Gertrud Körber-Mertens

Biografia


di Simone Ghelli

«Arie e canzoni del XVII e XVIII secolo in Germania e in Italia di Gerturd Mertens (contralto)»
Riquadro pubblicitario del Münchner neueste Nachrichten del 3 dicembre 1921. Fonte digiPress - Das Zeitungsportal der Bayerischen Staatsbibliothek

Da Breslavia a Monaco di Baviera, nel segno della musica rinascimentale

Gertrud Elisabeth Mertens-Körber nasce a Breslavia (Prussia) il 28 giugno del 1883, primogenita di Elisabeth Broackhaus e Willibald Körber (27/05/1854- 1/06/1920). Figlio del lichenologo Gustav Wilhelm Körber (1818-1885), Willibald Körber fu professore di liceo a Breslavia e studioso di filologia classica. La famiglia di Elisabeth Broackhaus era invece legata al mondo dell’editoria (il padre era gestore della libreria W. G. Korn di Breslavia). Il 26 maggio del 1988 nasce il secondogenito Rudolf, il quale, seguendo le orme del nonno paterno, si dedicherà allo studio della botanica. Perderà la vita in Francia nel marzo del 1915 come soldato del Deutsches Heer durante la prima guerra mondiale. 

Gertrud Körber dimostrerà sin da subito una notevole predisposizione per la musica, disciplina che sarà al centro della sua formazione e della sua futura vita professionale. Dall’età di 6 anni, studia pianoforte con Max Auerbach (1872-1965) e dal 1893 è allieva del prestigioso ginnasio “Santa Maria Magdalena” di Breslavia. Continua i suoi studi musicali a Berlino, dove, tra 1900 e il 1903, frequenta corsi di canto, pianoforte e composizione presso l’Universität der Künste (belle arti). Tra i suoi docenti figura la cantante austriaca Anna Schultzen von Asten (1848-1903), a ulteriore conferma dell’alto livello della sua formazione musicologica. 

Copertina del volume Das Schöne del 1927

Dopo la laurea, Gertrud Körber torna a Breslavia, e qui inizia a frequentare l’ambiente artistico e musicale della città. Tramite l’amico Johann Freiherr von Mikulicz-Radecki (1850-1905), medico e musicologo di origini austriache, incontra il futuro marito Viktor Emmanuel Mertens (09/03/1875- 12/07/1974). Chirurgo originario di Riga, Mertens, dopo aver terminato gli studi in Germania (Königsberg e Berlino), si trasferisce a Breslavia nel 1901 per lavorare nell’ospedale dell’Università, lo stesso in cui Mikulicz-Radecki era primario del reparto di chirurgia. Viktor e Gertrud si sposano nel 1907, trasferendosi dapprima a Hindenburg (oggi Zabrze, vicino a Katowice), dove Gertrud insegna musica e Viktor è primario dell’ospedale, poi, dal 1918, a Monaco: l'appartamento che scelgono, al numero 10 della Schönfeldstraße, si trova in uno dei quartieri più centrali della città. 

