Karl Wagner

Biografia


di Simone Ghelli

«Anch'io ho studiato chimica»: vita e formazione di Karl Wagner

Karl Wagner nasce il 12 maggio 1929 a Wollenberg, piccolo centro appartenente al comune di Sinsheim (oggi nel Land del Baden-Württemberg), primogenito di cinque fratelli. Il padre, Gotthold Wagner (nato a Wössingen nel 1901), è insegnante; la madre, Sophie Schmidt-Wagner (nata a Singen nel 1903), è casalinga.

Nel 1934 il padre si trasferisce a Eisingen, nei pressi di Pforzheim (tra Stoccarda e Karlsruhe), dove assume l’incarico di preside della scuola elementare, la stessa che frequenta il piccolo Karl dal 1936 al 1940, per poi iscriversi al Realgymnasium di Pforzheim.

Il secondo conflitto mondiale lo costringe però a interrompere gli studi per un anno. Dal curriculum vitae allegato alla sua tesi di dottorato apprendiamo infatti che alla fine della guerra fu imprigionato per circa un anno in Francia. Finora non è stato possibile chiarire per quali ragioni Wagner figuri tra i circa 700.000 prigionieri di guerra tedeschi internati in Francia nel 1945, né in quale campo sia stato. Un'ipotesi è che, anche in considerazione della sua giovane età (15-16 anni), sia stato arruolato negli ultimi mesi del conflitto nelle file della milizia popolare (Volkssturm) della sua città.

Prigionieri tedeschi detenuti in Francia e destinati ai lavori forzati per la ricostruzione postbellica.
Fonte Wikimedia Commons

Karl Wagner consegue il diploma nell’estate del 1950, e in autunno si iscrive all’Istituto di chimica ed elettrochimica del Politecnico di Karlsruhe, dove dal 1953 risiede nel dormitorio studentesco. Si laurea in chimica nel 1955, e l’anno successivo inizia il dottorato presso la facoltà di Scienze naturali. Nel febbraio 1959 consegue il titolo di dottore in chimica con una tesi intitolata Dielektrische Untersuchungen zur anomalen Dispersion im Mikrowellenbereich (“Studi dielettrici sulla dispersione anomala nell’intervallo delle microonde”).

Copertina della tesi di dottorato di Karl Wagner.
Fonte Universitätsarchiv Tübingen.

Nel maggio 1959 si trasferisce a Waldenbuch, piccola città a metà strada tra Stoccarda e Tubinga. In questo periodo Wagner sembra avviare una carriera accademica. Lo ritroviamo, ad esempio, tra i partecipanti alla Maxwell-Ampere Conference, tenutasi al Queen Mary College di Londra dal 1° al 3 aprile 1959, dove, insieme ad alcuni colleghi del Politecnico di Karlsruhe, presenta una ricerca intitolata Studi dielettrici sul comportamento di rilassamento di soluzioni diluite nel campo delle microonde.

Studente militante a Tubinga: i gruppi di studio tedesco-isreaeliani

Negli anni Sessanta, Karl Wagner vive a Tubinga, dove pare aver proseguito i suoi studi. È da qui che scrive a Primo Levi nei primi mesi del 1962. Tuttavia, al momento, dagli archivi dell’Università di Tubinga non sono emerse né immatricolazioni né incarichi accademici a suo nome; non è quindi chiaro quale fosse, in quel periodo, il suo effettivo legame con l’Ateneo.

Copertina di Das moderne Judenthum in Deutschland (1880), volume di Adolf Stöcker contenente due discorsi antiseminti pronunciati a Berlino per il Partito Cristiano Sociale da lui fondato nel 1878. Fonte Universitaetsbibliothek Johann Christian Senckenberg (Frankfurt am Main)

Dalla corrispondenza con Levi emerge nondimeno l’immagine di un membro attivo della vita politica e culturale universitaria. Wagner dichiara infatti di partecipare alle iniziative dell’Institutum Judaicum (cfr. nota 1 lettera 172) della Facoltà di Teologia protestante, rivelando uno spiccato interesse anche per le discipline umanistiche. Durante il semestre invernale del 1961, Wagner prende parte come relatore al seminario tenuto dai professori Otto Michel e Reinhold Mayer Das Problem des Judentums in der öffentlichen Diskussion des 19. Jahrhunderts (“Il problema dell’ebraismo nel discorso pubblico del XIX secolo”). Il suo intervento è dedicato alla controversa figura di Adolf Stöcker (1835-1909), teologo protestante che introdusse l’antisemitismo nella politica conservatrice della Germania imperiale.

È stato per me oltremodo interessante e al tempo stesso incomprensibile vedere quale preparazione ideologica fosse già stata compiuta nel XIX secolo per ciò che poi si è realizzato sotto il regime hitleriano. E tanto più deplorevole è che questo lavoro ideologico sia stato portato avanti, e in misura tutt'altro che trascurabile, da un predicatore di corte, figura di rilievo della Chiesa evangelica. Segno evidente che le radici dell'antisemitismo affondano nell'ideologia cristiano-germanica e nel delirio di un'idea cristiana dello Stato. È inquietante scoprire quante sono le analogie con il XX secolo. Molti di quegli elementi furono in seguito secolarizzati. Certo, quell'uomo non pensava all'uccisione, ma dove si fomenta l'odio, non si può escludere l'atto di violenza; oppure, per dirla con Heinrich Heine: dove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli esseri umani.

Dalla lettera di Karl Wagner a Primo Levi del 13 aprile 1962

L’interesse di Wagner per l’antisemitismo e per la questione ebraica in Germania non è soltanto di natura intellettuale, ma è anche e soprattutto politico: è infatti membro del gruppo di studio tedesco-israeliano dell’Università di Tubinga, un’associazione giovanile impegnata nell’elaborazione del passato nazista all’interno della Germania federale.

Il 28 giugno 1957, presso l’Università Libera di Berlino, venne fondato il primo gruppo di studio tedesco-israeliano (Deutsch-Israelischen Studiengruppe). Il principale promotore dell’iniziativa fu il giurista Jochanan Bloch. Ebreo di origini tedesche, Bloch era emigrato con la famiglia nel territorio britannico della Palestina nel 1933. Si era poi laureato in giurisprudenza nel 1944 e aveva iniziato a lavorare come avvocato in uno studio legale di Tel Aviv. Animato da profondi interessi filosofici, alla fine degli anni Cinquanta decise, grazie anche al sostegno di intellettuali come Ernst Simon e Martin Buber, di trasferirsi in Germania per perfezionare i propri studi in filosofia. Dopo un periodo di formazione a Heidelberg sotto la guida di Karl Löwith, si stabilì infine a Berlino, sua città d’origine. 

Estratto dello statuto del gruppo di studio tedesco-isrealiano di Berlino redatto il 6 giugno 1957.
Fonte Freie Universität Berlin Archiv.

Sebbene il retroterra politico e culturale di Bloch fosse quello del sionismo revisionista, una volta giunto alla Freie Universität stabilì immediatamente contatti con il gruppo della Lega tedesca degli studenti socialisti (SDS). Fin dalla sua fondazione nel 1946, l'ala radicale della SDS assunse una posizione dichiaratamente filo-israeliana. Il sostegno a Israele costituiva non solo una diretta conseguenza dell’anti-nazismo, ma rispondeva anche al fascino e al richiamo che suscitava la realtà politica israeliana, percepita — soprattutto in relazione all’esperienza collettivista dei kibbutz — come un modello riuscito ed efficiente di organizzazione sociale alternativa al capitalismo.

L’incontro tra la curiosità degli studenti socialisti tedeschi e il desiderio di Bloch di far conoscere il proprio paese in Germania diede avvio a una serie di iniziative culturali volte a promuovere i contatti tra le università dei due paesi — contatti all’epoca pressoché inesistenti — e a sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sui crimini nazisti, ma anche sulle contraddizioni del processo di denazificazione. In altri termini, era convinzione di questi studenti che solo l'istituzione di rapporti collaborativi con Israele poteva davvero permettere alla Germania del dopoguerra di fare i conti con il proprio passato, superando non solo le radicate e sempre latenti tendenze antisemite che percorrevano gli strati più reazionari del paese, ma anche un più generale filosemitismo di facciata, privo cioè di coscienza critica e desideroso di chiudere velocemente la parentesi infausta del Terzo Reich.

Dopo la fondazione del primo gruppo berlinese, l’associazione si diffuse in altre università della Repubblica Federale, tra le quali Tubinga, che costituì il proprio gruppo di studio tedesco-israeliano nel 1959. 

L’ondata di scritte e aggressioni di matrice antisemita e neonazista che si consumò tra il dicembre 1959 e il gennaio 1960 — le «nuove svastiche» di cui parla Primo Levi in una lettera a Heinz Riedt del 31 gennaio 1960 — rappresentò uno dei momenti decisivi nella storia dei gruppi di studio tedesco-israeliani, che si mobilitarono con proteste e prese di posizione pubbliche. Ad esempio, un appello promosso dagli studenti di Tubinga raccolse 1500 firme. «Le azioni antisemite», si leggeva nella dichiarazione, «sono rivolte non solo contro una parte del nostro popolo, ma contro le fondamenta stesse della convivenza civile». Le firme furono infine consegnate alla Comunità ebraica del Württemberg, a Stoccarda. 

