst ganz besonders dafür danken, dass Sie es in Deutschland haben erscheinen lassen. Ich weiss nicht, wie ich die Gefühle und das Empfinden in Worte bringen soll, die Ihre Schilderungen in mir hervorgerufen haben. Ich kann Ihnen zwar schreiben, dass mich Ihr Buch sehr angesprochen hat, dass ich versuche, ein Körnlein von dem zu begreifen, was Sie hier an Schuld und Leid, an unmenschlicher, satanischer Bosheit und grauenvoller, menschlicher Ohnmacht darstellen.

Doch ist vielleicht dies alles in mir mehr eine dumpfe Ahnung von einer Ungeheuerlichkeit,[1] verbunden mit Scham und auch verbunden mit der Furcht, als Angehöriger des Volkes, das dieses Meer von Leiden heraufbeschworen hat, ein ungeschicktes Wort zu sagen.

Ich weiss, dass so etwas nie wieder gut zu machen ist. Aber gerade darum[2] habe ich den Wunsch,[3] dass doch manche in Deutschland begreifen möchten, was hier geschehen ist und zu was Menschen fähig waren. Hierfür ist Ihr Buch ein überaus wertvoller Beitrag, für den ich Ihnen nochmals herzlich danken möchte. Ich habe vor, Ihr Buch wo immer möglich bekannt machen.

Vorzügliche Hochachtung und beste Grüsse

 

Karl Wagner

Tubinga 20 gennaio 1962

 

Egregio Dott. Levi, 

Ho letto il Suo libro Ist das ein Mensch di un fiato. Vorrei innanzi tutto ringraziarLa particolarmente per averlo fatto pubblicare in Germania. Non so come tradurre in parole i sentimenti e le impressioni che le Sue descrizioni hanno provocato in me. Ciò che Le posso dire, è che il Suo libro mi ha detto molto; che io tento di rappresentarmi almeno una piccola parte di quanto Ella ha ivi esposto in fatto di colpa e di sofferenza, di malvagità disumana e satanica e di crudele, umana impotenza.

Ma piuttosto, tutto questo diventa in me un senso vago di mostruosità,[1] unita a vergogna, e unita anche al timore di dire una parola male appropriata, poiché appartengo anch’io al popolo che ha evocato questo mare di dolore. So bene che queste cose non potranno mai essere sanate: ma proprio per questo[2] provo il desiderio[3]che siano molti in Germania coloro cheI possano intendere ciò che è avvenuto qui, e di cosa gli uomini sono stati capaci.

Il Suo libro è un contributo di altissimo valore a questo scopo, e vorrei ancora una volta ringraziarLa per averlo scritto. Mi propongo di far conoscere la Sua opera dovunque mi sarà possibile.

Riceva i sensi della mia stima, e i migliori saluti

 

 Karl Wagner

Tübingen, 20.1.1962
im Rotbad 27

 

Sehr geehrter Herr Dr. Levi.

Ihr Buch: Ist das ein Mensch? habe ich in einem Zuge gelesen. Ich möchte Ihnen zuerst ganz besonders dafür danken, dass Sie es in Deutschland haben erscheinen lassen. Ich weiss nicht, wie ich die Gefühle und das Empfinden in Worte bringen soll, die Ihre Schilderungen in mir hervorgerufen haben. Ich kann Ihnen zwar schreiben, dass mich Ihr Buch sehr angesprochen hat, dass ich versuche, ein Körnlein von dem zu begreifen, was Sie hier an Schuld und Leid, an unmenschlicher, satanischer Bosheit und grauenvoller, menschlicher Ohnmacht darstellen.

Doch ist vielleicht dies alles in mir mehr eine dumpfe Ahnung von einer Ungeheuerlichkeit,[1] verbunden mit Scham und auch verbunden mit der Furcht, als Angehöriger des Volkes, das dieses Meer von Leiden heraufbeschworen hat, ein ungeschicktes Wort zu sagen.

Ich weiss, dass so etwas nie wieder gut zu machen ist. Aber gerade darum[2] habe ich den Wunsch,[3] dass doch manche in Deutschland begreifen möchten, was hier geschehen ist und zu was Menschen fähig waren. Hierfür ist Ihr Buch ein überaus wertvoller Beitrag, für den ich Ihnen nochmals herzlich danken möchte. Ich habe vor, Ihr Buch wo immer möglich bekannt machen.

Vorzügliche Hochachtung und beste Grüsse

 

Karl Wagner

Tubinga 20 gennaio 1962

 

Egregio Dott. Levi, 

Ho letto il Suo libro Ist das ein Mensch di un fiato. Vorrei innanzi tutto ringraziarLa particolarmente per averlo fatto pubblicare in Germania. Non so come tradurre in parole i sentimenti e le impressioni che le Sue descrizioni hanno provocato in me. Ciò che Le posso dire, è che il Suo libro mi ha detto molto; che io tento di rappresentarmi almeno una piccola parte di quanto Ella ha ivi esposto in fatto di colpa e di sofferenza, di malvagità disumana e satanica e di crudele, umana impotenza.

Ma piuttosto, tutto questo diventa in me un senso vago di mostruosità,[1] unita a vergogna, e unita anche al timore di dire una parola male appropriata, poiché appartengo anch’io al popolo che ha evocato questo mare di dolore. So bene che queste cose non potranno mai essere sanate: ma proprio per questo[2] provo il desiderio[3]che siano molti in Germania coloro cheI possano intendere ciò che è avvenuto qui, e di cosa gli uomini sono stati capaci.

Il Suo libro è un contributo di altissimo valore a questo scopo, e vorrei ancora una volta ringraziarLa per averlo scritto. Mi propongo di far conoscere la Sua opera dovunque mi sarà possibile.

Riceva i sensi della mia stima, e i migliori saluti

 

 Karl Wagner


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