Tra gli anni Venti e Trenta, i due consolidarono le rispettive carriere, affermandosi come esponenti di primo piano dell’alta borghesia monacense e dei suoi circoli intellettuali, in particolare quello creatosi attorno alla rivista cattolica «Hochland»(fondata a Monaco nel 1903 da Carl Muth). Viktor assume il ruolo di direttore del «Münchener Medizinische Wochenschrift» («Settimanale monacense di medicina»), divenendo, grazie alle sue ricerche pionieristiche, una figura di spicco a livello internazionale nell’ambito degli studi oncologici. Gertrud sarà invece protagonista della scena artistico-musicale non solo bavarese, ma anche europea. Stringe legami professionali e d’amicizia con figure come la musicista Anna Barbara Speckner (1902-1995), il filosofo e musicologo greco Thrasybulos Georgiades (1907-1977), l’attore e traduttore tedesco Sigismund von Radecki (1891-1970), il compositore Carl Orff (1895-1982), il già menzionato scritto e editore Carl Muth (1867-1944), lo scrittore Theodor Haecker (1879-1945) e la studiosa Katharina Kippenberg (1876-1947). Il suo nome ricorre sia nella cronaca locale come performer, sia nella letteratura musicologica, dove si distingue come esperta di musica medievale e rinascimentale. Un interesse specialistico – dietro al quale è ravvisabile l’eredità culturale paterna – che la porterà a viaggiare anche in Italia. Nel 1927 cura il volume Das Schöne: Schopenhauers Ästhetik («Il bello: estetica di Schopenhauer», Vieweg und Teubner Verlag), una raccolta di saggi del filosofo tedesco – autore caro anche al nonno Gustav – per la quale Mertens firma l’introduzione. Negli anni Trenta, diviene l’assistente dell’importante teorico musicale Hans Kayser (1891-1964), con cui progetta di fondare a Basilea il Thimus-Institut, un istituto musicale intitolato a Albert von Thimus (1806-1878). Mertens avrebbe dovuto dirigere la sezione di musica antica, ma il progetto non giunse mai a compimento.

Beatrice Dohme: la violinista ribelle

I Mertens non avranno figli. Tuttavia, negli anni Venti diventeranno i tutori della violinista Beatrice Dohme (1908-1986 ca.), figlia dell’importante imprenditore farmaceutico statunitense Alfred Robert Louis Dohme (1867-1952). Spirito ribelle, era stata affidata dai genitori alla rigida istruzione di un collegio di suore a Monaco, da cui Beatrice ben presto fuggì, facendo perdere le proprie tracce. Sarà la sua insegnante di musica Gertrud Mertens – da lei teneramente soprannominata “Frau Mimi” – a prenderla sotto la sua ala e a farla riappacificare con la famiglia. Considerata e cresciuta come una figlia, la giovane vivrà nell’appartamento dei Mertens, dedicandosi agli studi musicali.

Dettaglio dell'indirizziario della città di Monaco di Baviera del 1930. Presso l'interno 2 della Schönfeldstraße 10 risultano residenti Viktor E. Mertens, Medico; Gertrud [Mertens], cantante da concerto; Beatrice Dohme, violinista. Fonte Adreßuch für München und Umgebung 1930, p. 817.
«La Stampa» Torino, 26 aprile 1942. Fonte Archivio Storico «La Stampa»

Negli anni Trenta e Quaranta, Beatrice Dohme diventerà una violinista apprezzata a livello europeo. Con il Fiedel Trio – gruppo del quale farà parte anche Franz Sidersbeck, suo futuro marito – compie lunghe tournée in tutto il continente (anche in Italia), riproponendo musica medievale e rinascimentale. La fama raggiunta dal trio porterà il Ministero della Cultura del Terzo Reich a interessarsi al progetto, sponsorizzandone le attività a scopo propagandistico durante gli anni del conflitto mondiale.

Dal 1943 e sino al termine del conflitto, Beatrice Dohme e il marito presero parte ad alcune attività cospirative, nascondendo informazioni per gli Alleati sotto forma di messaggi cifrati negli spartiti musicali del Fiedel Trio. La collaborazione con il Ministero della Cultura non solo offri ai due un'efficace copertura, ma anzi permise loro di estendere la loro attività resistenziale – che consisteva perlopiù nel rintracciare e nascondere piloti americani abbattuti – ai territori occupati.

Al termine del conflitto, Beatrice Dohome tornò negli Stati Uniti, continuando la sua carriera di violinista.

