124. Primo Levi a Brigitte Distler, 25 gennaio 1964

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Nota al testo


Levi ringrazia per il disco inviato, e condivide la sensazione di aver dato fondo al racconto delle sue esperienze con la pubblicazione de La tregua.

25 Januar 1964

 

Liebe Fräulein Distler,

ich werde wieder einmal versuchen, Ihnen auf Deutsch zu schreiben. Nicht aus Anmassung, sondern weil ich vorziehe dass Sie imstande sind mein Schreiben immediat zu verstehen, und sei es denn dass es voller Fehler ist.

Für die Schallplatte bin ich Ihnen recht dankbar. Ich besitze leider gar keine musikalische Erziehung und Ausbildung, doch scheinte[1] es mir, in jener nüchternen und unzierlichen Musik, denselben Geist den Sie mir so eindringlich beschrieben hatten zu spüren: unruhig, regellos, sogar regelwidrig, aber gleichzeitig empfindlich und schöpferisch begabt.

            Verzeihen Sie, bitte, die Verspätung womit ich Ihnen antworte. Seitdem, in April voriges Jahres, ist La tregua (die Fortsetzung von Ist das ein Mensch) veröffentlicht worden, meine Freizeit hat sich schrecklich beschränkt: die wenige Stunden die mir, nach meiner täglichen Fabriksarbeit, übrig bleiben, sind jetzt mit einer Unmenge unvorgesehener Tätigkeiten vollbesetzt. Unerwarteter –, ja auch unerwünschterweise bin ich plötzlich zum „bekannten Schriftsteller” geworden: werde von Meilend, von Rom u.s.w. gerufen um meine Bücher den Publikum vorzustellen;[2] bekomme wochentlich Manuskripte, die ich beurteilen und dem Verlag vorschlagen sollte; eine Radio-umsetzung von „Ist das…” ist in vorbereitung,[3] so wie auch die Englische und die Deutsche Übersetzung von La tregua.[4] Alle denken ich sollte froh, mindestens zufrieden sein: das ist aber nicht der fall. Ich bin dagegen durch und durch mit der Empfindung bedrückt, Alles jetzt erzählt zu haben, zum Ende gekommen zu sein.[5]

            Das liegt alles natürlich am Rand: äusserlich unverändert, und scheinbar mutig und munter, fahre ich fort mit meinem Familienleben und Arbeitsmühe. Aber Schluss damit: und ich weiss auch nicht eigentlich, warum sollte ich mit solchen Privatangelegenheiten Sie belästigen, und die riesige Kraftanstrengung machen sie aufs Deutsch auszudrücken.

Mit dem besten Dank und herzlichen Grüssen bin ich Ihr ergebener

25 gennaio 1964

 

Cara signorina Distler,

provo ancora una volta a scriverLe in tedesco. Non per presunzione, ma perché preferisco che Lei possa intendere subito la mia lettera, anche se piena di errori.

La ringrazio davvero molto per il disco. Purtroppo, non ho alcuna educazione musicale, eppure mi è sembrato[1] di riconoscere, in quella musica scarna e priva di ornamenti, lo stesso spirito che Lei mi aveva descritto con parole così pregnanti: inquieto, smanioso, persino refrattario alle regole, e insieme sensibile e dotato di forza creativa.

La prego di scusarmi per il ritardo della mia risposta. Da quando, nell’aprile scorso, è uscito La tregua (la continuazione di Se questo è un uomo), il mio tempo libero si è ridotto a nulla: le poche ore che mi restano dopo il lavoro in fabbrica sono occupate da una quantità di impegni imprevisti. All’improvviso, e anche mio malgrado, sono diventato uno “scrittore noto”: mi chiamano a Milano, a Roma e via dicendo, per presentare al pubblico i miei libri;[2] ogni settimana ricevo manoscritti da valutare e proporre all’editore; è in preparazione un adattamento radiofonico di Se questo..., [3] e sono in corso le traduzioni inglese e tedesca de La tregua.[4] Tutti pensano che io debba esserne contento o almeno soddisfatto, ma non è così. Mi sento, al contrario, oppresso dalla sensazione di aver già detto tutto, di essere giunto alla fine.[5]

Tutto ciò resta, naturalmente, ai margini: all’esterno nulla è mutato, e in apparenza continuo a vivere allegro e impavido la mia vita in famiglia e i miei impegni lavorativi. Ma basta: non so nemmeno perché io debba importunarla con queste vicende private, e fare la fatica immensa di esprimerle in tedesco.

