148. Coniugi L. a Primo Levi, s.d.
M. L., corrispondente da Amburgo, scrive che Ist das ein Mensch? è il primo resoconto su Auschwitz di cui lui e la moglie siano venuti a conoscenza. La sua lettera è quindi un tentativo di risposta alla volontà di Levi di «capire» i tedeschi e di «destare una eco» in Germania.
Hamburg, den[1]
Hochverehrter Herr Levi!
Ihr Buch Ist das ein Mensch? ist der erste uns bekannte Bericht eines Überlebenden von Auschwitz. Es hat meine Frau und mich tief erschüttert.
Weil Sie nun nach all dem erlebten Grauen sich doch noch einmal an das deutsche Volk wenden, „um es zu verstehen und einen Widerhall zu erwecken” – p. 9 den deutschen Ausgabe, – wage ich es, eine Antwort zu versuchen.
Ein Widerhall nur soll es sein. Ich glaube, verstehen kann so etwas kein Mensch! Genesis 5019 stehen Jacobs Söhne zitternd vor ihrem Brüder Joseph, ganz in seine Hand gegeben. „Joseph sprach zu ihnen: Fürchtet euch nicht, denn ich bin unter Gott”.[2] Das ist es, von einem Menschen, der nicht unter Gott steht, muß man alles befürchten, er hat keine Bindung und keine Hemmung! Dann gilt jenes andere Wort aus der Genesis, 821, „denn das Dichten des menschlichen Herzens ist böse von Jugend auf”, modern erläutert und bewiesen durch die furchtbaren Entdeckungen der Psychoanalyse Freuds im Unbewußten, die Ihnen wohl bekannt sind. Es hat immer Zeiten gegeben, „wo der Teufel los war”, ohne Hemmungen und ohne Sinn: Judenverfolgungen und Christenverfolgungen, Ausrotten ganzen Völker in Südamerika und der Indianer in Nordamerika, der Goten in Italien unter Narses[3], grausamste Folterungen und Massenmorde an ganzen Ständen während der Französischen und der Russischen Revolution. Wer will das „verstehen”?
Aber, sehr geehrter Herr Levi, Sie erwarten wohl eine spezielle Antwort auf die Frage, warum Hitler an die Macht kam, und warum wir sein Joch nicht wieder abgeschüttelt haben.
Nun, 1933 waren wir durch die politischen und wirtschaftlichen Krisen, durch eine verheerende Arbeitslosigkeit so am Ende, daß parlamentarisch alle gemäßigten Parteien verschwanden und wir nur die Wahl hatten, Hitler oder Stalin, Nationalsozialisten oder Kommunisten, beide etwa gleich stark. Die Kommunisten kannten wir von mehreren großen Aufständen her nach dem Erstem Weltkrieg.[4] Hitler erschien uns zwar verdächtig, aber doch entschieden als das kleinere Übel. Daß alle seine schönen Worte Lüge und Betung waren, erkannten wir zunächst nicht. Außenpolitisch hatte er einen Erfolg nach dem andern. Alle Staaten unterhielten diplomatische Beziehungen, der Papst als ersten schloß ein Konkordat. Wer konnte ahnen, daß wir einem Verbrecher und Betrüger aufgesessen waren? Und wenn schon, man kann doch nicht den Betrogenen die Schuld geben. Schuld hat doch allein der Betrüger. – Und nun die schwierigste Frage, sein blödsinniger Judenhaß: Nun, populär ist dieser Judenhaß nie gewesen. Deutschland galt mit Recht als das Juden freundlichste Land der Welt. Niemals ist – so viel ich weiß und auch gelesen habe – zur ganzen Hitlerzeit bis zum Ende ein einziger Fall spontaner Schmähung oder Angriffe auf einem Juden bekannt geworden.[5] Immer nur – sehr gefährliche Hilfsaktionen.
Und nun das Zweite: In einem totalitären Staat sich aufzulehnen, ist nicht möglich. Die ganze Welt hat auch seiner Zeit den Ungarn nicht helfen können. „Völkern hinter dem Eisernen Verfag können wir nicht helfen”, sagte einmal jemand (ein Amerikanischer Präsident?).[6] So konnten wir alleine es schon gar nicht. Vergessen Sie nicht daß, abgesehen von allen anderen Widerstandskämpfern, allein am 20 Juli ‘44 Tausende und Abertausende von Offizieren hingerichtet sind. Das war keine „kleine Generals-Clique”, wie Hitler sagte.[7]
Lieber Herr Dr. Levi, so darf ich Sie einmal nennen, denn wer Ihr Buch gelesen hat, muß Sie lieb haben. Ich habe keine Entschuldigung, keine Erklärung. Schwer lastet die Schuld auf meinem armen, betrogenen und irregeleiteten Volke. Gnädig sind Sie bewahrt geblieben als einer der wenigen aus Millionen. Freuen Sie sich des neu geschenkten Lebens, des Friedens und Ihrer schönen Heimat, die auch ich kenne. Auch auf meinem Bücherbord stehen Dante und Boccaccio.
Ihr
sehr ergebener
M.L.
Hamburg, den
Sehr geehrter Herr Doktor!
Darf ich dem Brief meines Mannes noch ein paar Worte hinzufügen?
Wenn ein Volk zu spät erkennt, dass es ein Gefangenes des Teufels geworden ist, so bewirkt das psychische Veränderungen.
1) Angesprochen wird das Böse in Menschen. Es entstehen die Pannwitze und die Kapos, die sich an der Schulter Hilfloser den Schmutz abwischen.[8]
2) Es entstand im Gegensatz dazu der offene Widerstand gegen das Unrecht, der sich und seine Familie als Märtyrer opferte, zwar ohne äusseren Erfolg zu haben.