Il FIedel Trio: (da sinistra) Franz Siedersbeck, Beatrice Dohme ed Erich Wilke. Per gentile concessione della famiglia Peck

I mercoledì dai Mertens e la nascita della Rosa Bianca (1942)

Ho conosciuto Scholl a casa della dottoressa Mertens, a una serata alla quale ero stato invitato da lei stessa. Erano presenti diversi giovani medici e studentesse, oltre ad alcune persone più anziane appartenenti alla sua cerchia. Ella lesse un breve scritto sul rinnovamento religioso [religiöse Erneuerung] che suscitò l’opposizione dei giovani presenti perché per certi versi unilaterale e piuttosto distante dalla realtà. Nel corso della discussione emersero forti contrasti tra le fazioni “Nord e Sud”, i cui principali rappresentanti furono Scholl (Sud) e un certo dottor Ellermann [Heinrich Ellermann (1905-1991), scrittore ed editore]; io cercai di gettare un ponte tra le due posizioni. Entrambi mi fecero un’impressione di grande intelligenza e si decise di incontrarsi nuovamente

Kurt Huber (1893-1943). Fonte Wikimedia Commons/German Federal Archives

Così il professor Kurt Huber nella sua memoria difensiva del 19 aprile 1943, giorno del processo che lo porterà all’accusa di sovversione per l’ideazione e la pubblicazione dei volantini anti-nazisti della Weiße Rose ("Rosa Bianca”). Il 13 luglio verrà eseguita la condanna a morte tramite ghigliottina. Con lui sul patibolo vi sarà anche lo studente ed ex-soldato della Wehrmacht Alexander Schmorell (1917-1943). Pochi mesi prima, il 22 febbraio, la stessa sorte era toccata ad altri tre giovani membri del gruppo: Hans Scholl (1918-1943), Sophie Scholl (1921-1943) e Christoph Probst (1919-1943).

Nella sua memoria difensiva, Huber fa riferimento alla serata letteraria che si tenne mercoledì 17 giugno 1942 nell’appartamento dei Mertens in Schönfeldstraße 10. È qui che il professore di filosofia e musicologia dell’Università “Ludwig Maximilian” di Monaco incontra per la prima volta lo studente di medicina Hans Scholl, animatore principale insieme a Schmorell della "Rosa Bianca". Si tratta di un momento decisivo nella storia del celebre gruppo resistenziale che tra l’estate del 1942 e il febbraio del 1943 stamperà e distribuirà a Monaco sei volantini antinazisti. 

In quel periodo, la casa dei Mertens costituiva, insieme all’atelier dell’architetto Manfred Eickemeyer, uno dei luoghi di incontro principali della borghesia intellettuale monacense. Artisti, letterati, medici e accademici erano infatti soliti ritrovarsi in Schönfeldstraße 10 per assistere agli eventi culturali organizzati dalla padrona di casa. Questo a conferma dell’influenza e della notorietà di Gertrud Mertens all’interno di un circuito intellettuale molto ampio e, come vedremo, politicamente ben connotato.

L’incontro del 17 giugno non era stato il primo. Una serata letteraria dai Mertens con gli attivisti della "Rosa Bianca" si era già tenuta il 3 giugno precedente (anche quello un mercoledì), per volere di Gertrud e dello studente di medicina e musicista Otmar Hammerstein (1917-2003), amico di Beatrice Dohme. Anzi fu proprio quel "mercoledì" che Scholl e Schmorell varcarono per la prima volta la soglia dell'appartamento: l'occasione fu una lettura dell’eclettico Sigismund von Radecki. Tra gli invitati figuravano amici di lunga data, come Anna Barbara Speckner e il marito Thrasybulos Georgiades, accanto a un gruppo affiatato di giovani, per lo più studenti di medicina, estranei al consueto circolo dei Mertens, ma presenti quella sera su invito di Hammerstein. Il giorno seguente, uno di questi, Alexander Schmorell, ricostruirà nel dettaglio quanto avvenuto in una lettera all’amica Angelika Knopp:

Ieri sera Radecki ha letto ad alta voce. Hans [Scholl] glielo aveva chiesto. Purtroppo non è andata esattamente come ce l’eravamo immaginata almeno formalmente, intendo. Non avevamo uno spazio adatto e allora Hammerstein ci ha offerto l’appartamento della professoressa Mertens. Hans ha accettato volentieri l’invito. Ma invece di limitarsi a metterci a disposizione casa sua e magari ascoltare anche lei, la signora Mertens si è sentita subito la madre della serata, e non solo: addirittura la madre primordiale, la generatrice di un nuovo “circolo” di natura filosofico-letteraria…

