169. Edith Ullmann a Primo Levi, 11 febbraio 1968
Edith Ulmann, corrispondente da Sion (Svizzera), con questa lettera in cui mescola lingua italiana e tedesca ringrazia Levi per la sua testimonianza.
Sion, 11.II.1968
Gentilissimo Signor Levi,
ho letto Se questo è un uomo, 10 Jahre nachdem es in Ihren hande gedruckt wurde, etwas mehr als 6 Jahre nachdem es in deutsches Übersetzung erschien.
Avrà ricevuto chissà quante lettere,[1] trotzdem möchte auch ich Ihnen schreiben, Ihnen danken. Wie Sie, so glaube auch ich im Allgemeinen nicht an ein bestimmtes Ziel des menschlichen Lebens. Das Ihre aber, Zeugnis abzulegen, is wahr und notwendig.[2] Sie suchten uns Deutsche zu verstehen (tout comprendre c’est tout pardonner) – aber das is ja unmöglich weil das Geschicken unmenschlich was.
Daß Sie ohne Haß schreiben konnten bewundere ich über alle Maßen.[3] Sie sind ein außergewöhnlicher Mensch, das zu fühlen tut gut.
Con tutta la mia stima
Edith Ullmann
Sion, 11 febbraio 1968
Gentilissimo Signor Levi,
ho letto Se questo è un uomo dieci anni dopo che era stato dato alle stampe per la prima volta dalle Sue mani, poco più di sei anni dopo l’uscita della traduzione tedesca.
Avrà ricevuto chissà quante lettere,[1] e tuttavia desidero anch’io scriverLe e ringraziarLa. Come Lei, anch’io credo, in generale, che la vita umana non abbia uno scopo prestabilito. Ma che il Suo sia stato quello di testimoniare, questo sì, è vero e necessario.[2] Lei ha cercato di capire noi tedeschi (tout comprendre c’est tout pardonner), ma è impossibile, perché quanto è accaduto era disumano.
Che Lei abbia saputo scrivere senza odio, è un fatto che ammiro sopra ogni cosa.[3] Lei è una persona straordinaria, e provare questo sentimento fa bene.
Con tutta la mia stima
Edith Ullmann