098. Wolfram André a Primo Levi, 6 maggio 1962

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Nota al testo


Wolfram André, medico di Igersheim, ringrazia Levi per il suo libro, che definisce un aiuto per i tedeschi.

6. Mai 1962

Herrn
Dipl. Chem. Dr. phil. Primo LEVI
Turin (Italien)

 

Sehr verehrten Herr Dr. Levi!

Ich habe Ihr Buch Ist das ein Mensch? mit Erschütterung gelesen. Leider kann ich Ihnen nur in deutscher Sprache schreiben, da ich des Italienischen nicht mächtig bin.

Für Ihr Buch darf ich Ihnen von Herzen danken. Über die Information hinaus hat es mir das Wissen um eine Menschlichkeit gegeben, die selbst gegenüber dem Unfasslichen der grossen Schuld die Reinheit ihrer Stimme wahrt. Für uns Deutsche, die wir die schwere Last unserer Vergangenheit und – Gott weiss es – unserer Zukunft tragen, ist Ihr Buch mehr als erschütternder Bericht; es ist Hilfe.[1] Für diese Wegweise danke ich Ihnen.

Zu unserer Entschuldung kann ich nichts vorbringen. Zudem[2] glaube ich, dass Schuld – und erst diese Schuld! – nicht einfach tilgbar[3] ist. Unter ihrem prägenden Griff werden wir vielleicht geformt und neuerregbar für Ihre Frage Ist das ein Mensch?[4]

Sie, verehrter Herr Dr. Levi, haben Wesentliches zu sagen: Allen, aber vor Allen uns Deutschen. Bitte sagen Sie es.

Sollten Sie Deutschland wieder betreten wollen (ich weiss nicht ob Sie es könne oder wollen), dann würde ich mich glücklich schätzen, Sie als meinen Gast zu sehen.

Ich danke Ihnen nochmals,
grüsse Sie
und bin Ihr ergebener

Wolfram André

6 maggio 1962

 

Egr. dott. Primo LEVI
Torino (Italia)

 

Egr. dott. Levi,

ho letto il Suo libro Se questo è un uomo e ne sono rimasto profondamente toccato. Purtroppo posso scriverLe solo in tedesco perché non so esprimermi in italiano.

Desidero ringraziarLa di cuore per il Suo libro. Al di là delle informazioni che contiene, mi ha reso consapevole di un’umanità che riesce a preservare la purezza della propria voce persino di fronte a una grande, inconcepibile colpa. Per noi tedeschi, che portiamo il peso gravoso del nostro passato e – Dio lo sa – del nostro futuro,[1] il Suo libro non è solo una testimonianza sconvolgente: è un aiuto. Ci indica una via, e di questo Le sono grato.

Non ho nulla da offrire come giustificazione per la nostra colpa. Inoltre[2] credo che la colpa – e questa colpa più di ogni altra – non sia facile ad estinguersi.[3] Piuttosto, è sotto la sua morsa e attraverso l’impronta che scava in noi che saremo forse plasmati e resi sensibili alla Sua domanda: è questo un uomo?[4]

Lei, stimato dottor Levi, ha qualcosa di essenziale da dire: al mondo, ma soprattutto a noi tedeschi. La prego, lo faccia.

Se dovesse tornare in Germania (non so se ne avrà la possibilità o il desiderio), sarei felice di poterLa avere come mio ospite.

La ringrazio ancora,
La saluto
e resto Suo devoto

 

Wolfram André

 

6. Mai 1962

Herrn
Dipl. Chem. Dr. phil. Primo LEVI
Turin (Italien)

 

Sehr verehrten Herr Dr. Levi!

Ich habe Ihr Buch Ist das ein Mensch? mit Erschütterung gelesen. Leider kann ich Ihnen nur in deutscher Sprache schreiben, da ich des Italienischen nicht mächtig bin.

Für Ihr Buch darf ich Ihnen von Herzen danken. Über die Information hinaus hat es mir das Wissen um eine Menschlichkeit gegeben, die selbst gegenüber dem Unfasslichen der grossen Schuld die Reinheit ihrer Stimme wahrt. Für uns Deutsche, die wir die schwere Last unserer Vergangenheit und – Gott weiss es – unserer Zukunft tragen, ist Ihr Buch mehr als erschütternder Bericht; es ist Hilfe.[1] Für diese Wegweise danke ich Ihnen.

Zu unserer Entschuldung kann ich nichts vorbringen. Zudem[2] glaube ich, dass Schuld – und erst diese Schuld! – nicht einfach tilgbar[3] ist. Unter ihrem prägenden Griff werden wir vielleicht geformt und neuerregbar für Ihre Frage Ist das ein Mensch?[4]

Sie, verehrter Herr Dr. Levi, haben Wesentliches zu sagen: Allen, aber vor Allen uns Deutschen. Bitte sagen Sie es.

Sollten Sie Deutschland wieder betreten wollen (ich weiss nicht ob Sie es könne oder wollen), dann würde ich mich glücklich schätzen, Sie als meinen Gast zu sehen.

Ich danke Ihnen nochmals,
grüsse Sie
und bin Ihr ergebener

Wolfram André

6 maggio 1962

 

Egr. dott. Primo LEVI
Torino (Italia)

 

Egr. dott. Levi,

ho letto il Suo libro Se questo è un uomo e ne sono rimasto profondamente toccato. Purtroppo posso scriverLe solo in tedesco perché non so esprimermi in italiano.

Desidero ringraziarLa di cuore per il Suo libro. Al di là delle informazioni che contiene, mi ha reso consapevole di un’umanità che riesce a preservare la purezza della propria voce persino di fronte a una grande, inconcepibile colpa. Per noi tedeschi, che portiamo il peso gravoso del nostro passato e – Dio lo sa – del nostro futuro,[1] il Suo libro non è solo una testimonianza sconvolgente: è un aiuto. Ci indica una via, e di questo Le sono grato.

Non ho nulla da offrire come giustificazione per la nostra colpa. Inoltre[2] credo che la colpa – e questa colpa più di ogni altra – non sia facile ad estinguersi.[3] Piuttosto, è sotto la sua morsa e attraverso l’impronta che scava in noi che saremo forse plasmati e resi sensibili alla Sua domanda: è questo un uomo?[4]

Lei, stimato dottor Levi, ha qualcosa di essenziale da dire: al mondo, ma soprattutto a noi tedeschi. La prego, lo faccia.

Se dovesse tornare in Germania (non so se ne avrà la possibilità o il desiderio), sarei felice di poterLa avere come mio ospite.

La ringrazio ancora,
La saluto
e resto Suo devoto

 

Wolfram André

 


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