Subito è stato annunciato un programma… E immagina un po’ chi altro era stato invitato! (Ha invitato di sua iniziativa dei conoscenti! Dimostrando ben poco tatto). Naturalmente il signor Amann [lo scultore Helmut Ammann (1907-2001)] con seguito (la moglie e Wolfgang Jakob [studente di medicina]), dalla cui direzione si sentivano a ogni occasione risatine e commenti tipo “meraviglioso, meraviglioso!”, ecc. Accanto a loro sedeva la signorina Speckner [Anna Barbara Speckner], che ha passato tutta la serata a lavorare a maglia (cosa che si addice molto a lei, un po’ meno alla lettura e a Radecki)… Inoltre, da quel lato c’erano anche Hammerstein, un greco [Thrasybulos G. Georgiades], un certo signor Jäger [Herr Jäger, studente di medicina]; dal nostro c’erano Christel [Christoph Probst], Furtwängler [Hubert Furtwängler, studente di medicina, soldato  e amico di Scholl e Schmorell], Sammiller [Raimund Sammüller, amico di Scholl e Schmorell], Traute [Traute Lafrenz, medico e amica di Scholl] e la sorella di Hans [Sophie Scholl]; naturalmente anche Hans. Io mi sono seduto proprio in un angolo, dietro la grande poltrona di Furtwängler, così da essere quasi completamente nascosto.

Ma veniamo ora alla lettura vera e propria.

Per prima cosa ha letto due riflessioni, due schizzi: Il bambino [Radecki, “Ein Kind der Großstadt”, 1929] e una più leggera, La strada [Radecki, “Die Stimme der Straße”, 1937]. In Il bambino ha mostrato come sappia immergersi profondamente in un argomento –  in questo caso il bambino – e come riesca a cogliere e riconoscere moltissimo di essenziale. In La strada emerge la sua splendida capacità di osservazione, e nel descrivere ciò che osserva dissemina luci belle e profonde.

Poi ha letto l’episodio del capitano Kopejkin dalle Anime morte [cap. X del romanzo del 1842 di Nikolaj Gogol’]. Lo conosci già, e la sua lettura è stata magnifica: in questo è un maestro straordinario. Dopo una breve pausa, durante la quale abbiamo fumato abbondantemente in salotto – dal quale normalmente il fumo era bandito – nella seconda parte ha presentato poesie, traduzioni dal francese antico e soprattutto molte dal russo. Ho trovato le traduzioni molto buone, eccellenti. Una poesia era sua.

Non appena terminato, si è dileguato quasi di corsa, seguito dalla metà di noi. È venuto con noi ancora a casa di Hans, dove abbiamo chiacchierato e bevuto vino fino a mezzanotte. Ha raccontato molte cose della sua vita: ha fatto l’attore, ha conosciuto moltissime persone che interessavano anche a noi, grandi uomini… Quando ci siamo separati, ci ha ringraziato per la bella serata; tutto gli era sinceramente piaciuto. In origine volevamo tenere la serata da me, ma diverse cose non hanno funzionato. Hammerstein parla già da tempo di un circolo che vorrebbe fondare. Ma se deve essere come ieri, allora ci ha persi. O verrà da noi e si atterrà al nostro programma (che consiste unicamente in una totale assenza di programma), oppure dovrà cercarsi altre persone, altri Amann.