Prima pagina de «La Stampa» del 17 gennaio 1960.
Fonte Archivio Storico La Stampa

Dal 23 al 25 maggio 1961 si tenne a Berlino l’assemblea costitutiva dell’Associazione Federale dei Gruppi di studio tedesco-israeliani, organismo che diede una struttura nazionale alle diverse realtà locali. Organo di stampa principale dell’associazione fu la rivista «Diskussion». 

Manifesto della mostra Giustizia nazista non espiata a Berlino

Durante gli anni Sessanta, i gruppi di studio tedesco-israeliani intensificarono la frequenza e la portata di quella che può essere considerata la loro iniziativa principale: i viaggi di delegazioni di studenti tedeschi in Israele e le attività di volontariato nei kibbutz ad essi collegate. 

Sul suolo tedesco, proseguirono le loro iniziative politico-culturali. Tra queste, una delle più rilevanti per impatto pubblico fu la mostra Ungesühnte Nazijustiz ("Giustizia nazista non espiata"), nella quale vennero esposti documenti che attestavano la gestione criminosa della giustizia durante il periodo nazista, con particolare riferimento al ricorso massiccio e sproporzionato alla pena di morte. L’obiettivo non era soltanto offrire uno spaccato del funzionamento del potere giudiziario nel Terzo Reich, ma anche denunciare la presenza, nei tribunali della Repubblica Federale, di numerosi giuristi gravemente compromessi con il nazismo. Le mostre itineranti costituirono una delle forme più efficaci di militanza dell’Associazione.

Come membro del gruppo di Tubinga e studente dell’Institutum Judaicum, nel febbraio 1962 Karl Wagner prese parte all’organizzazione della mostra Hier fliegen keine Schmetterlinge ("Qui non volano farfalle"), dedicata ai disegni dei bambini del campo di concentramento di Theresienstadt. Come scrisse Reinhold Mayer, presidente del gruppo di studio tedesco-israeliano di Tubinga, sul quotidiano locale «Schwäbische Tagblatt» a sostegno dell’iniziativa:

La presenza dell’orrore impone le richieste più gravose proprio a noi […]. Solo chi saprà sottomettersi a questo destino, che vale anche per il futuro, potrà a sua volta tornare ad avere un avvenire: un avvenire che, tra Israele e la Germania, potrà essere soltanto una grazia della storia, ogni volta qualcosa di miracoloso.

In concomitanza con il processo di Francoforte del 1963, il gruppo studio dell’Università di Francoforte fu tra gli organizzatori e promotori della mostra Warschauer Ghetto ("Ghetto di Varsavia") la quale riscosse un enorme successo di pubblico in tutta la Germania Ovest (circa 61000 presenze). 

Al suo apice, nel 1965, l’Associazione contava 19 gruppi e circa 800 membri. La specificità della sua missione consentì certamente di definire con chiarezza l’obiettivo delle iniziative, e insieme divenne presto anche un  limite: non solo sul piano della crescita numerica — rimanendo di fatto una delle associazioni studentesche più piccole della Repubblica Federale — ma anche in relazione al coinvolgimento nei movimenti di protesta legati agli eventi più scottanti della politica internazionale degli anni Sessanta, come la guerra del Vietnam e, soprattutto, il conflitto arabo-israeliano.

La guerra dei Sei giorni del giugno 1967 segnò il momento di crisi più delicato per l’Associazione, poiché determinò una rottura con la SDS, che — sulla scia di un più generale riposizionamento anti-israeliano dei movimenti e dei partiti della sinistra occidentale — non percepiva più Israele come un modello di società innovativo e solidaristico, bensì come una potenza occupante ed imperialista. Non mancarono gli scontri. Uno dei più accesi ebbe luogo a Heidelberg nel giugno 1968, quando il gruppo locale della SDS, dichiaratamente anti-israeliano, organizzò un incontro rivolto al corpo docente e studentesco per discutere della situazione in Medio Oriente a distanza di un anno dal conflitto. Fu invitato a presentare una relazione anche il gruppo di studio tedesco-israeliano fu invitato a presentare una relazione; alla fine dell'incontro, tuttavia, circolò un volantino a firma della stessa SDS in cui i suoi membri erano definiti «filistei di sinistra». Il gruppo replicò con una nota nella quale denunciava il ricorso, da parte della sinistra radicale, a un costante e ambiguo parallelismo tra Israele e il Terzo Reich.

Il paragone tra la potenza occupante israeliana e quella nazista mostra fin troppo chiaramente che la SDS non è adeguatamente informata né sui crimini commessi nei territori occupati dai nazionalsocialisti né sulle condizioni nei territori attualmente occupati da Israele. Qualora la SDS fosse invece sufficientemente informata, un confronto così irriflesso rivelerebbe la presenza di un pensiero di stampo fascistoide, quale emerge nella copertura giornalistica — peraltro apertamente fascista — della «Deutsche Nationalzeitung und Soldatenzeitung», dove è stato tracciato letteralmente lo stesso paragone tra israeliani e nazisti.

