Elisabeth Zilz

Biografia


di Simone Ghelli

Le persone mi chiedono di raccontare qualcosa della mia vita. Non amo il culto della persona, ma forse questo racconto può aiutare a dare un impulso alle vite di altre persone [...]. Ho vissuto la Seconda guerra mondiale, iniziata dalla Germania, fino alla sua amara fine a Berlino. L’aver vissuto l’infanzia e la giovinezza nell’epoca del nazionalsocialismo, e il non aver potuto agire contro quel sistema criminale, continua a tormentarmi ancora oggi e mi ha resa una pacifista.

Elisabeth Zilz
Elisabeth Zilz in una vignetta di Otilio Martinez Montegro del 2010
Fonte biblioteca Alemana Nicaragüense

Vita di Elisabeth Zilz, la bibliotecaria attivista

Elisabeth Zilz nasce il 24 ottobre del 1922 a Miechowice (piccolo paese vicino a Bytom, città polacca del voivodato della Slesia). Figlia del pastore Walter Zilz (1887-1957), cresce all’interno della comunità evangelica di Fiedenshort, dove circa settecento diaconesse prestano il loro servizio di aiuto e cura dei più bisognosi.

Come ogni adolescente dell’epoca nazista, Zilz frequenta le associazioni giovanili hitleriane, ma il senso di solidarietà appreso a Fiedenshort non può che confliggere con le storture e le disuguaglianze della cultura nazista che si presentano davanti ai suoi occhi:

All’inizio del nazismo, mi piaceva fare diverse attività con altri giovani: escursioni nella natura, sport, canti giochi e così via. Ma presto mi resi conto che solo i giovani di discendenza “ariana” avevano questo privilegio. Ebrei, rom, polacchi, comunisti e più vulnerabili non avevano accesso a nessuna di queste attività. Al contrario, venivano perseguitati e assassinati, spesso in segreto.

All'università studia storia e biblioteconomia a Berlino e a Gottinga. Vive gli anni del conflitto mondiale a Berlino, testimoniando non solo la devastazione dei bombardamenti e le privazioni materiali, ma anche la tragedia della deportazione della popolazione ebraica. Il senso di impotenza e la paura le impediranno di agire, generando in lei un conflitto interiore destinato a segnare la sua intera esistenza.

Mi sentivo in colpa per non aver partecipato ad alcuna forma di resistenza e per aver permesso che tutti gli atti criminali contro gli ebrei in tutta Europa si verificassero senza protestare. Il ricordo dei crimini ebrei contro gli ebrei mi accompagnerà fino alla morte.

Manifestazione del Kampf de Atomtod a Bielefeld nel 1958. Fonte Stadtarchiv Bielefeld

Dopo la guerra, Zilz vive a Bielefeld e Francoforte sul Meno, dove lavora come bibliotecaria. L’attivismo sarà al centro della sua vita. Tante sono infatti le battaglie sociali a cui prende parte, dalla lotta contro il riarmo alla questione atomica. Negli anni cinquanta milita nel Kampf dem Atomtod [Lotta contro la morte atomica], partecipato movimento di protesta nato per contrastare i piani del governo federale per dotare la Germania di proprie testate nucleari. Le pressioni della popolazione contribuirono all’abbandono dell’iniziativa.

Negli anni Settanta, la sua attenzione si rivolge fuori dai confini della politica interna tedesca. Ad affascinarla è soprattutto la rivoluzione sandinista contro la dittatura di Somoza in Nicaragua. 

Nel 1984, Zilz approfitta del pensionamento per realizzare appieno la sua vocazione umanitaria. L’occasione le viene data dal cinquantesimo anniversario della morte di Augusto César Sandino. Insieme al gruppo ecumenico “Giustizia e Pace per il Nicaragua” (Gerechtigkeit und Frieden für Nicaragua), parte per il Nicaragua per partecipare alle imponenti celebrazioni che si svolgono il 21 febbraio in Plaza de la Revolución a Managua.

Durante il soggiorno, Zilz entra in contatto con diverse organizzazioni di volontariato del paese, convincendosi definitivamente a investire le proprie energie nell’aiuto delle fasce più povere della popolazione. A colpirla è soprattutto il bibliobús “Simón Bolívar”, un progetto benefico di biblioteca mobile che il governo del Venezuela aveva donato al Nicaragua nel 1981 e che, a causa della scarsa manutenzione, venne dismesso dopo pochi anni.

Tornata in Germania, Zilz si attiva presso il ministero della cultura per ricevere un finanziamento con il quale rilanciare la biblioteca mobile in Nicaragua. Grazie al supporto di artisti, editori e associazioni religiose, riesce infine a dare vita a due progetti: il bibliobús “Bertolt Brecht” e il laboratorio di legatoria “Sophie Scholl". Il 24 marzo 1987, presenta le due iniziative al ministro della cultura nicaraguense Ernesto Cardenal, ricevendone l’entusiasta autorizzazione.

Il progetto della biblioteca mobile di Zilz si affermerà in breve tempo come una delle più importanti realtà culturali del paese, portando i suoi libri nelle campagne, nelle scuole e nelle carceri. Nel 1993, il successo dell'iniziativa renderà possibile la fondazione della Biblioteca Alemana-Nicaragüense, vero e proprio cuore pulsante delle numerose attività di alfabetizzazione a cui Zilz e il suo gruppo di collaboratori si dedicheranno nei decenni successivi.

