099. Primo Levi a Wolfram André, 26 maggio 1962
Levi ringrazia per la lettera e dice di provare un sentimento di amicizia per quanti gli scrivono dalla Germania.
26 maggio 1962
Dr. Med.W. André
Igersheim/Mergentheim
Egregio dottore,
A mia volta La ringrazio della Sua lettera, e mi scuso di scriverLe in italiano: conosco un poco il tedesco, ma non abbastanza per scriverlo correttamente. Devo confessarLe che è stata per me una grande gioia l’accettazione del mio libro da parte di un editore tedesco; e una gioia anche più grande provo quando ricevo dalla Germania lettere come la Sua. Infatti, la Sua non è la prima: ne ho già ricevute molte, scritte per lo più da giovani, e tutte mi hanno confermato nella mia opinione che sussistono malgrado tutto in Germania idee e uomini che valgono, e che insomma la Germania è Europa.[1]
Lei mi scrive che io avrei “Wesentliches zu sagen”:[2] non credo che sia vero, anzi, credo che non sia più vero. Quello che dovevo dire l’ho detto, meglio che ho potuto, e quanto potrei dire ancora non è diverso da quanto può dire chiunque altro nostro coetaneo. Se Ella intende dire che io dovrei giudicare i tedeschi in quanto tali, in quanto popolo, allora non mi sento di farlo: mi rendo conto del terribile potere di contagio dell’ambiente,[3] ed è per questo che considero ben più stimabili in Germania che altrove coloro che hanno negato il loro consenso a Hitler e ai suoi.[4] Al contrario, provo un sentimento di amicizia per Lei e per chi mi scrive come Lei, mentre non ne provo per molti italiani che non hanno saputo imparare niente dalle cose che hanno viste e vissute.
La ringrazio ancora una volta di tutto: del suo giudizio, di avermi scritto, e del Suo gentile invito, di cui purtroppo difficilmente potrò profittare. Riceva i più cordiali saluti dal Suo dev.mo
26 maggio 1962
Dr. Med.W. André
Igersheim/Mergentheim
Egregio dottore,
A mia volta La ringrazio della Sua lettera, e mi scuso di scriverLe in italiano: conosco un poco il tedesco, ma non abbastanza per scriverlo correttamente. Devo confessarLe che è stata per me una grande gioia l’accettazione del mio libro da parte di un editore tedesco; e una gioia anche più grande provo quando ricevo dalla Germania lettere come la Sua. Infatti, la Sua non è la prima: ne ho già ricevute molte, scritte per lo più da giovani, e tutte mi hanno confermato nella mia opinione che sussistono malgrado tutto in Germania idee e uomini che valgono, e che insomma la Germania è Europa. [1]
Lei mi scrive che io avrei “Wesentliches zu sagen”:[2] non credo che sia vero, anzi, credo che non sia più vero. Quello che dovevo dire l’ho detto, meglio che ho potuto, e quanto potrei dire ancora non è diverso da quanto può dire chiunque altro nostro coetaneo. Se Ella intende dire che io dovrei giudicare i tedeschi in quanto tali, in quanto popolo, allora non mi sento di farlo: mi rendo conto del terribile potere di contagio dell’ambiente,[3] ed è per questo che considero ben più stimabili in Germania che altrove coloro che hanno negato il loro consenso a Hitler e ai suoi.[4] Al contrario, provo un sentimento di amicizia per Lei e per chi mi scrive come Lei, mentre non ne provo per molti italiani che non hanno saputo imparare niente dalle cose che hanno viste e vissute.
La ringrazio ancora una volta di tutto: del suo giudizio, di avermi scritto, e del Suo gentile invito, di cui purtroppo difficilmente potrò profittare. Riceva i più cordiali saluti dal Suo dev.mo