Wolfram André

Biografia


di Alice Gardoncini

Wolfram André è un medico tedesco attivo all’inizio degli anni Sessanta nella regione del Baden-Württemberg, tra Stoccarda e Norimberga. 

Nonostante si tratti con tutta evidenza di un interlocutore acculturato, abituato a intessere rapporti epistolari e anche a discutere delle proprie letture con una cerchia di conoscenti, finora non sono emerse informazioni dettagliate sulla sua figura. Dalla consultazione dell’archivio cittadino risulta che Hans Wolfram Maria André, nato il 27 febbraio 1929 a Kaiserslautern, vivesse a Bad Mergentheim con la moglie e i due figli. Ulteriori ricerche presso diversi archivi locali, registri professionali, comunali e regionali, e l’interrogazione delle principali banche dati (generali e specifiche per le professioni mediche) non hanno prodotto risultati apprezzabili: non si conoscono dunque la data di morte, né il percorso universitario o eventuali pubblicazioni scientifiche. 

Dalle indicazioni presenti sulla carta intestata si evincono tuttavia la professione di André, quella di medico specializzato in medicina interna, e l’indirizzo del suo studio privato, nella frazione di Igersheim (Am Alter Graben 12). 

Il carteggio con Levi si sviluppa tra il maggio e il luglio del 1962, quindi relativamente presto: André fa senz’altro parte dei primi lettori di Ist das ein Mensch? ed è anche un lettore attento e informato, stando a quanto da lui stesso dichiarato. Egli afferma infatti non solo di aver letto diversi libri ad argomento concentrazionario (sebbene non ne citi nessuno esplicitamente), ma anche di essersi confrontato con altri lettori di Ist das ein Mensch?, ricavando conferma alle sue impressioni: 

«Alla fine del Suo libro, il lettore acquista non già informazione, ma conformazione, e non può limitarsi alle buone intenzioni per il futuro, che si trovano a portata di mano per acquietare le coscienze: ma è portato ad una più profonda presa di coscienza del suo concorso alla colpa, e quindi alla possibilità di una vera catarsi. Questo mi confermano molti lettori del Suo libro» (Lettera 100).

Riferimenti e bibliografia

Si ringrazia Alexander Ploebsch dello Stadtarchiv Bad Mergentheim.

Bibliografia

Carteggi


La corrispondenza con Wolfram André consta in totale di tre lettere. Il medico è citato da Levi anche nel capitolo «Lettere di tedeschi» dei Sommersi e i salvati, in cui riporta una breve citazione montando insieme due frasi estrapolate da entrambe le lettere di André, introducendo il passo, in questo caso, con le iniziali corrette: «W.A., medico, scrive dal Württemberg» (OC II, p. 1264).

André scrive a Levi il 6 maggio del 1962, in tedesco, scusandosi e dichiarando di non padroneggiare l’italiano. La lettera è dattiloscritta su carta intestata professionale, la prosa è forbita. Ringrazia innanzitutto l’autore per il libro, affermando di considerarlo, per sé e per i tedeschi in generale, un aiuto, un orientamento per il tempo futuro, in cui per il popolo tedesco sarà difficile estinguere la colpa degli atti compiuti.

La gratitudine espressa nella lettera spinge infine André a chiuderla con un invito pro forma a ospitare l’autore nel caso in cui egli potesse e volesse tornare in Germania. André afferma inoltre che Levi avrebbe qualcosa di essenziale da dire, «al mondo, ma soprattutto a noi tedeschi», e lo esorta a farlo.

Nella sua risposta datata 26 maggio, Levi risponde (in italiano) e si concentra proprio su questo punto, schermendosi: non ritiene infatti di avere più nulla di essenziale da dire ai tedeschi, oltre a ciò che è stato espresso per l’appunto con la traduzione di Se questo è un uomo. Prosegue poi, provando a esplicitare le parole di André in questo modo:

Se Ella intende dire che io dovrei giudicare i tedeschi in quanto tali, in quanto popolo, allora non mi sento di farlo: mi rendo conto del terribile potere di contagio dell’ambiente, ed è per questo che considero ben più stimabili in Germania che altrove coloro che hanno negato il loro consenso a Hitler e ai suoi. Al contrario, provo un sentimento di amicizia per Lei e per chi mi scrive come Lei, mentre non ne provo per molti italiani che non hanno saputo imparare niente dalle cose che hanno viste e vissute (Lettera 99).

Levi conclude a sua volta con cordialità la lettera, declinando gentilmente l’invito del medico.

La corrispondenza termina però con l’ultima lettera da parte di André, nel luglio dello stesso anno. In essa, sempre in tedesco, e questa volta tradotta in italiano da Levi, il medico sostanzialmente torna sulla questione dell’importanza di Ist das ein Mensch?, che a suo dire viene dall’autore sottostimata con una dose eccessiva di modestia. Secondo André, infatti, da altri libri a tema concentrazionario il lettore può ricavare molte informazioni, anche dettagliate, ma soprattutto la possibilità di autoassolversi acquietando la propria coscienza con i buoni propositi per il futuro. Dal libro di Levi, al contrario, si ricava qualcosa di molto più essenziale: «una più profonda presa di coscienza del proprio concorso di colpa, e quindi la possibilità di una vera catarsi» (lettera 100). A questo punto il medico dispensa Levi dalla necessità di un’ulteriore risposta, e afferma che preferisce continuare a dialogare con l’autore attraverso le pagine dei suoi libri.

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