Con i migliori ringraziamenti e cordiali saluti, Suo devoto

25 Januar 1964

 

Liebe Fräulein Distler,

ich werde wieder einmal versuchen, Ihnen auf Deutsch zu schreiben. Nicht aus Anmassung, sondern weil ich vorziehe dass Sie imstande sind mein Schreiben immediat zu verstehen, und sei es denn dass es voller Fehler ist.

Für die Schallplatte bin ich Ihnen recht dankbar. Ich besitze leider gar keine musikalische Erziehung und Ausbildung, doch scheinte[1] es mir, in jener nüchternen und unzierlichen Musik, denselben Geist den Sie mir so eindringlich beschrieben hatten zu spüren: unruhig, regellos, sogar regelwidrig, aber gleichzeitig empfindlich und schöpferisch begabt.

            Verzeihen Sie, bitte, die Verspätung womit ich Ihnen antworte. Seitdem, in April voriges Jahres, ist La tregua (die Fortsetzung von Ist das ein Mensch) veröffentlicht worden, meine Freizeit hat sich schrecklich beschränkt: die wenige Stunden die mir, nach meiner täglichen Fabriksarbeit, übrig bleiben, sind jetzt mit einer Unmenge unvorgesehener Tätigkeiten vollbesetzt. Unerwarteter –, ja auch unerwünschterweise bin ich plötzlich zum „bekannten Schriftsteller” geworden: werde von Meilend, von Rom u.s.w. gerufen um meine Bücher den Publikum vorzustellen;[2] bekomme wochentlich Manuskripte, die ich beurteilen und dem Verlag vorschlagen sollte; eine Radio-umsetzung von „Ist das…” ist in vorbereitung,[3] so wie auch die Englische und die Deutsche Übersetzung von La tregua.[4] Alle denken ich sollte froh, mindestens zufrieden sein: das ist aber nicht der fall. Ich bin dagegen durch und durch mit der Empfindung bedrückt, Alles jetzt erzählt zu haben, zum Ende gekommen zu sein.[5]

            Das liegt alles natürlich am Rand: äusserlich unverändert, und scheinbar mutig und munter, fahre ich fort mit meinem Familienleben und Arbeitsmühe. Aber Schluss damit: und ich weiss auch nicht eigentlich, warum sollte ich mit solchen Privatangelegenheiten Sie belästigen, und die riesige Kraftanstrengung machen sie aufs Deutsch auszudrücken.

Mit dem besten Dank und herzlichen Grüssen bin ich Ihr ergebener

25 gennaio 1964

 

Cara signorina Distler,

provo ancora una volta a scriverLe in tedesco. Non per presunzione, ma perché preferisco che Lei possa intendere subito la mia lettera, anche se piena di errori.

La ringrazio davvero molto per il disco. Purtroppo, non ho alcuna educazione musicale, eppure mi è sembrato[1] di riconoscere, in quella musica scarna e priva di ornamenti, lo stesso spirito che Lei mi aveva descritto con parole così pregnanti: inquieto, smanioso, persino refrattario alle regole, e insieme sensibile e dotato di forza creativa.

La prego di scusarmi per il ritardo della mia risposta. Da quando, nell’aprile scorso, è uscito La tregua (la continuazione di Se questo è un uomo), il mio tempo libero si è ridotto a nulla: le poche ore che mi restano dopo il lavoro in fabbrica sono occupate da una quantità di impegni imprevisti. All’improvviso, e anche mio malgrado, sono diventato uno “scrittore noto”: mi chiamano a Milano, a Roma e via dicendo, per presentare al pubblico i miei libri;[2] ogni settimana ricevo manoscritti da valutare e proporre all’editore; è in preparazione un adattamento radiofonico di Se questo..., [3] e sono in corso le traduzioni inglese e tedesca de La tregua.[4] Tutti pensano che io debba esserne contento o almeno soddisfatto, ma non è così. Mi sento, al contrario, oppresso dalla sensazione di aver già detto tutto, di essere giunto alla fine.[5]

Tutto ciò resta, naturalmente, ai margini: all’esterno nulla è mutato, e in apparenza continuo a vivere allegro e impavido la mia vita in famiglia e i miei impegni lavorativi. Ma basta: non so nemmeno perché io debba importunarla con queste vicende private, e fare la fatica immensa di esprimerle in tedesco.

Con i migliori ringraziamenti e cordiali saluti, Suo devoto


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