(Da sinistra) Alexander Schmorell e Hans Scholl soldati nel 1942. Fonte Wikimedia Commons

La testimonianza di Schmorell restituisce uno spaccato della personalità di Gertrud Mertens, all’epoca cinquantottenne. Non solo l’entusiasta e accogliente padrona di casa – «una donna minuta, estremamente vivace e curiosa» –, ma anche una scrupolosa tessitrice delle relazioni intellettuali che venivano a crearsi all’interno del suo appartamento. La sera del 3 giugno, Mertens accetta di ospitare la conferenza di Radecki pensata da Hans Scholl e Otmar Hammersteins, ma – e sarà questo a indispettire Schmorell – non senza essersi premurata di avere presente anche il suo circolo, anagraficamente più vicino a lei e, come si è detto, culturalmente ancorato al cosiddetto Hochlandkreis. Le cronache di questa serata – oggi un passaggio cruciale nella letteratura storiografica sulla Rosa Bianca – riportano infatti la spaccatura che si venne a creare tra gli invitati. Sebbene accomunati dalla medesima estrazione culturale cristiana (per lo più cattolica e protestante, con l’eccezione di Schmorell che era ortodosso) e da un’avversione per il regime hitleriano tipica di un certo associazionismo (come il Quickborn di Guardini), il gruppo di Mertens – e questo spiega il suo tentativo di prendere le redini del dibattito – appare agli occhi di Schmorell e i suoi amici restio a voler trasformare il rigido «programma» letterario e filosofico della serata nell’occasione di un più libero e proficuo dibattito politico. Quest’ultimo era infatti il vero obiettivo del «circolo degli Scholl», come li chiamerà in seguito Mertens, i quali andavano maturando già da tempo, a fronte soprattutto dell’esperienza militare sul fronte orientale di alcuni di loro, l’idea di un’azione dissidente ben più incisiva della cauta e attendista resistenza spirituale promossa dal “circolo dell’Hochland”.

È questa la cornice che fa da sfondo alla serata del 17 giugno, alla quale saranno presenti gli stessi invitati – tranne Schmorell, che si rifiuterà di partecipare, e l’aggiunta di Katharina Schüddekopf (1916-1992), dottoranda di Kurt Huber. Organizzato nuovamente dal duo Mertens-Hammerstein, il programma prevedeva proprio un intervento del professor Huber. Ancora una volta, Mertens tenterà di dettare la linea del dibattito, leggendo un suo testo dedicato al tema, politico e spirituale a un tempo, del «rinnovamento religioso». Tuttavia, la discussione non poté trattenersi dallo sfociare nel dibattito politico: “Cosa fare?”, fu la domanda che presto si impose sullo sfondo della discussione. L’editore Ellermann (che Huber, nella sua memoria difensiva del 1943, collocherà tra gli esponenti del fronte “Nord”, ossia i sostenitori di una resistenza solo interiore),  prese posizione contro l’idea di una resistenza attiva, sollecitando i più giovani ad approfittare dei loro studi per l’accrescimento e la fortificazione delle loro coscienze. Hans Scholl (fronte Sud, quello dei giovani desiderosi di passare all’azione), ribatté sarcasticamente: «Ci affittiamo un’isola dell’egeo e frequentiamo corsi ideologici?». È a questo punto che scatta la sintonia con Huber, il quale non esitò ad appoggiare l’entusiasmo dello studente: «È necessario agire, e subito, già oggi».

L’intesa raggiunta tra Hans Scholl e Kurt Huber il 17 giugno a casa Mertens segna l’inizio delle vicende che, dalla stesura e la stampa dei sei volantini della Rosa Bianca nell’estate-autunno del 1942,  culmineranno con l'arresto dei fratelli Scholl nell’atrio dell’Università di Monaco nel febbraio dell’anno seguente. Il “ponte” gettato da Huber tra le due posizioni, Nord-Resistenza interiore e Sud-Resistenza esteriore, si concretizzò nel carattere non violento ed etico dell’azione della Rosa Bianca.

Molte delle persone presenti a questi due incontri, compresi i padroni di casa, saranno interrogate dalla Gestapo. Katharina Schüddekopf e Traute Lafrenz (1919-2023) vennero condannate a un anno di carcere per essere state “a conoscenza di propaganda antinazista e non averlo denunciato” (Propagandaabsichten gewußt, das aber nicht angezeigt). Grazie alla fama di Viktor, i Mertens riuscirono a evitare l’accusa di cospirazione.

