M. L., corrispondente da Amburgo, scrive che Ist das ein Mensch? è il primo resoconto su Auschwitz di cui lui e la moglie siano venuti a conoscenza. La sua lettera è quindi un tentativo di risposta alla volontà di Levi di «capire» i tedeschi e di «destare una eco» in Germania.
Hamburg, den[1]
Hochverehrter Herr Levi!
Ihr Buch Ist das ein Mensch? ist der erste uns bekannte Bericht eines Überlebenden von Auschwitz. Es hat meine Frau und mich tief erschüttert.
Weil Sie nun nach all dem erlebten Grauen sich doch noch einmal an das deutsche Volk wenden, „um es zu verstehen und einen Widerhall zu erwecken” – p. 9 den deutschen Ausgabe, – wage ich es, eine Antwort zu versuchen.
Ein Widerhall nur soll es sein. Ich glaube, verstehen kann so etwas kein Mensch! Genesis5019stehen Jacobs Söhne zitternd vor ihrem Brüder Joseph, ganz in seine Hand gegeben. „Joseph sprach zu ihnen: Fürchtet euch nicht, denn ich bin unter Gott”.[2] Das ist es, von einem Menschen, der nicht unter Gott steht, muß man alles befürchten, er hat keine Bindung und keine Hemmung! Dann gilt jenes andere Wort aus der Genesis, 821, „denn das Dichten des menschlichen Herzens ist böse von Jugend auf”, modern erläutert und bewiesen durch die furchtbaren Entdeckungen der Psychoanalyse Freuds im Unbewußten, die Ihnen wohl bekannt sind. Es hat immer Zeiten gegeben, „wo der Teufel los war”, ohne Hemmungen und ohne Sinn: Judenverfolgungen und Christenverfolgungen, Ausrotten ganzen Völker in Südamerika und der Indianer in Nordamerika, der Goten in Italien unter Narses,[3] grausamste Folterungen und Massenmorde an ganzen Ständen während der Französischen und der RussischenRevolution. Wer will das „verstehen”?
Aber, sehr geehrter Herr Levi, Sie erwarten wohl eine spezielle Antwort auf die Frage, warum Hitler an die Macht kam, und warum wir sein Joch nicht wieder abgeschüttelt haben.
Nun, 1933 waren wir durch die politischen und wirtschaftlichen Krisen, durch eine verheerende Arbeitslosigkeit so am Ende, daß parlamentarisch alle gemäßigten Parteien verschwanden und wir nur die Wahl hatten, Hitler oder Stalin, Nationalsozialisten oder Kommunisten, beide etwa gleich stark. Die Kommunisten kannten wir von mehreren großen Aufständen her nach dem ErstemWeltkrieg.[4] Hitler erschien uns zwar verdächtig, aber doch entschieden als das kleinere Übel. Daß alle seine schönen Worte Lüge und Betung waren, erkannten wir zunächst nicht. Außenpolitisch hatte er einen Erfolg nach dem andern. Alle Staaten unterhielten diplomatische Beziehungen, der Papstals ersten schloß ein Konkordat. Wer konnte ahnen, daß wir einem Verbrecher und Betrüger aufgesessen waren? Und wenn schon, man kann doch nicht den Betrogenen die Schuld geben. Schuld hat doch allein der Betrüger. – Und nun die schwierigste Frage, sein blödsinniger Judenhaß: Nun, populär ist dieser Judenhaß nie gewesen. Deutschland galt mit Recht als das Juden freundlichste Land der Welt. Niemals ist – so viel ich weiß und auch gelesen habe – zur ganzen Hitlerzeit bis zum Ende ein einziger Fall spontaner Schmähung oder Angriffe auf einem Juden bekannt geworden.[5] Immer nur – sehr gefährliche Hilfsaktionen.
Und nun das Zweite: In einem totalitären Staat sich aufzulehnen, ist nicht möglich. Die ganze Welt hat auch seiner Zeit den Ungarn nicht helfen können. „Völkern hinter dem Eisernen Verfag können wir nicht helfen”, sagte einmal jemand (ein Amerikanischer Präsident?).[6] So konnten wir alleine es schon gar nicht. Vergessen Sie nicht daß, abgesehen von allen anderen Widerstandskämpfern, allein am 20 Juli ‘44 Tausende und Abertausende von Offizieren hingerichtet sind. Das war keine „kleine Generals-Clique”, wie Hitler sagte.[7]
Lieber Herr Dr. Levi, so darf ich Sie einmal nennen, denn wer Ihr Buch gelesen hat, muß Sie lieb haben. Ich habe keine Entschuldigung, keine Erklärung. Schwer lastet die Schuld auf meinem armen, betrogenen und irregeleiteten Volke. Gnädig sind Sie bewahrt geblieben als einer der wenigen aus Millionen. Freuen Sie sich des neu geschenkten Lebens, des Friedens und Ihrer schönen Heimat, die auch ich kenne. Auch auf meinem Bücherbord stehen Dante und Boccaccio.
