Herbert Plügge
Biografia
di Simone Ghelli

Fonte Deutsche Medizinische Wochenschrift (2022)
Vita e carriera del Dr. Med. Plügge (1906-1972)
Herbert Wilhelm Adolf Plügge nacque il 14 settembre 1906 a Lipsia. Cominciò la sua formazione medica presso l’Università di Lipsia, dove studiò con Martin Gildemeister (1876-1943), importante esponente della fisiologia sensoriale tedesca, e Viktor von Weizsäcke (1886-1957), il fondatore dell'antropologia medica. Nel 1932 ottenne il dottorato di ricerca (Promotion), per poi divenire, dal 1939, docente di Medicina Interna e Neurologia a Gießen.

Frontespizio della tesi di abilitazione alla docenza universitaria di Plügge del 1938.
Fonte Deutsche Friedensgesellschaft.
Durante la Seconda Guerra Mondiale (1939–1942), Plügge fu impegnato negli ospedali militari (Lazarette). Nel 1941, prestò servizio sul fronte orientale presso le paludi del Pripjat (sul confine tra Bielorussia e Ucraina), uno degli scenari più cruenti dell’invasione tedesca in Unione Sovietica.
Nel semestre estivo del 1943 insegna a Kiel per poi trasferirsi a Darmstadt e assumere il ruolo di direttore della Clinica Medica delle Istituzioni Ospedaliere Comunali.
Durante gli anni del regime nazista Plügge, in forza anche delle sue funzioni dirigenziali, fu iscritto al NSDAP. I fascicoli sulla denazificazione (Entnazifizierung) a suo nome lo classificano come Mitläufer (seguace), ossia, la quarta, per ordine di gravità, delle cinque categorie (Gruppen der Verantwortlichen) con cui la “Legge per la liberazione dal nazionalsocialismo e dal militarismo” del 5 marzo 1946 (Gesetz zur Befreiung von Nationalsozialismus und Militarismus) definiva i gradi di responsabilità e le relative «misure di espiazione» (Sühnemaßnahmen). Come recita l’articolo 12, «È Mitläufer chi non abbia partecipato al nazionalsocialismo se non in modo meramente nominale, ovvero lo abbia sostenuto solo in misura non rilevante, e che inoltre non si sia dimostrato un militarista» [Mitläufer ist: wer nicht mehr als nominell am Nationalsozialismus teilgenommen oder ihn nur unwesentlich unterstützt und sich auch nicht als Militarist erwiesen hat].

Fonte Verkündungsplattform Bayern
Dal 1952 e sino al 1969, anno del pensionamento, Plügge insegnerà presso l‘Università di Heidelberg, dirigendo inoltre il policlinico della città. Le sue lezioni erano solite riscontrare un grande successo tra gli studenti. Come ricordato da Karlheinz Engelhardt, medico e docente di Kiel:
Le sue lezioni nell’aula magna della Hospitalstraße, sempre gremita fino all’ultimo posto, affascinavano gli studenti [...]. Come insegnante, Plügge non era un retore nel senso del monologo. Il suo stile era il dialogo, la conversazione con pazienti e studenti. Non curve, immagini e diagrammi stavano al centro, ma il paziente, la sua malattia e la diagnosi differenziale [...]. La sua didattica ricordava Socrate e la sua maieutica, l’arte della levatrice [...]. Attraverso il dialogo e le domande, Plügge faceva emergere dagli studenti pensieri ed emozioni utili sul piano diagnostico e terapeutico. Tutti erano stimolati a pensare con la propria testa e a colmare le lacune mediante lo studio. Essere lodati da lui per un’intuizione era motivo di orgoglio. In modo avvincente insegnava la diagnosi differenziale, paragonabile alle storie di detective del medico Arthur Conan Doyle (1859–1930), creatore di Sherlock Holmes: il detective mette insieme le informazioni chiave per trovare il colpevole, mentre l'internista, attraverso un processo analogo, scopre la malattia sintetizzando molti piccoli dettagli, disturbi, sintomi e risultati in un quadro coerente.
Affetto da cardiopatia, Plügge morirà il 16 agosto 1972 all’età di 66 anni.
Un medico fenomenologo
Stranamente, noi medici non siamo interessati a una teoria degli stati d'animo, la quale dovrebbe naturalmente corrispondere a una teoria delle modalità di esperienza corporea, del vivere e sentire il proprio corpo. Ciò dipende dal carattere della medicina odierna: non prestiamo attenzione allo stato soggettivo dei nostri pazienti, perché dietro ogni stato d'animo cerchiamo subito la diagnosi oggettiva e solo di questa ci occupiamo. In parole povere: consideriamo la diagnosi oggettiva come l’“essenziale”, ciò che davvero conta e alla quale ci sentiamo vincolati. La diagnosi oggettiva è la presunta “verità”. Tendiamo a ritenere che le sensazioni possano ingannare e che solo la diagnosi sia affidabile. Sono le diagnosi oggettive a costituire il nostro fondamento scientifico, mentre alla componente soggettiva non spetterebbe alcuna rilevanza determinante; anzi, in teoria, essa potrebbe persino essere considerata superflua.
H. Plügge, Das Befinden. Zur Phänomenologie des Leib-Erlebens besonders bei inneren Krankheiten (1957)

