Dettaglio della scheda anagrafica di Helga Redmann inviataci dall'archivio cittadino di Crailsheim
Helga Kabat-Job nasce a Deutsch Eylau (oggi Iława, in Polonia) il 6 luglio del 1932.
Il 7 maggio 1955 si sposa a Berlino, dove vivrà con il marito nel quartiere di Charlottenburg. I due divorzieranno nel febbraio del 1963.
Quando scrive a Primo Levi nel 1962, Redmann è studentessa di infermieristica presso l’ospedale distrettuale di Crailsheim (nel Land del Baden-Württemberg a novanta chilometri da Stoccarda). Durante quel periodo, vive nel convitto per infermiere annesso alla struttura.
Krankenhaus di Crailsheim negli anni Sessanta. Fonte Collezione Privata
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Riferimenti e bibliografia
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Carteggi
La corrispondenza tra Helga Redmann e Primo Levi si compone di una sola lettera.
Redmann scrive a Levi nell'ottobre del 1962, quando è studentessa di infermieristica a Crailsheim.
La lettera di Redmann è caratterizzata dall'attenzione per i personaggi di Se questo è un uomo. Vengono infatti nominati diversi compagni di prigionia di Primo Levi: Walter Bonn, Alberto Dalla Volta, Resnyk e Schmulek (cfr, note 2, 3 e 4 della lettera 161).
Molto interessante è il riferimento alla segretaria Frau Mayer, uno dei pochi personaggi femminili menzionati da Levi nella sua testimonianza. Redmann si dice colpita dell'episodio raccontato nel capitolo “Die drei Leute vom Labor”, dove, oltre a Frau Mayer, vengono introdotte le altre quattro lavoratrici civili del laboratorio chimico della Buna.
A noi queste ragazze sembrano creature ultraterrene. Sono tre giovani tedesche, piú Fräulein Liczba, polacca, che è la magazziniera, e Frau Mayer che è la segretaria. Hanno la pelle liscia erosea, begli abiti colorati, puliti e caldi, i capelli biondi, lunghi e ben ravviati; parlano con molta grazia e compostezza, e invece di tenere il laboratorio ordinato e pulito, come dovrebbero, fumano negli angoli, mangiano pubblicamente tartine di pane e marmellata, si limano le unghie, rompono molta vetreria e poi cercano di darne a noi la colpa; quando scopano ci scopano i piedi. Con noi non parlano, e arricciano il naso quando ci vedono trascinarci peril laboratorio, squallidi e sudici, disadatti e malfermi sugli zoccoli. Una volta ho chiesto una informazione a Fräulein Liczba [magazziniera polacca], e lei non mi ha risposto, ma si è volta a Stawinoga [capo del laboratorio, N.d.A] con viso infastidito e gli ha parlato rapidamente. Non ho inteso la frase, ma «Stinkjude» l’ho percepito chiaramente, e mi si sono strette le vene (OC I, pp. 252-253).
Nel menzionare l'episodio, Redmann attribuisce erroneamente a Frau Mayer l'insulto antiseminta pronunciato da Fräulein Liczba (cfr, nota 6 della lettera 161).