Ihr
sehr ergebener
M.L.
Hamburg, den
Sehr geehrter Herr Doktor!
Darf ich dem Brief meines Mannes noch ein paar Worte hinzufügen?
Wenn ein Volk zu spät erkennt, dass es ein Gefangenes des Teufels geworden ist, so bewirkt das psychische Veränderungen.
1) Angesprochen wird das Böse in Menschen. Es entstehen die Pannwitze und die Kapos, die sich an der Schulter Hilfloser den Schmutz abwischen.[8]
2) Es entstand im Gegensatz dazu der offene Widerstand gegen das Unrecht, der sich und seine Familie als Märtyrer opferte, zwar ohne äusseren Erfolg zu haben.
3) Es bleibt die grosse Menge derer, die um das eigene Leben und die Existenz zu retten, schweigt und den gefährdeten Brüder preisgibt.
Das bekennen wir als unsere Schuld vor Gott und Menschen.
Ihre
sehr ergebene
E.L.
Dr. M.L. Hamburg-Altona[1]
Egregio Dott. Levi,
Il Suo libro Se questo è un uomo è il primo fra i racconti di superstiti di Auschwitz che sia venuto a nostra conoscenza. Ha commosso profondamente mia moglie e me. Ora, poiché Ella, dopo tutti gli orrori che ha vissuto, si rivolge ancora una volta al popolo tedesco «per capire», «per destare una eco», io oso tentare una risposta.I
Ma non sarà che una eco: “capire” simili cose non può nessuno! In GENESI50-19 stanno i figli di Giacobbe, tremanti davanti al loro fratello Giuseppe, compiutamente nelle sue mani; «E Giuseppe disse loro: – Non temete, ché io sono con Dio –». [2] Ciò equivale a dire, che da un uomo che non è con Dio tutto è da temere: egli non ha freni, non ha ritegno! E gli si addice allora l’altra parola di GENESI8-21: «Poiché il senno del cuore umano è malvagio fin dalla giovinezza», modernamente spiegato e dimostrato dalle tremende scoperte della psicanalisi di Freud nel campo dell’inconscio, a Lei certamente note. In ogni tempo è avvenuto “che il Diavolo si scatenasse”, senza ritegno, senza senso: persecuzioni di ebrei e di cristiani, sterminio di popoli interi in Sudamerica, degli indiani nel Nordamerica, dei Goti in Italia sotto Narsete[3], orrende persecuzioni e massacri nel corso delle rivoluzioni francese e russa. Chi potrà “capire” tutto questo?II
Ella però, egregio dottor Levi, aspettaIII certo una risposta specifica alla domanda, perché Hitler giunse al potere, e perché noi in seguito non abbiamo scosso il suo giogo.
Ora, nel 1933 noi eravamo talmente esausti per le crisi politiche ed economiche, e per la disoccupazione dominante, che in parlamento tutti i partiti moderati sparirono, e non rimase che la scelta fra Hitler e Stalin, Nazionalsocialisti e Comunisti, di forze all’incirca uguali. I comunisti li conoscevamo, per le varie grandi rivolteIV avvenute dopo la 1 Guerra.[4] Hitler ci appariva sospetto, è vero, ma decisamente come il minor male.V Che tutte le sue belle parole erano menzogne e tradimento, all’inizio non ce ne accorgemmo. In politica estera, aveva un successo dopo l’altro; tutti gli stati mantenevano con lui relazioni diplomatiche, il Papa per primo conchiuse un concordato. Chi poteva sospettare che noi eravamo a cavallo di un criminale e di un traditore? E quando anche (sic), nessuna colpa si può certo attribuire ai traditi:VI solo il traditore è colpevole. Ed ora la questione più difficile, il suo insensato odio contro gli ebrei: ebbene, quest’odio non è mai stato popolare. La Germania contava a buon diritto come il paese più amichevole verso gli ebrei nel mondo intero.VII Mai, a quanto io so, e ho letto, durante tutto il periodo hitleriano fino alla sua fine, mai si è saputo di un solo caso di spontaneo oltraggio o aggressione ai danni di un ebreo. [5] Sempre soltanto (pericolosissimi) tentativi di aiuto.
