“Una giovinezza in Germania” di Ernst Toller

di Alessandro Tinella

Emil Stumpp (1886-1941), Ritratto di Ernst Toller, 1926. Fonte Wikimedia Commons.

Ernst Toller (1893-1939) è stato tra i più importanti esponenti del movimento espressionista. Poeta, scrittore e drammaturgo, nella sua autobiografia Eine Jugend in Deutschland (1933), racconta con straordinaria lucidità gli anni di gioventù, la devastazione della guerra, l’esperienza nella Repubblica Sovietica Bavarese e il periodo trascorso in carcere. Ogni capitolo è introdotto da un titolo rivelatore, un vero e proprio estratto emblematico che orienta da subito il lettore verso il centro tematico del racconto.

Nato il 1° dicembre 1893 a Szamocin, in Polonia, da una famiglia ebraica, Ernst Toller cresce in un ambiente borghese segnato dall’antisemitismo. Fin da bambino, infatti, le grida ostili dei coetanei contro gli ebrei, inizialmente incomprensibili per lui, presto gli fanno percepire una diffusa ostilità, un senso di diffidenza e di esclusione generale. Successivamente, durante gli anni di studio all’Università di Grenoble, il contrasto tra la vita agiata francese e il ricordo della miseria degli amici d’infanzia lo spinge a interrogarsi sulle diseguaglianze economiche: perché alcuni possono sperperare denaro senza conseguenze mentre altri soffrono la fame? Questo interrogativo segna l’inizio di una frattura interiore: la ricchezza diventa un peso, un simbolo di ingiustizia, di inquietudine, che lo spinge a mettere in discussione l’intero ordine sociale.

Versione tedesca della pietra d’inciampo dedicata al dramma teatrale di Toller, in memoria dei libri bruciati nella piazza del mercato di Bonn il 10 maggio 1933. Fonte Wikimedia Commons.

Dopo lo scoppio della Grande guerra, l’entusiasmo iniziale di Toller per il conflitto si sgretola di fronte alla brutalità del fronte. La disillusione lo trasforma in un convinto antimilitarista e, congedatosi nel 1916, si trasferisce a Monaco per completare gli studi. Qui entra in contatto con l’élite culturale dell’epoca, frequentando i salotti letterari borghesi e stringendo amicizia con Thomas Mann, Arthur Kutscher e Rainer Maria Rilke.

Nel novembre del 1918, sull’onda della rivoluzione tedesca, Toller si ritrova in prima linea come uno dei leader della Repubblica Bavarese dei Consigli. Ma il sogno rivoluzionario si infrange dopo poco a causa della brutale repressione da parte delle forze reazionarie: arrestato, viene condannato a cinque anni di prigione. È proprio dietro le sbarre che la scrittura diventa il suo più grande sostegno: riflette sul comportamento delle masse, sul loro desiderio di cambiamento, spesso perseguito anche a costo di sacrificare i principi morali – considerazioni che daranno vita al dramma Uomo massa (1920).

I temi affrontati nelle sue opere risuonano in modo straordinariamente attuale: il conflitto tra ribellione e rivoluzione, la lotta tra l’uomo e la macchina, la minaccia della modernità, elementi che diventano centrali nel dramma I distruttori di macchine (1922). Tra le sue opere più importanti si ricordano anche Hinkemann (1923) e OPLÀ, noi viviamo! (1927).

Novità autunnali 1933 della Querido: in Germania, Una giovinezza era disponibile in due edizioni, una più economica in brossura e una rilegata in tela, entrambe prezzate in fiorini olandesi, la valuta dei Paesi Bassi prima dell’euro. Fonte Wikimedia Commons.

Lo stile di Una giovinezza in Germania è essenziale e diretto, con una narrazione rapida e incisiva che cattura il lettore, trascinandolo tra eventi drammatici e momenti di intensa riflessione. Non si tratta solamente di un’autobiografia, ma di una testimonianza diretta, molto vivida, della storia della Germania durante la guerra e la rivoluzione, un documento fondamentale per chi vuole comprendere dall’interno quel periodo estremamente dinamico e segnato da violenze senza misura. È una lettura indispensabile per gli appassionati di storia e gli studiosi di letteratura e di filosofia politica, ma rappresenta anche un’opportunità per chiunque voglia avvicinarsi a un racconto personale, capace di offrire una nuova prospettiva sulle vicende belliche tedesche del Novecento. Toller invece di limitarsi a ricordare il passato offre una un’analisi profonda delle tensioni sociali, morali e politiche del suo tempo.

Braccato dai nazisti per le sue origini ebraiche e per le sue idee politiche, Toller fu costretto all’esilio, trovando rifugio prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti: in un mondo ormai sull’orlo di un nuovo conflitto, il 22 maggio 1939 si tolse la vita.

Nel 1933, mentre la Germania precipitava nell’oscurità del nazismo, Ernst Toller pubblicava la sua autobiografia inedita con la Querido Verlag di Amsterdam, casa editrice divenuta un rifugio per gli scrittori perseguitati dal regime. Fondata da Emanuel Querido, la sezione tedesca accolse autori del calibro di Heinrich Mann, Lion Feuchtwanger, Arnold Zweig, Alfred Döblin e Joseph Roth, riuscendo a pubblicare ben 124 libri tra il 1933 e il 1940, sfidando la censura e le persecuzioni.

In Italia, tra i primi a intercettare Una giovinezza in Germania vi fu Primo Levi, che tra il novembre e il dicembre del 1961 ne venne a conoscenza grazie alla corrispondenza con lo studente tedesco Wolfgang Beutin. Quest’ultimo accennò alla possibilità di proporre il libro alla casa editrice Einaudi, ed è probabile che Levi stesso abbia segnalato l’opera.

Le tracce di questo interesse emergono ne I verbali del mercoledì (1953-1963), le riunioni della casa editrice torinese: nel maggio 1962 si attesta che Einaudi possedeva già una traduzione dell’autobiografia, realizzata da Emilio Castellani, e si decise di affidargli anche la prefazione. Italo Calvino fu incaricato di approfondire la questione, ma nel novembre dello stesso anno il progetto venne ridotto a una semplice nota: «verificare Toller» (Tommaso Munari, 2013). Nonostante questo slancio iniziale, la traduzione italiana vide la luce solo nel 1972.

Ulteriori dettagli emergono dalla Nota posta alla fine del libro: Castellani conferma che la sua traduzione risaliva a diversi anni prima e che l’interesse per Toller si riaccese nel 1969, in occasione della messa in scena di alcune sue opere teatrali a Milano e Firenze.

Copertina della prima edizione Einaudi del 1972 di Una giovinezza in Germania.

Oggi, Una giovinezza in Germania meriterebbe una nuova edizione – l’ultima risale al 1982 – accompagnata da una rilettura critica capace di contestualizzarne il valore storico e letterario. Più che un’autobiografia, è una testimonianza dall’interno sulle radici dei totalitarismi del XX secolo, un libro che, attraverso la voce di Toller, si interroga ancora sul rapporto tra individuo, potere e rivoluzione.

Bibliografia e riferimenti

Ernst Toller, Una giovinezza in Germania, Einaudi, Torino, 1972.

Tommaso Munari (A cura di.), I verbali del mercoledì: riunioni editoriali Einaudi 1953-1963, Einaudi, Torino, 2013.

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