3) Es bleibt die grosse Menge derer, die um das eigene Leben und die Existenz zu retten, schweigt und den gefährdeten Brüder preisgibt.
Das bekennen wir als unsere Schuld vor Gott und Menschen.
Ihre
sehr ergebene
E.L.
Dr. M.L.
Hamburg-Altona[1]
Egregio Dott. Levi,
Il Suo libro Se questo è un uomo è il primo fra i racconti di superstiti di Auschwitz che sia venuto a nostra conoscenza. Ha commosso profondamente mia moglie e me. Ora, poiché Ella, dopo tutti gli orrori che ha vissuto, si rivolge ancora una volta al popolo tedesco «per capire», «per destare una eco», io oso tentare una risposta.I
Ma non sarà che una eco: “capire” simili cose non può nessuno! In GENESI50-19 stanno i figli di Giacobbe, tremanti davanti al loro fratello Giuseppe, compiutamente nelle sue mani; «E Giuseppe disse loro: – Non temete, ché io sono con Dio –». [2] Ciò equivale a dire, che da un uomo che non è con Dio tutto è da temere: egli non ha freni, non ha ritegno! E gli si addice allora l’altra parola di GENESI8-21: «Poiché il senno del cuore umano è malvagio fin dalla giovinezza», modernamente spiegato e dimostrato dalle tremende scoperte della psicanalisi di Freud nel campo dell’inconscio, a Lei certamente note. In ogni tempo è avvenuto “che il Diavolo si scatenasse”, senza ritegno, senza senso: persecuzioni di ebrei e di cristiani, sterminio di popoli interi in Sudamerica, degli indiani nel Nordamerica, dei Goti in Italia sotto Narsete[3], orrende persecuzioni e massacri nel corso delle rivoluzioni francese e russa. Chi potrà “capire” tutto questo?II
Ella però, egregio dottor Levi, aspettaIII certo una risposta specifica alla domanda, perché Hitler giunse al potere, e perché noi in seguito non abbiamo scosso il suo giogo.
Ora, nel 1933 noi eravamo talmente esausti per le crisi politiche ed economiche, e per la disoccupazione dominante, che in parlamento tutti i partiti moderati sparirono, e non rimase che la scelta fra Hitler e Stalin, Nazionalsocialisti e Comunisti, di forze all’incirca uguali. I comunisti li conoscevamo, per le varie grandi rivolteIV avvenute dopo la 1 Guerra.[4] Hitler ci appariva sospetto, è vero, ma decisamente come il minor male.V Che tutte le sue belle parole erano menzogne e tradimento, all’inizio non ce ne accorgemmo. In politica estera, aveva un successo dopo l’altro; tutti gli stati mantenevano con lui relazioni diplomatiche, il Papa per primo conchiuse un concordato. Chi poteva sospettare che noi eravamo a cavallo di un criminale e di un traditore? E quando anche (sic), nessuna colpa si può certo attribuire ai traditi:VI solo il traditore è colpevole. Ed ora la questione più difficile, il suo insensato odio contro gli ebrei: ebbene, quest’odio non è mai stato popolare. La Germania contava a buon diritto come il paese più amichevole verso gli ebrei nel mondo intero.VII Mai, a quanto io so, e ho letto, durante tutto il periodo hitleriano fino alla sua fine, mai si è saputo di un solo caso di spontaneo oltraggio o aggressione ai danni di un ebreo. [5] Sempre soltanto (pericolosissimi) tentativi di aiuto.
E ora la seconda questione. Ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile. Il mondo intiero, a suo tempo, non ha potuto portare aiuto agli ungheresi. «Non possiamo aiutare i popoli dietro alla Cortina di Ferro» ha detto qualcuno (un Presidente americano?). [6] Tanto meno potemmo farlo noi da soli. Non va dimenticato che, oltre a tutte le altre battaglie di resistenza, solo nel giorno 20/7/44migliaia e migliaia di ufficiali furono giustiziati. Non si trattava già di “una piccola cricca di ufficiali”, come disse poi Hitler.[7]
Caro dottor Levi (così mi permetto di chiamarla, perché chi ha letto il suo libro non può che averLa a caro), non ho scuse, non ho spiegazioni. La colpa grava pesantemente sul mio povero popolo tradito e sviato. Lei, per grazia del cielo, è stato risparmiato, uno fra milioni. Si rallegri della vita che Le è stata ridonata, della pace e della sua bella Patria che anch’io conosco. Anche nel mio scaffale stanno Dante e Boccaccio.
Suo M.L.
Dott.M.L.
HAMBURGO
Egregio Dott. Levi,
posso aggiungere qualche parola alla lettera di mio marito? Quando un popolo riconosce troppo tardi di essere diventato un prigioniero del diavolo, ne seguono alcune alterazioniVIII psichiche. (sic)IX
1) Viene sollecitato quanto di male è negli uomini. Ne sono il risultato i Pannwitz e i Kapos, che si nettano la mano sulla spalla degli inermi.[8]
2) Ne è il risultato, per contro, anche la resistenza attiva contro l’ingiustizia, che sacrificò sé stessa e la sua famiglia (sic) al martirio, e ciò senza successo visibile.
3) Rimane la gran massa di coloro che, per salvare la propria vita ed esistenza, tacciono e abbandonano il fratello in pericolo.
Questo noi riconosciamo come colpa nostra davanti a Dio e agli uomini.
Sua
E.L.