E ora la seconda questione. Ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile. Il mondo intiero, a suo tempo, non ha potuto portare aiuto agli ungheresi. «Non possiamo aiutare i popoli dietro alla Cortina di Ferro» ha detto qualcuno (un Presidente americano?). [6] Tanto meno potemmo farlo noi da soli. Non va dimenticato che, oltre a tutte le altre battaglie di resistenza, solo nel giorno 20/7/44migliaia e migliaia di ufficiali furono giustiziati. Non si trattava già di “una piccola cricca di ufficiali”, come disse poi Hitler.[7]
Caro dottor Levi (così mi permetto di chiamarla, perché chi ha letto il suo libro non può che averLa a caro), non ho scuse, non ho spiegazioni. La colpa grava pesantemente sul mio povero popolo tradito e sviato. Lei, per grazia del cielo, è stato risparmiato, uno fra milioni. Si rallegri della vita che Le è stata ridonata, della pace e della sua bella Patria che anch’io conosco. Anche nel mio scaffale stanno Dante e Boccaccio.
Suo M.L.
Dott.M.L. HAMBURGO
Egregio Dott. Levi,
posso aggiungere qualche parola alla lettera di mio marito? Quando un popolo riconosce troppo tardi di essere diventato un prigioniero del diavolo, ne seguono alcune alterazioniVIII psichiche. (sic)IX
1) Viene sollecitato quanto di male è negli uomini. Ne sono il risultato i Pannwitz e i Kapos, che si nettano la mano sulla spalla degli inermi.[8]
2) Ne è il risultato, per contro, anche la resistenza attiva contro l’ingiustizia, che sacrificò sé stessa e la sua famiglia (sic) al martirio, e ciò senza successo visibile.
3) Rimane la gran massa di coloro che, per salvare la propria vita ed esistenza, tacciono e abbandonano il fratello in pericolo.
Questo noi riconosciamo come colpa nostra davanti a Dio e agli uomini.
Sua
E.L.
Hamburg,[1]
Dear Mr. Levi!
Your book If This is a Man is the first account by a survivor of Auschwitz that my wife and I have just read. It has deeply shaken us both.
Since, after all the horrors you have experienced, you are now turning once again to the German people “in order to understand them and evoke a response”—p. 9 of the German edition—I shall venture to attempt a reply.
This response can only be a resonance, for I believe no human being can understand such a thing! In Genesis50:19, Jacob’s sons stand trembling before their brother Joseph, completely in his hands. “Joseph said to them, ‘Do not be afraid. Am I in the place of God?’”[2]That is it: from a person who is not in the place of God, one must fear everything, for he has no restraint and no inhibitions! Then that other saying from Genesis 8:21 applies, “the imagination of man’s heart is evil from his youthevery inclination of the human heart is evil from childhood,” explained and proven in modern terms by the terrible discoveries of Freud’s psychoanalysis of the unconscious, with which you are probably familiar. There have always been times when “all hell broke loose”, without restraint and without reason: persecution of the Jews; persecution of Christians; extermination of entire peoples in South America and the Indians, North America; the Goths in Italy under Narses;[3] cruel torture and mass murders of entire classes during the French and Russian revolutions. Who wants to “understand” all that?
But, dear Mr. Levi, you are probably expecting a specific answer to the question of why Hitler came to power and why we did not shake off his yoke.
Well, in 1933, we were so exhausted by political and economic crises and devastating unemployment that all moderate parties disappeared from parliament and we were left with a choice between Hitler and Stalin, National Socialists and Communists, the two sides being roughly equal in strength. We knew the Communists from several major uprisings after the First World War.[4] Hitler seemed suspicious to us, but we decided he was the lesser evil. At first, we did not realize that all his fine words were lies and deceit. In foreign policy, he had one success after another. All states maintained diplomatic relations, with the Pope being the first to conclude a concordat. Who could have guessed that we had fallen for a criminal and a fraud? And even if we had, you cannot blame the victims of fraud. The fraudster alone is to blame.—And now the most difficult question, his idiotic hatred of Jews: Well, this hatred of Jews has never been popular. Germany was rightly considered the most Jewish-friendly country in the world. As far as I know and have read, not a single case of spontaneous abuse or attack on a Jew is known to have occurred during the entire Hitler era until the end.[5] Only very dangerous rescue operations.
And now the second point: it is not possible to rebel in a totalitarian state. The whole world was unable to help Hungary when the time came. “We cannot help the peoples behind the Iron Curtain,” someone (an American president?) once said.[6] So we certainly could not do it alone. Let us not forget that, apart from all the other resistance fighters, thousands upon thousands of officers were executed on July 20, 1944, alone. That was no “small clique of officers,” as Hitler said.[7]
Dear Mr. Levi, if I may call you that, because anyone who has read your book cannot but have you dear: I have no excuse, no explanation. The guilt weighs heavily on my poor, deceived, and misguided people. By the grace of Heaven, you have been spared, one of the few among millions. Rejoice in your newfound life, in peace, and in your beautiful homeland, which I also know. Dante and Boccaccio are also on my bookshelf.
Yours,
most devotedly,
M.L.
Hamburg,
Dear Sir!
May I add a few words to my husband’s letter?
When a people realizes too late that it has become a prisoner of the devil, this causes psychological changes.
1) Whatever is evil in people is stimulated. This gives rise to the Pannwitzes and the Kapos, who wipe the dirt off their shoulders and onto the backs of the helpless.[8]
2) Active resistance to injustice is, by contrast, also prompted: sacrificing oneself and one’s family as martyrs, albeit without any outward success.
3) There remains the large number of those who, in order to save their own lives and existence, remain silent and betray their endangered brothers.
We confess this as our guilt before God and man.
Yours,
most sincerely,
E.L.
Hamburg, den[1]
Hochverehrter Herr Levi!
Ihr Buch Ist das ein Mensch? ist der erste uns bekannte Bericht eines Überlebenden von Auschwitz. Es hat meine Frau und mich tief erschüttert.
Weil Sie nun nach all dem erlebten Grauen sich doch noch einmal an das deutsche Volk wenden, „um es zu verstehen und einen Widerhall zu erwecken” – p. 9 den deutschen Ausgabe, – wage ich es, eine Antwort zu versuchen.
Ein Widerhall nur soll es sein. Ich glaube, verstehen kann so etwas kein Mensch! Genesis5019stehen Jacobs Söhne zitternd vor ihrem Brüder Joseph, ganz in seine Hand gegeben. „Joseph sprach zu ihnen: Fürchtet euch nicht, denn ich bin unter Gott”.[2] Das ist es, von einem Menschen, der nicht unter Gott steht, muß man alles befürchten, er hat keine Bindung und keine Hemmung! Dann gilt jenes andere Wort aus der Genesis, 821, „denn das Dichten des menschlichen Herzens ist böse von Jugend auf”, modern erläutert und bewiesen durch die furchtbaren Entdeckungen der Psychoanalyse Freuds im Unbewußten, die Ihnen wohl bekannt sind. Es hat immer Zeiten gegeben, „wo der Teufel los war”, ohne Hemmungen und ohne Sinn: Judenverfolgungen und Christenverfolgungen, Ausrotten ganzen Völker in Südamerika und der Indianer in Nordamerika, der Goten in Italien unter Narses,[3] grausamste Folterungen und Massenmorde an ganzen Ständen während der Französischen und der RussischenRevolution. Wer will das „verstehen”?
Aber, sehr geehrter Herr Levi, Sie erwarten wohl eine spezielle Antwort auf die Frage, warum Hitler an die Macht kam, und warum wir sein Joch nicht wieder abgeschüttelt haben.
Nun, 1933 waren wir durch die politischen und wirtschaftlichen Krisen, durch eine verheerende Arbeitslosigkeit so am Ende, daß parlamentarisch alle gemäßigten Parteien verschwanden und wir nur die Wahl hatten, Hitler oder Stalin, Nationalsozialisten oder Kommunisten, beide etwa gleich stark. Die Kommunisten kannten wir von mehreren großen Aufständen her nach dem ErstemWeltkrieg.[4] Hitler erschien uns zwar verdächtig, aber doch entschieden als das kleinere Übel. Daß alle seine schönen Worte Lüge und Betung waren, erkannten wir zunächst nicht. Außenpolitisch hatte er einen Erfolg nach dem andern. Alle Staaten unterhielten diplomatische Beziehungen, der Papstals ersten schloß ein Konkordat. Wer konnte ahnen, daß wir einem Verbrecher und Betrüger aufgesessen waren? Und wenn schon, man kann doch nicht den Betrogenen die Schuld geben. Schuld hat doch allein der Betrüger. – Und nun die schwierigste Frage, sein blödsinniger Judenhaß: Nun, populär ist dieser Judenhaß nie gewesen. Deutschland galt mit Recht als das Juden freundlichste Land der Welt. Niemals ist – so viel ich weiß und auch gelesen habe – zur ganzen Hitlerzeit bis zum Ende ein einziger Fall spontaner Schmähung oder Angriffe auf einem Juden bekannt geworden.[5] Immer nur – sehr gefährliche Hilfsaktionen.
