Edith Ullmann

Biografia


di Riccardo Curcurù

Cenni biografici

Le uniche notizie biografiche relative a Edith Ullmann di cui attualmente disponiamo riguardano la sua data di nascita, 13 giugno 1925, e il suo mestiere, tecnico di radiologia. Dalle ricerche presso gli archivi locali di Sion non sono emerse, allo stadio attuale, altre informazioni.

Dalla lettera che la donna invia a Primo Levi (che non trova risposta perché l'autore perde nel frattempo l'indirizzo), si possono però ricavare alcuni elementi.

Dettaglio di una nota manoscritta da Levi nella lettera di Ullmann, cfr. la descrizione del carteggio.

Edith Ullmann nasce probabilmente in Germania («Lei ha cercato di capire noi tedeschi»), o comunque si sente di nazionalità tedesca. La lettera manifesta un certo pluriliguismo: al tedesco, lingua madre in cui legge Se questo è un uomo (cita la prefazione dell'edizione Fischer), alterna frasi in italiano («Gentilissimo Signor Levi»; «Avrà ricevuto chissà quante lettere»; «Con tutta la mia stima») e un adagio francese, «tout comprendre c’est tout pardonner»: più che una citazione, un modus scribendi di chi rivendica, oltre al plurilinguismo, una certa educazione letteraria e culturale (l'adagio, entrato nel senso comune, era anche attribuito alla Corinne di Madame de Staël, anche se non si tratta di una ripresa letterale). 

Dettaglio della lettera di Edith Ullmann. Fonte: Archivio Privato di Primo Levi.

L’uso dell’italiano, corretto ma perlopiù circoscritto a formule di saluto e di commiato, lascia intendere che la donna sia in grado di leggere la lingua di Primo Levi, ma non di scriverla. Allo stesso modo si può presumere che Ullmann, pur vivendo in un’area francofona della Svizzera, non si senta abbastanza padrona della lingua francese per rivolgersi all’autore di Se questo è un uomo mediante l’utilizzo di essa. E in effetti, il riferimento alla massima ottocentesca francese non appare un reale tentativo di interlocuzione in questa lingua. 

La signora Ullmann sembra una donna che ha una certa dimestichezza con i libri; una spia, questa, che si può ricavare dall’incipit della sua lettera, assai precisa nell’indicare le coordinate editoriali delle due edizioni di Se questo è un uomo, quella einaudiana del ’58 e quella tedesca pubblicata da Fischer nel 1961. Evidentemente ha letto con attenzione il colophon dell'edizione Fischer. Un'altra ipotesi è che Ullman abbia tratto queste informazioni da una recensione apparsa su un quotidiano o un settimanale svizzero: al momento non ci sono riscontri in tal senso, ma lo spoglio di queste testate è ancora in corso.

Dettaglio del colophon di Ist das ein Mensch?, Fischer 1961.

Riferimenti e bibliografia

Le informazioni su Edith Ullmann sono state ricavate dagli Archivi Municipali della città di Sion e dalla sua lettera a Primo Levi.

DOI:

Carteggi


Edith Ullmann fa parte del gruppo di corrispondenti che scrive a Primo Levi nella seconda metà degli anni Sessanta, a distanza dunque di qualche anno dall’uscita dell’edizione tedesca di Se questo è un uomo

Il carteggio si compone di una sola lettera perché Levi perde l’indirizzo della mittente, come annota lui stesso sul margine superiore della lettera. Si tratta di una nota ricca di significato, che dimostra lo scrupolo e l’attenzione dell’autore nell’archiviare la corrispondenza con i propri lettori; segno che il progetto di una pubblicazione in volume di questo materiale – risalente già al ’62 (cfr. Primo Levi, Il carteggio con Heinz Riedt, p. 129) – è ancora particolarmente vivace.   

Dalla lettera di Ullmann emerge che la donna non conosce l’edizione De Silva di Se questo è un uomo pubblicata nel ’47: 

«ho letto Se questo è un uomo dieci anni dopo che era stato dato alle stampe per la prima volta dalle Sue mani». 

Non è dato di sapere, fin qui, quale sia l’età di Ullmann al momento della prima pubblicazione dell’opera di Levi, e se ella si trovi in Svizzera o vi giunga solo successivamente. È certo però che di questa prima edizione di Se questo è un uomo due recensioni erano apparse in Svizzera rispettivamente in lingua francese e tedesca; la prima sulla «Gazette de Lausanne» il 10 gennaio 1948, l’altra sul «Die Weltwoche» il 4 giugno dello stesso anno. 

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