Copertina e quarta di copertina di La rosa bianca di Inge Scholl, sorella di Sophie e Hans.
Il volume venne pubblicato in Germania nel 1952. A tradurlo in Italia fu la casa editrice La Nuova Italia nel 1959, per poi ristamparlo nell'aprile del 1961. Il titolo uscì nella collana "Biblioteca Leone Ginzburg", la stessa in cui De Silva (acquisita da La Nuova Italia nel 1948) pubblicò Se questo è un uomo nel 1947.

La “Veggente” del Lago di Starnberg (1943-1973)

Con l’inasprirsi del conflitto e dei bombardamenti, i Mertens, aiutati dalla figlia Beatrice Dohme, lasciano Monaco per trasferirsi, come affituari, in una proprietà sulle sponde del lago di Starnberg presso Assenbuch 5-1/2 (oggi Assenbucherstraße 77, Berg). Nel 1945, i coniugi Mertens acquisteranno una casa lungo la via crucis (Kreuzweg) dello Starnberger See all’indirizzo Maxhöhe 11-1/2 (dal 1965 come Himbselweg 14, Berg). Sarà proprio da qui che, nel dicembre del 1961, all’età di 78 anni, Gertrud Mertens scriverà a Primo Levi dopo essere rimasta colpita dalla lettura di Ist das ein Mensch? (uscito in novembre).

Nei successivi vent’anni, Gertrud Mertens ha continuato a coltivare i suoi interessi filosofico-musicali, a organizzare serate culturali e a tessere relazioni con importanti intellettuali del tempo. A questo periodo risalgono, ad esempio, le corrispondenze con la scrittrice cattolica Gertrud von Le Fort (1876-1971) e la frequentazione del teologo gesuita Eric Przywara (1889-1972). Da alcune testimonianze dello slavista Alberto Pescetto (1911-1981), frequentatore abituale di Hause Mertens, ricaviamo un raro ritratto di Gertrud – da lui chiamata amichevolmente Madame “la Grande Gnosis” o la Mistica del Nord – nell’ultima parte della sua vita:

La Mistica del Nord è quasi cieca [...], ah come descrivere il personaggio! Anziana, imponente, eppure di piccola statura, con grandi croci pettorali di oro e argento come il Patriarca Geremia, stupenda, adorabile, e un discorso inesauribile [...]. Dopo dodici operazioni legge soltanto Origene e compone a 82 anni un trattato sulla “Metafisica nella Storia”.

Lettera dattiloscritta di Alberto Pescetto del 17 gennaio 1958. Per gentile concessione di Federico Pescetto.

Gertrud Mertens morirà nel 1973.

Riferimenti e bibliografia

Anche se la bibliografia sulla Rosa Bianca è ormai cospicua, le informazioni su Gertrud Mertens sono poche e frammentate.

Le informazioni biografiche sono tratte da: E. H. Müller (a cura di), Deutsches Musiker-Lexicon, Wilhelm Limpert-Verlag, Dresden 1929, p. 538; Dr. Baer, Willibald Körber in «Der Wanderer im Riesengebirge: Organ des Riesengebirgs Vereins», 1/08/1921, pp. 51-52; R. Körber, Beiträge zur Blattanatomie der Gattung Hevea, W. G. Korn, Breslau 1911, p. 67; J. K. Ries, In memoriam V. E. Mertens, in «MMW. Munchener medizinische Wochenschrift», a. 116, n. 48 (1974), pp. 2137-2138; Archivio Hans Kayser (https://ead.nb.admin.ch/html/kayser_B.html); Sophie Drinker Institute Bremen, Friedel Collection, cartella VII; N. Hammerstein, Aus dem Freundeskreis der „Weißen Rose” Otmar Hammerstein – Eine biographische Erkundung, Wallstein Verlag, Göttingen 2014 , pp. 64-65; P. Ghezzi, La Rosa Bianca. La resistenza al nazismo in norme della libertà, San Paolo, Milano 1994, p. 152; W. Huber, Die Weisse Rose. Kurt Hubers letzte Tage, Herbert Utz Verlag, Monaco 2018, pp. 35-36; A. Schmorell e C. Probst, Gesammelte Briefe, a cura di C. Moll, Lukas Verlag, Berlin 2011, p. 476-77; F. Pescetto, Il pistolero della parola. La stravagante vita di Alberto Pescetto, Fogli di Via Libri, Genova 2019 (si ringrazia Federico Pescetto per la condivisione dei documenti).