Und nun das Zweite: In einem totalitären Staat sich aufzulehnen, ist nicht möglich. Die ganze Welt hat auch seiner Zeit den Ungarn nicht helfen können. „Völkern hinter dem Eisernen Verfag können wir nicht helfen”, sagte einmal jemand (ein Amerikanischer Präsident?).[6] So konnten wir alleine es schon gar nicht. Vergessen Sie nicht daß, abgesehen von allen anderen Widerstandskämpfern, allein am 20 Juli ‘44 Tausende und Abertausende von Offizieren hingerichtet sind. Das war keine „kleine Generals-Clique”, wie Hitler sagte.[7]
Lieber Herr Dr. Levi, so darf ich Sie einmal nennen, denn wer Ihr Buch gelesen hat, muß Sie lieb haben. Ich habe keine Entschuldigung, keine Erklärung. Schwer lastet die Schuld auf meinem armen, betrogenen und irregeleiteten Volke. Gnädig sind Sie bewahrt geblieben als einer der wenigen aus Millionen. Freuen Sie sich des neu geschenkten Lebens, des Friedens und Ihrer schönen Heimat, die auch ich kenne. Auch auf meinem Bücherbord stehen Dante und Boccaccio.
Ihr
sehr ergebener
M.L.
Hamburg, den
Sehr geehrter Herr Doktor!
Darf ich dem Brief meines Mannes noch ein paar Worte hinzufügen?
Wenn ein Volk zu spät erkennt, dass es ein Gefangenes des Teufels geworden ist, so bewirkt das psychische Veränderungen.
1) Angesprochen wird das Böse in Menschen. Es entstehen die Pannwitze und die Kapos, die sich an der Schulter Hilfloser den Schmutz abwischen.[8]
2) Es entstand im Gegensatz dazu der offene Widerstand gegen das Unrecht, der sich und seine Familie als Märtyrer opferte, zwar ohne äusseren Erfolg zu haben.
3) Es bleibt die grosse Menge derer, die um das eigene Leben und die Existenz zu retten, schweigt und den gefährdeten Brüder preisgibt.
Das bekennen wir als unsere Schuld vor Gott und Menschen.
Ihre
sehr ergebene
E.L.
Dr. M.L. Hamburg-Altona[1]
Egregio Dott. Levi,
Il Suo libro Se questo è un uomo è il primo fra i racconti di superstiti di Auschwitz che sia venuto a nostra conoscenza. Ha commosso profondamente mia moglie e me. Ora, poiché Ella, dopo tutti gli orrori che ha vissuto, si rivolge ancora una volta al popolo tedesco «per capire», «per destare una eco», io oso tentare una risposta.I
Ma non sarà che una eco: “capire” simili cose non può nessuno! In GENESI50-19 stanno i figli di Giacobbe, tremanti davanti al loro fratello Giuseppe, compiutamente nelle sue mani; «E Giuseppe disse loro: – Non temete, ché io sono con Dio –». [2] Ciò equivale a dire, che da un uomo che non è con Dio tutto è da temere: egli non ha freni, non ha ritegno! E gli si addice allora l’altra parola di GENESI8-21: «Poiché il senno del cuore umano è malvagio fin dalla giovinezza», modernamente spiegato e dimostrato dalle tremende scoperte della psicanalisi di Freud nel campo dell’inconscio, a Lei certamente note. In ogni tempo è avvenuto “che il Diavolo si scatenasse”, senza ritegno, senza senso: persecuzioni di ebrei e di cristiani, sterminio di popoli interi in Sudamerica, degli indiani nel Nordamerica, dei Goti in Italia sotto Narsete[3], orrende persecuzioni e massacri nel corso delle rivoluzioni francese e russa. Chi potrà “capire” tutto questo?II
Ella però, egregio dottor Levi, aspettaIII certo una risposta specifica alla domanda, perché Hitler giunse al potere, e perché noi in seguito non abbiamo scosso il suo giogo.