Accanto all’attività di internista e docente, Herbert Plügge si è ampiamente dedicato alla ricerca clinica e teorica, affermandosi nel tempo come una figura scientifica di rilievo ben oltre i confini della medicina. I suoi lavori testimoniano infatti una curiosità intellettuale di ampio respiro capace di combinare conoscenze provenienti da diversi ambiti disciplinari come la letteratura, la filosofia, l’antropologia e la psicologia. Nei suoi studi, l'analisi dei casi clinici è infatti arricchita dalle prospettive offerte dall'esistenzialismo di Sartre e Heidegger, dalla fenomenologia di Husserl e Merleau-Ponty o dall'antropologia filosofica di Plessner.

A riprova della poliedricità degli interessi di Plügge basti ricordare la monografia del 1947 Grazie und Anmut. Ein biologischer Exkurs über das Marionettentheater von Heinrich v. Kleist [Grazia e graziosità. Un excursus biologico sul teatro delle marionette di Heinrich von Kleist] e il saggio del 1949 Pascals Begriff des Ennui und seine Bedeutung für eine medizinische Anthropologie [Il concetto pascaliano di ennui e il suo significato per un’antropologia medica].
La fascinazione giovanile per l’antropologia medica di Weizsäcke ha indirizzato la sua ricerca verso la definizione di un approccio diagnostico più qualitativo che quantitativo. In altri termini, in Plügge la pratica medica interseca l’analisi fenomenologica della malattia in quanto esperienza corporea e mentale che definisce l’essere-nel-mondo del paziente. Fondamentale diviene pertanto l’anamnesi, pratica alla quale Plügge ha dedicato alcune delle sue pagine più illuminanti e pionieristiche per lo sviluppo successivo delle cosiddette medical humanities. Ne da testimonianza la conclusione del saggio del 1965 Über die Anamnese:
In questo dialogo condiviso, tutto ciò che il paziente dice sulla natura della sua relazione con il mondo interpreta la struttura del suo sé unico. E tutto ciò che dice della sua condizione, e il modo in cui ne parla, interpreta la sua relazione con il mondo; interpreta ciò che era ed è possibile e impossibile, necessario e superfluo, reale o illusorio, desiderato o non essenziale nelle sue relazioni con le persone e le cose. Interpreta sia la contingenza che la libertà della sua esistenza
Herbert Plügge ha raccolto i suoi studi più importanti nei due volumi Wohlbefinden und Missbefinden. Beiträge zu einer medizinischen Anthropologie [Benessere e malessere. Contributi all’antropologia medica] del 1962 e Der Mensch und Sein Leib [L’uomo e il suo corpo] del 1967.
Nel 1970 pubblicherà la sua ultima monografia: Vom Spielraum des Leibes. Klinisch-Phänomenologische Erwägungen über Körperschema und Phantomglied [Lo spazio operativo del corpo: considerazioni clinico-fenomenologiche su “schema corporeo” e “arto fantasma].


Jean Améry amico e lettore di Plügge
Mi sono subito immerso nella lettura e, leggendo – anzi rileggendo – i Suoi saggi (alcuni dei quali mi erano già familiari), ho pensato ancora una volta, come già in passato, a quanto nobilmente siano scritti e a quanto mi tocchino personalmente. Ho detto testualmente a mia moglie: per uno solo di questi contributi darei volentieri via tutta la Dialettica negativa di Adorno che, Dio mi sia testimone, giace inutilizzata sulla mia scrivania

