173. Christel Waiß a Primo Levi, 28 marzo 1969

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Nota al testo


Christel Waiß, che nel 1944 ancora bambina fu evacuata a Katowice con la famiglia, scrive a Levi dopo aver letto Ist das ein Mensch? e mette in relazione il racconto di Levi con quelli di Simon Wiesenthal e Anne Frank. 

Christel Waiß

1 Berlin 41, den 28.3.69
Körnerstr. 44

 

Sehr geehrter Herr Dr. Levi!

Es ist mir ein Bedürfnis, Ihnen diese Zeilen zu schreiben.

Ich habe Ihr Buch über die schwerste Zeit Ihres Lebens – das Jahr in Auschwitz – gelesen, und ich empfinde eine große Achtung davor, daß Sie die seelische Kraft aufbringen, das deutsche Volk nicht zu hassen, sondern sich sogar bemühen, es zu verstehen.

Mein Mann und ich, wir haben verschiedene Bücher über die Judenverfolgungen gelesen, u.a. von Herrn Wiesenthal Ich jagte Eichmann”.[1] Doch all diese Bücher hatten lediglich einen dokumentarischen und mehr unpersönlichen Charakter, sie sprachen einen nicht direkt an. Ihr Buch schließt an das an, was Anne Frank in ihren Tagebuchaufzeichnungen beginnt.[2] Sie führen den Leser mitten hinein in das schreckliche Geschehen, und man empfindet ein tiefes Grauen vor den Mördern jener Zeit.

Ich war im Jahre 1944 als Kind in Kattowitz, ein paar km von Auschwitz entfernt, evakuiert. Man fragt sich oft, ob denn wirklich niemand wußte, was da eine halbe Stunde entfernt, vor sich ging – ich halte es für ausgeschlossen. –

Ich wünsche Ihnen von Herzen, daß Ihr Buch einen großen Widerhall findet und die Menschen zum Nachdenken zwingt.

Mit vorzüglicher Hochachtung

Christel Waiß

1 Berlin 41, il 28.03.69
Körnerstr. 44

 

Stimatissimo Dottor Levi,

sento in me il bisogno di scriverLe queste righe.

Ho letto il Suo libro sull’anno più terribile della sua vita – quello trascorso ad Auschwitz – e provo un profondo rispetto per la forza d’animo con cui riesce non solo a non odiare il popolo tedesco, ma addirittura a sforzarsi di comprenderlo.

Io e mio marito abbiamo letto svariati libri sulle persecuzioni contro gli ebrei, tra questi Ho dato la caccia a Eichmann del signor Wiesenthal. Tutti, però, avevano più che altro carattere documentario e impersonale, non parlavano direttamente al lettore. Il Suo libro invece prosegue ciò che Anne Frank aveva iniziato con il suo Diario. Lei accompagna il lettore nel mezzo di quei terribili accadimenti, e si prova un senso di profondo sgomento di fronte ai carnefici di quel tempo.

Nel 1944 ero bambina, sfollata a Katowice, a pochi chilometri da Auschwitz. Ci si chiede spesso se davvero nessuno sapesse cosa accadeva laggiù, a solo mezz’ora di distanza: io lo ritengo impossibile.

Le auguro di cuore che il Suo libro possa avere un’ampia risonanza e che costringa le persone a riflettere.

Con il più profondo rispetto,

Christel Waiß

1 Berlin 41, den 28.3.69
Körnerstr. 44

 

Sehr geehrter Herr Dr. Levi!

Es ist mir ein Bedürfnis, Ihnen diese Zeilen zu schreiben.

Ich habe Ihr Buch über die schwerste Zeit Ihres Lebens – das Jahr in Auschwitz – gelesen, und ich empfinde eine große Achtung davor, daß Sie die seelische Kraft aufbringen, das deutsche Volk nicht zu hassen, sondern sich sogar bemühen, es zu verstehen.

Mein Mann und ich, wir haben verschiedene Bücher über die Judenverfolgungen gelesen, u.a. von Herrn Wiesenthal Ich jagte Eichmann”.[1] Doch all diese Bücher hatten lediglich einen dokumentarischen und mehr unpersönlichen Charakter, sie sprachen einen nicht direkt an. Ihr Buch schließt an das an, was Anne Frank in ihren Tagebuchaufzeichnungen beginnt.[2] Sie führen den Leser mitten hinein in das schreckliche Geschehen, und man empfindet ein tiefes Grauen vor den Mördern jener Zeit.

Ich war im Jahre 1944 als Kind in Kattowitz, ein paar km von Auschwitz entfernt, evakuiert. Man fragt sich oft, ob denn wirklich niemand wußte, was da eine halbe Stunde entfernt, vor sich ging – ich halte es für ausgeschlossen. –

Ich wünsche Ihnen von Herzen, daß Ihr Buch einen großen Widerhall findet und die Menschen zum Nachdenken zwingt.

Mit vorzüglicher Hochachtung

Christel Waiß

1 Berlin 41, il 28.03.69
Körnerstr. 44

 

Stimatissimo Dottor Levi,

sento in me il bisogno di scriverLe queste righe.

Ho letto il Suo libro sull’anno più terribile della sua vita – quello trascorso ad Auschwitz – e provo un profondo rispetto per la forza d’animo con cui riesce non solo a non odiare il popolo tedesco, ma addirittura a sforzarsi di comprenderlo.

Io e mio marito abbiamo letto svariati libri sulle persecuzioni contro gli ebrei, tra questi Ho dato la caccia a Eichmann del signor Wiesenthal. Tutti, però, avevano più che altro carattere documentario e impersonale, non parlavano direttamente al lettore. Il Suo libro invece prosegue ciò che Anne Frank aveva iniziato con il suo Diario. Lei accompagna il lettore nel mezzo di quei terribili accadimenti, e si prova un senso di profondo sgomento di fronte ai carnefici di quel tempo.

Nel 1944 ero bambina, sfollata a Katowice, a pochi chilometri da Auschwitz. Ci si chiede spesso se davvero nessuno sapesse cosa accadeva laggiù, a solo mezz’ora di distanza: io lo ritengo impossibile.

Le auguro di cuore che il Suo libro possa avere un’ampia risonanza e che costringa le persone a riflettere.

Con il più profondo rispetto,


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