Sull'importanza degli studi oncologici di Viktor Mertens durante gli anni del regime nazista si veda R. N. Proctor, The Nazi War on Tobacco: Ideology, Evidence, and Possible Cancer Consequences, in  «Bulletin of the History of Medicine», 3/1997, pp. 445-447.

Sulla vita di Beatrice Dohme si rimanda al racconto An American Heroine di Gloria Peck, nipote di Beatrice Dohme. Il testo è disponibile all’indirizzo https://ninedecadesofliving.wordpress.com/2015/09/11/an-american-heroine-episode-one/. Si ringraziano i pronipoti di Beatrice Dohme, Louisa e Neil Peck per aver condiviso queste informazioni.

La citazione della memoria difensiva di Jurt Huber è tratta da Verteidigungskonzept von Kurt Huber für die Hauptverhandlung am 19.04.1943 in «Quellen zur „Weissen Rose“ im Jahr 1943», a cura di Martin Kalusche, p. 18 (§1-7). La trascrizione è disponibile all'indirizzo: https://www.quellen-weisse-rose.de/wp-content/uploads/Kalusche-QWR-1943-04-19-30.11.2024.pdf.

La sentenza di Alexander Schmorell del 19 aprile 1943 è disponibile all’indirizzo: https://www.quellen-weisse-rose.de/wp-content/uploads/Kalusche-QWR-1943-04-19-30.11.2024.pdf 

Le corrispondenze di Gertrud Mertens con Gertrud von Le Fort e Katharina Kippenberg sono conservate al Deutsches Literaturarchiv di Marbach

La ricerca sulla vita di Gerturd Mertens non sarebbe stata possibile senza il generoso supporto ricevuto da molti archivisti e studiosi tedeschi. Il team di LeviNeT ci tiene a ringraziare:

Alexandre Bischofberger (Sophie Drinker Institut)

Christian Freundorfer (Stadtarchiv München)

Anna Haas (Bayerische Staatsbibliothek)

Karen Käßner-Franz (Stadtarchiv München)

Hildegard Kronawitter (Weiße Rose Stiftung, München)

Heinz Rothenfußer (Museum Starnberg)

Benedikt Tremp (Schweizerisches Literaturarchiv SLA)

Agata Turek (Deutsche Akademie der Naturforscher Leopoldina).

Bibliografia

DOI:

Carteggi


di Simone Ghelli

Il mio carissimo amico Alberto Pescetto, che è stato da noi per due mesi, voleva portare con sé questa lettera alla sua partenza. Ma tutto è slittato, e così affido questo scritto alla bontà di Anita Rho che L’aiuterà nella lettura.
La conclusione della lettera di Gertrud Mertens a Primo Levi dimostra quanto capillare fosse la sua rete di contatti all’interno del panorama intellettuale europeo. Il riferimento ad Anita Rho, importante traduttrice tedesca che Levi incontrò alla De Silva nel 1947, è la prova dell'esistenza di un canale di comunicazione diretto tra i due corrispondenti. Tramite queste battute finali, scopriamo infatti che Anita Rho fu una delle tante figure intellettuali che erano solite frequentare Casa Mertens a Starnberger See; un dettaglio che ci permette di supporre che oltre alla lettera, Levi abbia potuto ricevere anche una descrizione della curiosa figura di Mertens. Sebbene il carteggio con Gertrud Mertens si componga di una sola lettera, quanto da lei scritto a inizio dicembre del 1961 rappresenta non solo una delle prime reazioni documentate della pubblicazione in Germania di Ist das ein Mensch?, ma anche una delle più sofisticate elaborazioni teoriche della «colpa» tedesca che Levi ricevette in quel periodo.  La lettera di Mertens si presenta infatti come un breve trattato di sei pagine scritte a mano, al cui interno si rintracciano tematiche relative alla filosofia della storia, al rapporto tra essere umano e Rivelazione, al "dislivello prometico" e, ovviamente, la tragedia storica e morale del terzo Reich.  Proprio in relazione a quest’ultimo aspetto, la lettera di Mertens offre spunti interpretativi di notevole interesse.  La prima parte del suo scritto è dedicata al tema della Blindheit, ossia la cecità del popolo tedesco dinanzi agli orrori del regime nazista. Orrori di cui Mertens dichiara di essere stata a conoscenza, lasciando intendere di essersi attivata a suo tempo per «diffondere queste mostruose “verità”». A tal riguardo, la ricostruzione della sua biografia mette in una luce una sorta di pudore con cui ella decide di rendere conto a Levi del suo coinvolgimento nella trama della Rosa Bianca.
Ah, caro Dr. Levi, se solo noi stessi potessimo capire! Capire tutto ciò che era “verità”? (noi stessi, in un gruppo dei molti di resistenti, abbiamo sfiorato la forca).
A riprova della statura intellettuale dell’autrice, queste prime righe presentano un’interessante sovrapposizione di rimandi culturali e filosofici. Mertens combina infatti i versetti di Matteo 13 con le analisi etico-politiche di La questione della colpa di Karl Jaspers. Un accoppiamento, quello tra teologia e filosofia, trascendenza e immanenza, che definisce la struttura argomentativa dell’intera lettera di Mertens.  Lungi dall’essere uno sfoggio di erudizione, l’innesto biblico-filosofico serve soprattutto a gettare un ponte con l’autore di Se questo è un uomo. Nel capitolo «I sommersi e i salvati», Levi stesso aveva inserito un notissimo adagio evangelico: «a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto». Presente in tutti e tre i Vangeli sinottici (Matteo 13, 10-13 e 25,29; Marco 4, 24-25; Luca 8, 16-18 e 19, 11-26), questo passo diventa l’espressione della «Legge feroce» della Storia e della vita. Nelle note all’edizione scolastica di Se questo è un uomo del 1973, Levi non indicherà la provenienza esatta della citazione. A Mertens, intellettuale profondamente cattolica, non sfugge però lo stringente parallelismo tra l’utilizzo di quel versetto nel contesto di una testimonianza su Auschwitz e il significato peculiare che quest’ultimo assume in Matteo 13, 10-15.
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché parli loro in parabole?". Egli rispose: "Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani.
La «disperata relazione» sul campo di concentramento di Malyj Trostenec che Mertens potè ascoltare, probabilmente in una delle sue serate letterarie del 1942, diventa così la “parabola negativa” che rivela al mondo la «verità» di un male che i più si rifiutarono di voler vedere. Perché, e sarà questa la tesi che l’autrice svilupperà nel resto della sua missiva, il campo di concentramento non fu solo la prova del volto criminale dell’hitlerismo, ma anche l’epifania del male radicale che alberga nelle profondità psicologiche dell'animo umano.  La lettera di Mertens permette di cogliere una sfumatura della citazione evangelica de «I sommersi e i salvati», della quale sinora non vi era stato riscontro all’interno degli studi su Primo Levi. Il suo acuto rilievo è descrittivo di una sensibilità cattolica al tema della Shoah con cui l'autore di Ist das ein Mensch? avrà modo di entrare in contatto in più occasioni nel corso della sua corrispondenza con i lettori tedeschi.    

Tutte le lettere


Lettere di Gertrud Körber-Mertens


154. Gertrud Mertens a Primo Levi, 9 dicembre 1961

Lettere a Gertrud Körber-Mertens


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