Così Jean Améry in una lettera a Herbert Plügge dell’11 febbraio 1967.
Améry e Plügge saranno corrispondenti e amici a partire dagli anni Sessanta. Tra i due si creò anche una profonda affinità intellettuale che influenzò significativamente le ricerche di entrambi. Il carattere medico-fenomenologico degli studi clinici di Plügge incontrò da subito l’interesse di Améry, il quale divenne un lettore entusiasta di Wohlbefinden und Missbefinden (1962) e Dier Mensch und Sein Leib (1967). Di Plügge, Améry apprezza la capacità di gettare un ponte tra le scienze mediche e quelle umanistiche, riuscendo, grazie agli strumenti propri dell’indagine fenomenologica, a restituire dignità filosofica alla condizione del malato in quanto modalità esistenziale rilevante, dotata cioè di una sua propria modalità di apertura all’essere.
Leggerò sicuramente ancora molte volte il suo libro [Wohlbefinden und Missbefinden]; in particolare i passaggi in cui fa riferimento all'invecchiamento, che eventualmente le chiederò di poter citare in futuro. Le faccio ancora una volta le mie più sincere congratulazioni per questo volume, già di per sé importante, e sono convinto che le porterà grande riconoscimento.
Jean Améry a Herbert Plügge, 11 febbraio 1967.
Nel 1968, Améry pubblica il saggio Über das Altern. Revolte und Resignation, tradotto in Italia da Bollati Boringhieri nel 1988 con il titolo Rivolta e rassegnazione. Sull'invecchiare. Nella prefazione alla prima edizione, Amery riconosce il debito intellettuale verso gli studi di Plügge:
Per quanto abbia rinunciato a ogni strumentario scientifico preesistente e abbia fatto riferimento solo a me stesso, collocandomi sul suolo incerto del mio interrogare, è tuttavia evidente che sono stato influenzato da più parti. Non sarà difficile riconoscere le fonti, al pari delle citazioni di tanto in tanto inserite nel testo e non espressamente evidenziate in quanto tali.
Solo tre autori - ai quali devo molto e che forse non sono abbastanza noti - vorrei menzionare esplicitamente: il professore della Sorbona Vladimir Jankelevitc, il medico e fenomenologo tedesco Herbert Plügge, lo scrittore francese André Gorz.
Über das Altern è uno dei «riconoscimenti» filosofici più importanti che Plügge ha ricevuto in vita. Il nome del «medico e fenomenologo tedesco», autore di «un libro di incomparabile ricchezza di idee» [Wohlbefinden und Missbefinden], viene infatti affiancato con naturalezza a quello di illustri esistenzialisti come Jankelevitc e Gorz, nella convinzione - la stessa che ha mosso l'intera ricerca di Plügge - che senza la scienza medica la filosofia non sia davvero in grado di pensare fino in fondo la finitudine.
Nel marzo del 1969, Améry pubblicherà sulla rivista «Merkur» una recensione delle due raccolte di Plügge: Die Welt des leidenden Menschen [Il mondo dell’essere umano sofferente]. «Nel complesso», è il suo giudizio, «questi libri, scritti da uno specialista e pubblicati presso un editore scientifico, riguardano l’Uomo».

Recensione di Améry del 1969 alle opere di Plügge per la rivista «Merkur»
Riferimenti e bibliografia
Le informazioni sulla vita, la formazione e la carriera accademica di Herbert Plügge sono tratte da: K. Engelhardt, Herbert Plügge – vergessenes ärztliches Vorbild. Eine Erinnerung in seinem 30. Todesjahr, in «Deutsche medizinische Wochenschrift», 6/2002, pp. 284-285; P. Christian, In memoriam. Nachruf auf Herbert Plügge, in «Nervenartz», 9/1973, pp. 502-503; la voce Plügge, Herbert dell'archivio online della Deutsche Friedensgesellschaft - Vereinigte KriegsdienstgegnerInnen/Gruppe Darmstadt (https://dfg-vk-darmstadt.de/Lexikon_Auflage_2/PlueggeHerbert.htm?utm_source=chatgpt.com). Si ringrazia inoltre Anne Phieler dell'Università di Heidelberg per aver messo a disposizione i fascicoli su Herbert Plügge.
Sulle categorie della denazificazione si veda T. Speccher, La Germania sì che ha fatto i conti con il nazismo, Laterza, Roma-Bari, 2022, cap. I.5.
Opere citate di Herbert Plügge:
- Grazie und Anmut. Ein biologischer Exkurs über das Marionettentheater von Heinrich v. Kleist, Claassen & Goverts, Hamburg 1947.
- Wohlbefinden und Missbefinden. Beiträge zu einer medizinischen Anthropologie, Max Niemeyer Verlag, Tübingen 1962.
- Pascals Begriff des Ennui und seine Bedeutung für eine medizinische Anthropologie, pp. 1-16.
- "Das Befinden. Zur Phänomenologie des Leib-Erlebens besonders bei inneren Krankheiten", pp. 73-90.
- Der Mensch und sein Leib, Max Niemeyer Verlag, Tübingen 1967.
- Über die Anamnese, pp. 114-123.
Opere citate di Jean Améry:
- Die Welt des leidenden Menschen, in «Merkur», 251/1969, pp. 297-299. Il saggio è stato successivamente raccolto in J. Améry, Der integrale Humanismus. Zwischen Philosophie und Literatur: Aufsätze und Kritiken eines Lesers, 1966-1978, a cura di Helmut Heissenbüttel, Klett-Cotta, Stuttgart 1985, pp. 159-165.
- Rivolta e rassegnazione. Sull'invecchiare, Bollati Boringhieri, Torino 1988.
La corrispondenza tra Améry e Plügge è conservata presso la Deutsches Literaturarchiv Marbach.
DOI: