Levi esprime la propria gioia per la lettera di Bauer, giovane appartenente ad una generazione diversa da quella che lesse la prima ed. di Ist das ein Mensch?
2 settembre 1980
Caro Bauer,
permetta anzitutto che io mi complimenti con Lei per il Suo ottimo francese. Poiché Lei sta studiando l’italiano, Le scrivo nella mia lingua, sperando di non procurarLe troppe difficoltà. Conosco bene il libro di Kogon: lo posseggo in tedesco nell’edizione 1959, che comprende un’interessante appendice di aggiornamento.[1] Purtroppo, dopo il Vietnam, e dopo quanto si è saputo dei Lager in Unione sovietica, in Cile, in Cambogia ecc.,[2] oggi sarebbe necessario un aggiornamento ancora più ampio.
Ho ricevuto finora molte lettere dalla Germania, ma quasi tutte erano di lettori della prima edizione di Ist das ein Mensch?, del 1961; quindi, nessuna era di giovani appartenenti alla Sua generazione. Per questo motivo la Sua lettera mi ha dato molta gioia: mi ha dimostrato che il libro ha ancora voce, è in grado di parlare al di là dei confini dello spazio e anche del tempo.
Deliberatamente non ho messo il mio indirizzo. So che coloro che scrivono agli autori di libri per questioni loro personali sono già fin troppi, e ho preferito mantenere fra l’autore e il lettore il diaframma dei due editori, italiano e tedesco, in modo che mi scrivessero soltanto le persone come Lei, che hanno cose importanti e pertinenti da dire.
La ringrazio per avermi scritto, e La saluto con viva cordialità
2 settembre 1980
Caro Bauer,
permetta anzitutto che io mi complimenti con Lei per il Suo ottimo francese. Poiché Lei sta studiando l’italiano, Le scrivo nella mia lingua, sperando di non procurarLe troppe difficoltà. Conosco bene il libro di Kogon: lo posseggo in tedesco nell’edizione 1959, che comprende un’interessante appendice di aggiornamento.[1] Purtroppo, dopo il Vietnam, e dopo quanto si è saputo dei Lager in Unione sovietica, in Cile, in Cambogia ecc.,[2] oggi sarebbe necessario un aggiornamento ancora più ampio.
Ho ricevuto finora molte lettere dalla Germania, ma quasi tutte erano di lettori della prima edizione di Ist das ein Mensch?, del 1961; quindi, nessuna era di giovani appartenenti alla Sua generazione. Per questo motivo la Sua lettera mi ha dato molta gioia: mi ha dimostrato che il libro ha ancora voce, è in grado di parlare al di là dei confini dello spazio e anche del tempo.
Deliberatamente non ho messo il mio indirizzo. So che coloro che scrivono agli autori di libri per questioni loro personali sono già fin troppi, e ho preferito mantenere fra l’autore e il lettore il diaframma dei due editori, italiano e tedesco, in modo che mi scrivessero soltanto le persone come Lei, che hanno cose importanti e pertinenti da dire.
La ringrazio per avermi scritto, e La saluto con viva cordialità
September 2, 1980
Dear Bauer,
First of all, allow me to compliment you on your excellent French. Since you are studying Italian, I am writing to you in my language, hoping it will not create too many difficulties for you. I am well acquainted with Kogon’s book: I own it in German in the 1959 edition, which includes an interesting appendix of updates.[1] Unfortunately, after Vietnam, and after what we have learned about the Lagers in the Soviet Union, in Chile, in Cambodia, etc.,[2] an even more extensive update would be necessary today.
To date I have received many letters from Germany, but almost all of them were from readers of the first edition of Ist das ein Mensch?, from 1961; thus, none of them were from young people of your generation. For this reason, your letter has given me much joy: it shows me that the book still has a voice, it is able to talk beyond the confines of space and also of time.
I deliberately did not provide my address. I know there are already too many people who write to the authors of books for personal reasons, and I prefer to maintain the diaphragm of the two editors, Italian and German, between author and reader, so that the only people who write to me are those like you, who have important and pertinent things to say.