Ora, nel 1933 noi eravamo talmente esausti per le crisi politiche ed economiche, e per la disoccupazione dominante, che in parlamento tutti i partiti moderati sparirono, e non rimase che la scelta fra Hitler e Stalin, Nazionalsocialisti e Comunisti, di forze all’incirca uguali. I comunisti li conoscevamo, per le varie grandi rivolteIV avvenute dopo la 1 Guerra.[4] Hitler ci appariva sospetto, è vero, ma decisamente come il minor male.V Che tutte le sue belle parole erano menzogne e tradimento, all’inizio non ce ne accorgemmo. In politica estera, aveva un successo dopo l’altro; tutti gli stati mantenevano con lui relazioni diplomatiche, il Papa per primo conchiuse un concordato. Chi poteva sospettare che noi eravamo a cavallo di un criminale e di un traditore? E quando anche (sic), nessuna colpa si può certo attribuire ai traditi:VI solo il traditore è colpevole. Ed ora la questione più difficile, il suo insensato odio contro gli ebrei: ebbene, quest’odio non è mai stato popolare. La Germania contava a buon diritto come il paese più amichevole verso gli ebrei nel mondo intero.VII Mai, a quanto io so, e ho letto, durante tutto il periodo hitleriano fino alla sua fine, mai si è saputo di un solo caso di spontaneo oltraggio o aggressione ai danni di un ebreo. [5] Sempre soltanto (pericolosissimi) tentativi di aiuto.
E ora la seconda questione. Ribellarsi in uno stato totalitario non è possibile. Il mondo intiero, a suo tempo, non ha potuto portare aiuto agli ungheresi. «Non possiamo aiutare i popoli dietro alla Cortina di Ferro» ha detto qualcuno (un Presidente americano?). [6] Tanto meno potemmo farlo noi da soli. Non va dimenticato che, oltre a tutte le altre battaglie di resistenza, solo nel giorno 20/7/44migliaia e migliaia di ufficiali furono giustiziati. Non si trattava già di “una piccola cricca di ufficiali”, come disse poi Hitler.[7]
Caro dottor Levi (così mi permetto di chiamarla, perché chi ha letto il suo libro non può che averLa a caro), non ho scuse, non ho spiegazioni. La colpa grava pesantemente sul mio povero popolo tradito e sviato. Lei, per grazia del cielo, è stato risparmiato, uno fra milioni. Si rallegri della vita che Le è stata ridonata, della pace e della sua bella Patria che anch’io conosco. Anche nel mio scaffale stanno Dante e Boccaccio.
Suo M.L.
Dott.M.L. HAMBURGO
Egregio Dott. Levi,
posso aggiungere qualche parola alla lettera di mio marito? Quando un popolo riconosce troppo tardi di essere diventato un prigioniero del diavolo, ne seguono alcune alterazioniVIII psichiche. (sic)IX
1) Viene sollecitato quanto di male è negli uomini. Ne sono il risultato i Pannwitz e i Kapos, che si nettano la mano sulla spalla degli inermi.[8]
2) Ne è il risultato, per contro, anche la resistenza attiva contro l’ingiustizia, che sacrificò sé stessa e la sua famiglia (sic) al martirio, e ciò senza successo visibile.
3) Rimane la gran massa di coloro che, per salvare la propria vita ed esistenza, tacciono e abbandonano il fratello in pericolo.
Questo noi riconosciamo come colpa nostra davanti a Dio e agli uomini.
Sua
E.L.
Hamburg,[1]
Dear Mr. Levi!
Your book If This is a Man is the first account by a survivor of Auschwitz that my wife and I have just read. It has deeply shaken us both.
Since, after all the horrors you have experienced, you are now turning once again to the German people “in order to understand them and evoke a response”—p. 9 of the German edition—I shall venture to attempt a reply.
This response can only be a resonance, for I believe no human being can understand such a thing! In Genesis50:19, Jacob’s sons stand trembling before their brother Joseph, completely in his hands. “Joseph said to them, ‘Do not be afraid. Am I in the place of God?’”[2]That is it: from a person who is not in the place of God, one must fear everything, for he has no restraint and no inhibitions! Then that other saying from Genesis 8:21 applies, “the imagination of man’s heart is evil from his youthevery inclination of the human heart is evil from childhood,” explained and proven in modern terms by the terrible discoveries of Freud’s psychoanalysis of the unconscious, with which you are probably familiar. There have always been times when “all hell broke loose”, without restraint and without reason: persecution of the Jews; persecution of Christians; extermination of entire peoples in South America and the Indians, North America; the Goths in Italy under Narses;[3] cruel torture and mass murders of entire classes during the French and Russian revolutions. Who wants to “understand” all that?
But, dear Mr. Levi, you are probably expecting a specific answer to the question of why Hitler came to power and why we did not shake off his yoke.