(la vicenda degli articoli antisemiti della National Zeitung è descritta nella biografia di Theodor Fischer).

Non siamo riusciti finora a reperire ulteriori informazioni sulla vita di Karl Wagner dopo la permanenza a Tubinga.

Riferimenti e bibliografia

Le informazioni sulla vita di Karl Wagner sono tratte da: K. Wagner, Dilektrische Untersuchungen zur anomalen Dispersion im Mikrowellenbereich, Technischen Hochschule Fridericiana Karlsruhe, 1959; W. Zeil, H. Fischer, W. Metzger, K. Wagner, J.Haase, Dielektrische Untersuchungen zum Relaxationsverhalten verdünnter Lösungen im Mikrowellenbereich, in «Zeitschrift für Elektrochemie, Berichte der Bunsengesellschaft für physikalische Chemie», vol. 63, n. 9-10, 1959, pp. 110-1120; J. G. Powlges, Molecular and Atomic Motions by Radio-Frequency Methods, in «Nature», vol. 184, 18 July 1959, pp. 157-158. Si ringraziano inoltre gli archivisti dell’Universität Tübingen, del Karlsruher Institut für Technologie, dello Stadtarchiv di Pforzheim, del Heimatarchiv di Eisingen, della Freie Universität Berlin e dello Stadtarchiv di Karlsruhe per il reperimento e la condivisione dei documenti anagrafici e accademici. 

Sui campi di prigionia francesi per soldati tedeschi, cfr. F. Théofilakis, Les prisonniers de guerre allemands, France 1944-1949. Une captivité de guerre en temps de paix, Fayard, Paris 2014.

Sulla storia dei gruppi di studio tedesco-israeliani, cfr. J. Hahn, Die Deutsch-Israelischen Studiengruppen und die frühen studentischen Kontakte mit Israel 1948 – 1972, Wallstein Verlag, Göttingen 2025.

Sull’Institutum Judaicum di Tubinga, cfr. M. Morgenstern e R. Riege (a cura di), Das Tübinger Institutum Judaicum Beiträge zu seiner Geschichte und Vorgeschichte seit Adolf Schlatter, Franz Steiner Verlag, Stuttgart 2015. Dettagli sul seminario del 1961 sull’antisemitismo nel XIX secolo al quale Wagner ha partecipato come relatore sono invece presenti in Eberhard Karls Universität Tübingen, Namens- und Vorlesungsverzeichnis. Winter-Semester 1961/62.La lettera di Primo Levi sulle «nuove svastiche» è tratta da P. Levi, Il carteggio con Heinz Riedt, a cura di M. Mengoni, Einaudi, Torino 2024, pp. 33-37.

Bibliografia

DOI:

Carteggi


La corrispondenza tra Karl Wagner e Primo Levi si compone di tre lettere, scritte tra il gennaio e l’aprile del 1962. Wagner scrive in tedesco, mentre Levi gli risponde in francese.

Le lettere di Wagner aprono una finestra signiticativa sull’impegno delle giovani generazioni nel contrasto dell’antisemitismo e nella rielaborazione del passato nazista.

Nella sua prima lettera, Wagner scrive:

So bene che queste cose non potranno mai essere sanate: ma proprio per questo provo il desiderio che siano molti in Germania coloro che possano intendere ciò che è avvenuto qui, e di cosa gli uomini sono stati capaci.

Nella sua risposta, Levi dimostra di essere rimasto colpito dalle parole del suo interlocutore:

La ringrazio della Sua lettera: è una lettera nobile e intelligente, sia per quello che dice sia per quello che non dice. Anzitutto, perché non ripete le due giustificazioni che già troppe volte si sono udite, “essi obbedivano agli ordini”, “essi non sapevano che cosa accadeva”.

La seconda lettera di Wagner del 13 aprile mostra come tale «desiderio» corrispondesse in realtà a una concreta azione di militanza culturale e politica. Qui, Wagner introduce alcune realtà interessanti della Repubblica Federale degli anni Cinquanta e Sessanta, scarsamente note ancora oggi in Italia: gli Istituti Ebraici delle facoltà di teologia protestante (presenti in varie città tedesche, come Berlino, Münster e Tubinga) e i gruppi di studio tedesco-israeliani. 

La biografia di Wagner contiene diversi parallelismi con quella dell’autore di Ist das ein Mensch?: anche lui è chimico - l’unico dell’intero carteggio tedesco - e si addottora con una tesi molto simile a quella che Levi discusse nel 194 all’istituto di chimica dell’Università di Torino (cfr. nota 9 lettera 172). A detta di Wagner, i due si somiglierebbero persino fisicamente.

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