Elisabeth Zilz e il bibliobús “Bertolt Brecht”.
Fonte Biblioteca Alemana Nicaragüense

Elisabeth Zilz vivrà tra Nicaragua e Germania per il resto della sua vita. Molti saranno i riconoscimenti istituzionali ottenuti dalle sue iniziative, tra i quali la Croce Federale al Merito della Repubblica Federale di Germania nel 1998.

Muore a Francoforte sul Meno il 28 agosto del 2012. In una nota biografica del 2009 ha lasciato scritto:

Sono nata in una casa parrocchiale protestante e i miei genitori mi hanno insegnato che nelle cose che si ritengono buone o importanti non bisogna arrendersi, ma continuare a lavorarci con fiducia e speranza. Ho ormai più di ottant’anni, ma ho ancora la forza di accompagnare il progetto per alcuni anni, vivendo sei mesi in Germania e sei in Nicaragua. Il mio grande desiderio è che, con l’aiuto di persone di buona volontà, il nostro progetto possa continuare a dare speranza ai nicaraguensi, in particolare alla popolazione più povera, offrendo loro un futuro.

Elisabeth Zilz durante un'escursione all laguna di Apoyo in Nicaragua.
Fonte Wikimedia Commons

«Un saluto rivoluzionario»

Poster promozionale di Mit revolutionären Grüßen.
Fonte Filmakademie Baden-Württemberg.

Nel 2013, il registra Viktor Apfelbacher ha girato il documentario Mit revolutionären Grüßen, dedicato alla storia di Elisabeth Zilz e del suo bibliobús “Bertolt Brecht”. Le riprese sono terminate pochi giorni prima della scoparsa della protagonista.

Il video completo è disponibile sul canale Vimeo della casa di produzione Filmakademie Baden-Württemberg. Di seguito il trailer.

Riferimenti e bibliografia

Le informazioni sulla vita di Elisabeth Zilz sono tratte da R. Cuaresma Bustos e Mario A. Solórzano, Ein Solidaritätsprojekt in Nicaragua: Bücherbus „Bertolt Brecht“, Deutsch-Nicaraguanische Bibliothek, Buchbinderwerkstatt „Sophie Scholl“, Archiv der Jugendkulturen Verlag KG, Berlin 2010. La nota biografica scritta da Zilz nel 2009 è disponibile sul sito della Biblioteca Alemana Nicaragüense (https://banspanisch.wordpress.com/2009/04/).

Bibliografia

DOI:

Carteggi


Il carteggio tra Elisabeth Zilz e Primo Levi si compone di tre lettere scritte tra l’agosto e l’ottobre del 1962. Zilz scrive da Bielefeld.

Alla sua prima lettera allega un opuscolo dell'Aktion Sühnezeichen, organizzazione pacifista nata in Germania nel 1958. Promossa soprattutto dal sinodo della Chiesa Evangelica, la Aktion Sühnezeichen ha sin da subito voluto incarnare la volontà di riscattare la Chiesa Evangelica dalle compromissioni e dalle colpevoli inazioni del periodo nazista.

Con la seconda lettera dell'ottobre 1962, Zilz invia a Levi un numero della rivista evangelica Radius.

Elisabeth Zilz figura tra i corrispondenti citati da Levi nel capitolo "Lettere di tedeschi" dei sommersi e i salvati.

L. I. è bibliotecaria in Vestfalia; confessa di aver avuto la tentazione violenta di chiudere il libro a metà lettura «per sottrarsi alle immagini che vi sono evocate», ma di essersi subito vergognata per questo impulso egoistico e vile (OC II, p. 1262).
Levi inserisce un passaggio cruciale della lettera dell'8 agosto 1962, dove Zilz rivela non solo informazioni importanti della sua biografia, ma anche il proprio rammarico e senso di colpa per la propria condotta in durante il nazismo.
Nella prefazione, Lei esprime il desiderio di capire noi tedeschi. Lei dev credere quando Le diciamo che noi stessi non sappiamo concepire noi stessi né quanto abbiamo fatto. Siamo colpevoli. Io sono nata nel 1922, sono cresciuta in Alta Slesia, non lontano da Auschwitz, ma a quel tempo, in verità, non ho saputo nulla (La prego, non consideri questa affermazione come una comoda scusa, ma come un dato di fatto) delle cose atroci che si stavano commettendo, addirittura a pochi chilometri da noi. Eppure, almeno fino allo scoppiare della guerra, mi è accaduto di incontrare qua e là persone con la stella ebraica, ed io non le ho accolte in casa, non le ho ospitate come avrei fatto con altri, non sono intervenuta in loro favore. La mia colpa è questa. Posso adattarmi a questa mia terribile leggerezza, viltà ed egoismo solo contando sulla remissione cristiana. Cfr. Lettera 177.
Segue un commento dell'autore che, assumendo a tratti una maggiore severità, integra quello della sua risposta del 29 agosto 1962:
Dice inoltre di far parte di «Aktion Sühnezeichen» («Azione espiatoria»), una associazione evangelica di giovani che trascorrono le vacanze all’estero, a ricostruire le città piú gravemente danneggiate dalla guerra tedesca (lei è stata a Coventry). Non dice nulla dei suoi genitori, ed è un sintomo: o sapevano, e non parlarono con lei; o non sapevano, ed allora non avevano parlato con loro quelli che certamente «laggiú» sapevano, i ferrovieri delle tradotte, i magazzinieri, le migli ia di lavoratori tedeschi delle fabbriche e delle miniere in cui faticavano a morte gli operai-schiavi, chiunque insomma non si coprisse gli occhi con la mano. Lo ripeto: la colpa vera, collettiva, generale, di quasi tutti i tedeschi di allora, è stata quella di non aver avuto il coraggio di parlare.
 

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