164. Ella Schieber a Primo Levi, 7 agosto 1962
Schieber scrive alcune notizie sul suo presente e riferisce anche di una certa discrepanza tra genitori e figli, in Israele, relativamente al tema della Shoah.
Safed, den 7.VIII.62
Sehr geehrter Herr Levi
Über Ihren lieben Brief habe ich mich sehr gefreut. Auch freut es mich, daß Sie nach all dem Schweren und Schrecklichen ins Leben zurückgefunden haben. Ich wünsche Ihnen vom ganzen Herzen Glück und Zufriedenheit in Ihrem Wirkungskreis und im Kreise Ihrer lieben Familie. Ich hoffe einmal das schöne Italien besuchen zu können, wenn die Kinder etwas grösser sind. Es ist, glaube ich, der Wunsch eines jeden Zeichners, Italiens beamen Himmel und seine herzlichen Landschaften einmal zu sehen.
Ich befinde mich jetzt mit meiner Familie auf Sommerfrische in Safet auf dem Har-Knaan, das heisst, auf dem Berge Kanaans. Es ist wirklich herrlich hier und ich glaube, die Aussicht hier vom Har-Knaan ins Tal hinunter, dem Blick auf den Kineretsee, kann wetteifern mit einer Italien- oder Schweizerlandschaft, man glaubt sich in die Alpen versetzt. Man sagt sogar, hier ist die israelische „Für Juden Eintritt verboten” giebt[sic] und es nie geben wird.[1] Unsere Kinder sind andere Menschen als wir es waren. Sie sind freie und stolze Menschen. Sie sind nicht im Stande zu begreifen, was man init ihren Eltern und Verwandten in Europa gemacht hat. „Warum habt ihr euch daß gefallen lassen?” „Warum habt Ihr nicht gekämpft?” „Wie kämmte ihr euch so erniedrigen lassen?” Wie kann man es den Kindern erklären? Für ein normales Menschenhirn ist es zu schrecklich nun es im ganzen ungeheurem Umfang erfassen zu können. Und vielleicht ist es besser so, denn es wäre ein Alpdruck, der das Leben unserer Kinder beschaffen würde. Aber jeder Mensch muss es wissen, was „Menschen” im Stande sind zu tun.
Und nun wollen wir das Traurige beiseite lassen und uns dem Schönen, daß uns das Leben gelassen hat zuwenden. Wir haben ein kleines, aber schönes Land. Ich lebe mit meiner Familie in Haifa auf dem Karmel und habe das Mittelmeer zu Füssen. Haifa ist sehr schön.[2] Mein Mann ist Advokat und arbeitet in den Polizei. Wir haben vier süsse und gute Kinder, die uns sehr viel Freude verschaffen. Meine Mutter, mit der ich in meiner Leidenszeit immer zusammen war, ist bei uns und ich bin glücklich, daß sie sich im Kreise ihrer Enkelkinder gut fühlt. Ich habe als Zeichenlehrerin in der Schule gearbeitet, aber jetzt bin ich zu Hause, denn ein Herrin fordert den ganzen Menschen.
Sehr geehrter Herr Levi
Ich habe von Ihnen gelesen, daß sie noch einige Essay und Erzählungen geschrieben haben.[3] Wurde es Ihnen etwas ausmachen, wenn Sie etwas vor Ihren Sachen schicken könnten?[4] Es könnte auf italienisch oder englisch sein, wie es für Sie leichter wäre. Beabsichtigen Sie noch etwas zu schreiben?
Für baldige Antwort wäre ich Ihnen sehr dankbar.
Die herzlichsten Grüsse für Sie
und Ihrer lieben Familie und vielen
vielen Dank in Voraus
Ihre
Ella Schieber
Safed, 7 agosto 62
Stimatissimo Signor Levi,
mi ha fatto molto piacere ricevere la Sua cara lettera. Mi rallegra anche il fatto che, dopo tante esperienze dure e terribili, sia riuscito a tornare alla vita. Le auguro con tutto il cuore felicità e soddisfazione nella sua attività e in seno alla sua amata famiglia. Quando i figli saranno un po’ più grandi, spero di poter visitare un giorno la bella Italia. Credo che sia il desiderio di ogni disegnatore poter vedere almeno una volta il cielo e i caldi paesaggi italiani.
In questo momento mi trovo con la mia famiglia in villeggiatura a Safet, sull’Har-Knaan, cioè sul monte di Canaan. Qui è davvero una meraviglia e credo che la vista dall’Har-Knaan sulla valle, con lo sguardo che spazia sul lago Kineret, possa competere con un paesaggio italiano o svizzero, sembra quasi di essere sulle Alpi. Si dice addirittura che questo sia il primo luogo in Israele dove non c’è mai stato e mai ci sarà il «divieto di ingresso agli ebrei».[1] I nostri figli sono diversi da come eravamo noi. Sono persone libere e fiere. Non riescono a comprendere ciò che è stato fatto ai loro genitori e parenti in Europa. «Perché avete permesso che vi facessero tutto questo?». «Perché non avete combattuto?». «Come avete potuto permettere che vi umiliassero così?». Come spiegarlo ai figli? L’enormità di quanto è accaduto è terribile da comprendere per una normale mente umana. E forse è meglio così, perché sarebbe un incubo che graverebbe sulla vita dei nostri figli. Eppure, tutti devono sapere di cosa è capace l’«uomo».
E ora lasciamo da parte la tristezza e guardiamo alle cose belle che la vita ci ha lasciato. Il nostro è un paese piccolo ma incantevole. Vivo con la mia famiglia ad Haifa, sul monte Carmelo, e ho il Mediterraneo ai miei piedi. Haifa è molto bella.[2] Mio marito è avvocato e lavora nella polizia. Abbiamo quattro figli dolcissimi e buoni, che ci danno tanta gioia. Mia madre, con cui ho condiviso tutte le sofferenze del passato, vive con noi, e sono felice che stia bene circondata dai suoi nipotini. Ho lavorato come insegnante di disegno a scuola, ma ora sono a casa, perché essere una madre di famiglia richiede tutta la mia presenza.
Stimatissimo Signor Levi,
ho letto che ha scritto anche alcuni saggi e racconti.[3] Le dispiacerebbe inviarmene qualcuno?[4] Andrebbe bene anche in italiano o in inglese, come le è più comodo. Ha intenzione di scrivere ancora?
Le sarei molto grata se potesse rispondermi presto.
I più cordiali saluti a Lei
e alla Sua cara famiglia e molte
molte grazie fin d’ora
Sua
Ella Schieber