Well, in 1933, we were so exhausted by political and economic crises and devastating unemployment that all moderate parties disappeared from parliament and we were left with a choice between Hitler and Stalin, National Socialists and Communists, the two sides being roughly equal in strength. We knew the Communists from several major uprisings after the First World War.[4] Hitler seemed suspicious to us, but we decided he was the lesser evil. At first, we did not realize that all his fine words were lies and deceit. In foreign policy, he had one success after another. All states maintained diplomatic relations, with the Pope being the first to conclude a concordat. Who could have guessed that we had fallen for a criminal and a fraud? And even if we had, you cannot blame the victims of fraud. The fraudster alone is to blame.—And now the most difficult question, his idiotic hatred of Jews: Well, this hatred of Jews has never been popular. Germany was rightly considered the most Jewish-friendly country in the world. As far as I know and have read, not a single case of spontaneous abuse or attack on a Jew is known to have occurred during the entire Hitler era until the end.[5] Only very dangerous rescue operations.
And now the second point: it is not possible to rebel in a totalitarian state. The whole world was unable to help Hungary when the time came. “We cannot help the peoples behind the Iron Curtain,” someone (an American president?) once said.[6] So we certainly could not do it alone. Let us not forget that, apart from all the other resistance fighters, thousands upon thousands of officers were executed on July 20, 1944, alone. That was no “small clique of officers,” as Hitler said.[7]
Dear Mr. Levi, if I may call you that, because anyone who has read your book cannot but have you dear: I have no excuse, no explanation. The guilt weighs heavily on my poor, deceived, and misguided people. By the grace of Heaven, you have been spared, one of the few among millions. Rejoice in your newfound life, in peace, and in your beautiful homeland, which I also know. Dante and Boccaccio are also on my bookshelf.
Yours,
most devotedly,
M.L.
Hamburg,
Dear Sir!
May I add a few words to my husband’s letter?
When a people realizes too late that it has become a prisoner of the devil, this causes psychological changes.
1) Whatever is evil in people is stimulated. This gives rise to the Pannwitzes and the Kapos, who wipe the dirt off their shoulders and onto the backs of the helpless.[8]
2) Active resistance to injustice is, by contrast, also prompted: sacrificing oneself and one’s family as martyrs, albeit without any outward success.
3) There remains the large number of those who, in order to save their own lives and existence, remain silent and betray their endangered brothers.
We confess this as our guilt before God and man.
Yours,
most sincerely,
E.L.
Info
Note
Tag
Mittente: Coniugi L.
Destinatario: Primo Levi
Data di stesura: 1962-01-01
Luogo di stesura: Amburgo
Descrizione del documento:lettera ms. a stilografica blu su foglio bianco. Sul margine superiore del foglio 174r, a destra, in corrispondenza del luogo, è aggiunto da Levi ms. a matita: «(1960?)», una data incongrua, in quanto Ist das ein Mensch? esce in Germania ovest nel novembre del 1961. Ne I sommersi e i salvati, Levi data la lettera dei coniugi L. al 1962 (OC, II, p. 1258), collocandola tra le prime ricevute.A sinistra, è presente un timbro di intestazione, a cui lo scrivente aggiunge ms. «Germania». La traduzione di Levi della lettera e dell’allegato (ff. 176, 177) è ds. su fogli bianchi e presenta contrassegni e sottolineature a matita e matita rossa, e inserti a biro rossa.
Allegati: lettera ms. a stilografica blu su foglio bianco.
Archivio: Archivio privato di Primo Levi, Torino
Segnatura: Complesso di fondi Primo Levi, Fondo Primo Levi, Corrispondenza, Corrispondenti particolari, Fasc. 20, sottofasc. 001, doc. 061, f. 174r/v, 175 (allegato), 176 (trad.), 177 (trad. all.).
Fogli: 1, recto e verso, 3 solo recto.
DOI:
1Sulla ragione di anonimato della lettera si veda la Biografia dei coniugi L. Eccezionalmente in questo caso non sono riprodotti i documenti per non mostrare i riferimenti anagrafici dei coniugi.
2La storia biblica di Giuseppe fu importante per Primo Levi fin dagli anni Trenta-Quaranta, quando si appassionò alla versione della tetralogia delle Storie di Giacobbe di Thomas Mann, che inserirà anche nella sua antologia di libri fondamentali, La ricerca delle radici; su questo tema cfr. Martina Mengoni, Primo Levi e Thomas Mann, in Robert S.C. Gordon, Gianluca Cinelli (a cura di), Innesti. Primo Levi e i libri altrui, Peter Lang, Oxford Bern Berlin Bruxelles New York Wien, 2020, pp. 327-44. Nelle note al testo delle Opere complete,Marco Belpoliti fa cenno a un punto del dattiloscritto Yona in cui Levi avrebbe comparato la figura di Pikolo di Se questo è un uomo a Giuseppe: «Piccolo come Giuseppe in Egitto, era riuscito a rendersi necessario» (OC I, p. 1470). Unita al resto della missiva, la citazione del signor L., usata in chiave di rinuncia alla comprensione e, in fondo, di accettazione dei crimini di Hitler, non è sicuramente passata inosservata agli occhi di Levi.