Thank you for having written to me, I send you my most cordial greetings
2 settembre 1980
Caro Bauer,
permetta anzitutto che io mi complimenti con Lei per il Suo ottimo francese. Poiché Lei sta studiando l’italiano, Le scrivo nella mia lingua, sperando di non procurarLe troppe difficoltà. Conosco bene il libro di Kogon: lo posseggo in tedesco nell’edizione 1959, che comprende un’interessante appendice di aggiornamento.[1] Purtroppo, dopo il Vietnam, e dopo quanto si è saputo dei Lager in Unione sovietica, in Cile, in Cambogia ecc.,[2] oggi sarebbe necessario un aggiornamento ancora più ampio.
Ho ricevuto finora molte lettere dalla Germania, ma quasi tutte erano di lettori della prima edizione di Ist das ein Mensch?, del 1961; quindi, nessuna era di giovani appartenenti alla Sua generazione. Per questo motivo la Sua lettera mi ha dato molta gioia: mi ha dimostrato che il libro ha ancora voce, è in grado di parlare al di là dei confini dello spazio e anche del tempo.
Deliberatamente non ho messo il mio indirizzo. So che coloro che scrivono agli autori di libri per questioni loro personali sono già fin troppi, e ho preferito mantenere fra l’autore e il lettore il diaframma dei due editori, italiano e tedesco, in modo che mi scrivessero soltanto le persone come Lei, che hanno cose importanti e pertinenti da dire.
La ringrazio per avermi scritto, e La saluto con viva cordialità
2 settembre 1980
Caro Bauer,
permetta anzitutto che io mi complimenti con Lei per il Suo ottimo francese. Poiché Lei sta studiando l’italiano, Le scrivo nella mia lingua, sperando di non procurarLe troppe difficoltà. Conosco bene il libro di Kogon: lo posseggo in tedesco nell’edizione 1959, che comprende un’interessante appendice di aggiornamento.[1] Purtroppo, dopo il Vietnam, e dopo quanto si è saputo dei Lager in Unione sovietica, in Cile, in Cambogia ecc.,[2] oggi sarebbe necessario un aggiornamento ancora più ampio.
Ho ricevuto finora molte lettere dalla Germania, ma quasi tutte erano di lettori della prima edizione di Ist das ein Mensch?, del 1961; quindi, nessuna era di giovani appartenenti alla Sua generazione. Per questo motivo la Sua lettera mi ha dato molta gioia: mi ha dimostrato che il libro ha ancora voce, è in grado di parlare al di là dei confini dello spazio e anche del tempo.
Deliberatamente non ho messo il mio indirizzo. So che coloro che scrivono agli autori di libri per questioni loro personali sono già fin troppi, e ho preferito mantenere fra l’autore e il lettore il diaframma dei due editori, italiano e tedesco, in modo che mi scrivessero soltanto le persone come Lei, che hanno cose importanti e pertinenti da dire.
La ringrazio per avermi scritto, e La saluto con viva cordialità
September 2, 1980
Dear Bauer,
First of all, allow me to compliment you on your excellent French. Since you are studying Italian, I am writing to you in my language, hoping it will not create too many difficulties for you. I am well acquainted with Kogon’s book: I own it in German in the 1959 edition, which includes an interesting appendix of updates.[1] Unfortunately, after Vietnam, and after what we have learned about the Lagers in the Soviet Union, in Chile, in Cambodia, etc.,[2] an even more extensive update would be necessary today.
To date I have received many letters from Germany, but almost all of them were from readers of the first edition of Ist das ein Mensch?, from 1961; thus, none of them were from young people of your generation. For this reason, your letter has given me much joy: it shows me that the book still has a voice, it is able to talk beyond the confines of space and also of time.
I deliberately did not provide my address. I know there are already too many people who write to the authors of books for personal reasons, and I prefer to maintain the diaphragm of the two editors, Italian and German, between author and reader, so that the only people who write to me are those like you, who have important and pertinent things to say.
Thank you for having written to me, I send you my most cordial greetings
Info
Note
Tag
Mittente: Primo Levi
Destinatario: Stefan Bauer
Data di stesura: 1980-09-02
Luogo di stesura: Torino
Descrizione del documento: copia di lettera ds. su carta velina.
Archivio: Archivio privato di Primo Levi, Torino
Segnatura: Complesso di Fondi primo Levi, Fondo Primo Levi, Corrispondenza, Corrispondenza generale, fascicolo 11, sottofasc. 2, doc. 5, f. 32.
2
Levi allude ai Gulag sovietici e ai centri di detenzione e di tortura sorti, in Cile, sotto la dittatura di Pinochet, e in Cambogia sotto quella di Pol Pot.