3Su questo insolito riferimento storico addotto da M.L., Levi si esprimerà in un’intervista con Ferdinando Camon del 1986: «questo tedesco mi dice che non è la prima volta che avvengono stragi nel mondo, e malignamente mi cita una strage che non conoscevo: la strage dei Goti fatta dai Bizantini, sotto Belisario; come a dire: anche voialtri mediterranei avete fatto qualcosa contro di noi» (OC III, p. 844).
4M.L. si riferisce alla cosiddetta «rivolta spartachista» [Spartakusaufstand] del gennaio 1919, ossia il tentativo di insurrezione comunista, ispirato al modello sovietico, che segnò il momento culminante della rivoluzione politica sviluppatasi in Germania a seguito della sconfitta nella Prima guerra mondiale. Fu repressa duramente dal governo socialdemocratico con l’aiuto dei Freikorps, portando all’uccisione dei leader Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht il 15 gennaio 1919. Il dettaglio, politicamente decisivo, non sfuggì a Primo Levi. Come racconterà a Ferdinando Camon in un’intevista del 1986: «[M.L.] dice di non essere nazista, ma afferma: “Avevamo la scelta fra due abissi, uno era il comunismo, l’altro era Hitler; avevamo visto la rivoluzione del ’19 in Germania, cioè la rivolta spartachista, e abbiamo optato per una difesa”» (OC III, p. 844).
6Non è stato possibile rintracciare la fonte di questa affermazione. M.L. sembra qui alludere al dibattito pubblico occidentale sulla rivolta ungherese dell’autunno 1956, prevalentemente giornalistico, come suggerisce il tono titolista della citazione. Il 28 ottobre, il segretario di stato John Foster Dulles, affermò infatti che gli Stati Uniti «non considerano [le nazioni al di là della cortina di ferro]» come potenziali alleati [We do not look upon these nations as potential military allies], rendendo di fatto esplicita, agli occhi dell’opinione pubblica, la volontà statunitense e della Nato di non intervenire nel blocco sovietico. La medesima posizione fu ripresa dal ministro degli esteri della Germania Ovest Heinrich von Brentano. Cfr. Alliances: How to Help Hungary, in December 24, 1956. Sull’ambigua neutralità degli Stati Uniti durante la rivolta ungherese si vedano anche le considerazioni di H. Arendt, La rivoluzione unghere e l’imperialismo totalitario, Raffaello Cortina, Milano 2024, pp. 79-105.
7M.L. fa riferimento alle parole pronunciate da Hitler nel discorso radiofonico del 21 luglio 1944 con cui il Führer annunciava al popolo tedesco di essere sopravvissuto all’attentato del giorno precedente. Si riporta di seguito la traduzione presente in Storia del Terzo Reich [1960] di William Shirer (Einaudi, Torino 1962, p. 1152: «Una esigua cricca [Eine ganze kleine Clique] di ufficiali [Offiziere; M.L. usa «Generals»] ambiziosi, irresponsabili e, nel contempo, insensati e stupidi aveva organizzato un complotto per eliminare me e, con me, il gruppo dell’alto comando della Wehrmacht».
8
Il riferimento è a due “personaggi” di Se questo è un uomo, il Kapo Alex e il dottor Pannwitz, di cui Levi parla nel capitolo «Esame di chimica». Gli stessi riferimenti ritornano nelle lettere di altri corrispondenti, cfr. Lettera 153 n.8 e Lettera 167 n. 1.
I
Si riporta a testo, in corsivo, la traduzione di Primo Levi della lettera. Il capoverso è contrassegnato con un segno a matita rossa nel margine interno del foglio.
II
Da «sterminio di popoli interi» fino alla fine del capoverso, il passaggio è contrassegnato con un segno a matita rossa nel margine interno del foglio.
III
Ds. «si aspetta», emendato ds.
IV
Ds. «sommosse», biffato ds.
V
I due capoversi, da «Ella però, egregio dottor Levi» a «decisamente come il minor male» sono contrassegnati con un segno a matita rossa nel margine interno del foglio. L’espressione «come il minor male» è sottolineata a matita rossa.
VI
«nessuna colpa si può certo attribuire ai traditi» è contrassegnato con un segno a matita rossa nel margine interno del foglio.
VII
Il passaggio da «il suo insensato odio contro gli ebrei» a «gli ebrei nel mondo intero» è contrassegnato con un segno a matita rossa nel margine interno del foglio.