111. Primo Levi a Gisela Buschmann, 14 aprile 1962

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Nota al testo


Levi ringrazia per il giudizio espresso e per la recensione. Onorato e felice dei riscontri e della solidarietà che gli giungono da parte dei tedeschi, non manca di porre alcune domande.

14 aprile 1962

Sig.na Gisela Buschmann
54 Koblenz/Rhein
Hoheminnenstr. 37

 

Gentile Signorina,

voglia innanzitutto scusarmi se Le scrivo in italiano, poiché non conosco abbastanza il tedesco per scriverlo senza errori.

Le sono molto grato per il Suo giudizio, e per la recensione che mi ha mandato. È per me una grande gioia, e un onore, ricevere dalla Germania lettere come la Sua: è proprio questo il “Widerhall” che speravo di suscitare. Ho ricevuto infatti numerose altre lettere da lettori tedeschi, quasi tutte di giovani, piene di simpatia e di solidarietà: e questo non può che tranquillizzare e rallegrare.

Non ho invece ricevuto finora neppure una lettera che dica: «ho messo mano anche io a queste cose; o le ho sapute e approvate; o almeno le ho sapute e ho taciuto: ma ora, avendo letto questo libro, mi sono pentito e ho mutato opinione». Ma questa mancanza non può stupire: certe cose sono amare a dirsi, si preferisce dimenticare.

Mi permetta di porle due domande. Lei scrive che è difficile avere oggi contatti umani con ebrei in Germania. Vuole dire soltanto che gli ebrei in Germania sono praticamente scomparsi? oppure che vivono appartati, volontariamente, o per timore, o perché respinti dal resto della popolazione?

In secondo luogo: la Sua bella e precisa recensione è stata pubblicata? e dove?

Gradisca i migliori ringraziamenti e saluti
Suo

14 aprile 1962

Sig.na Gisela Buschmann
54 Koblenz/Rhein
Hoheminnenstr. 37

 

Gentile Signorina,

voglia innanzitutto scusarmi se Le scrivo in italiano, poiché non conosco abbastanza il tedesco per scriverlo senza errori.

Le sono molto grato per il Suo giudizio, e per la recensione che mi ha mandato. È per me una grande gioia, e un onore, ricevere dalla Germania lettere come la Sua: è proprio questo il “Widerhall” che speravo di suscitare. Ho ricevuto infatti numerose altre lettere da lettori tedeschi, quasi tutte di giovani, piene di simpatia e di solidarietà: e questo non può che tranquillizzare e rallegrare.

Non ho invece ricevuto finora neppure una lettera che dica: «ho messo mano anche io a queste cose; o le ho sapute e approvate; o almeno le ho sapute e ho taciuto: ma ora, avendo letto questo libro, mi sono pentito e ho mutato opinione». Ma questa mancanza non può stupire: certe cose sono amare a dirsi, si preferisce dimenticare.

Mi permetta di porle due domande. Lei scrive che è difficile avere oggi contatti umani con ebrei in Germania. Vuole dire soltanto che gli ebrei in Germania sono praticamente scomparsi? oppure che vivono appartati, volontariamente, o per timore, o perché respinti dal resto della popolazione?

In secondo luogo: la Sua bella e precisa recensione è stata pubblicata? e dove?

Gradisca i migliori ringraziamenti e saluti
Suo

April 14, 1962

 

Sig.na Gisela Buschmann
54 Koblenz/Rhein
Hoheminnenstr. 37

 

Dear Miss,

First of all, please forgive me if I write to you in Italian since I do not know German well enough to write it without errors.

I am very grateful to you for your assessment, and for the review you sent me.

It is a great joy for me, and an honor, to receive letters like yours from Germany: this is exactly the “Widerhall” I  had hoped to achieve. In fact, I have received many other letters from German readers, almost all of them young, full of affection and solidarity: and this can only reassure me and make me happy.

On the other hand, I have not yet received a single letter that says: “I, too, took part in these things; or I knew and approved of them; or at least I knew but kept quiet: but now, after reading this book, I regret it and have changed my mind.” But this shortcoming can come as no surprise; certain things are painful to say, people prefer to forget.

Allow me to ask you two questions. You write that nowadays it is hard to have human contact with Jews in Germany. Do you only mean that Jews have practically disappeared in Germany? Or that they live secluded lives, voluntarily, or out of fear, or because they are rejected by the rest of the population?

Secondly: has your lovely and precise review been published? And where?

Please accept my warmest thanks and greetings – Your

 

14 aprile 1962

Sig.na Gisela Buschmann
54 Koblenz/Rhein
Hoheminnenstr. 37

 

Gentile Signorina,

voglia innanzitutto scusarmi se Le scrivo in italiano, poiché non conosco abbastanza il tedesco per scriverlo senza errori.

Le sono molto grato per il Suo giudizio, e per la recensione che mi ha mandato. È per me una grande gioia, e un onore, ricevere dalla Germania lettere come la Sua: è proprio questo il “Widerhall” che speravo di suscitare. Ho ricevuto infatti numerose altre lettere da lettori tedeschi, quasi tutte di giovani, piene di simpatia e di solidarietà: e questo non può che tranquillizzare e rallegrare.

Non ho invece ricevuto finora neppure una lettera che dica: «ho messo mano anche io a queste cose; o le ho sapute e approvate; o almeno le ho sapute e ho taciuto: ma ora, avendo letto questo libro, mi sono pentito e ho mutato opinione». Ma questa mancanza non può stupire: certe cose sono amare a dirsi, si preferisce dimenticare.

Mi permetta di porle due domande. Lei scrive che è difficile avere oggi contatti umani con ebrei in Germania. Vuole dire soltanto che gli ebrei in Germania sono praticamente scomparsi? oppure che vivono appartati, volontariamente, o per timore, o perché respinti dal resto della popolazione?

In secondo luogo: la Sua bella e precisa recensione è stata pubblicata? e dove?

Gradisca i migliori ringraziamenti e saluti
Suo

14 aprile 1962

Sig.na Gisela Buschmann
54 Koblenz/Rhein
Hoheminnenstr. 37

 

Gentile Signorina,

voglia innanzitutto scusarmi se Le scrivo in italiano, poiché non conosco abbastanza il tedesco per scriverlo senza errori.

Le sono molto grato per il Suo giudizio, e per la recensione che mi ha mandato. È per me una grande gioia, e un onore, ricevere dalla Germania lettere come la Sua: è proprio questo il “Widerhall” che speravo di suscitare. Ho ricevuto infatti numerose altre lettere da lettori tedeschi, quasi tutte di giovani, piene di simpatia e di solidarietà: e questo non può che tranquillizzare e rallegrare.

Non ho invece ricevuto finora neppure una lettera che dica: «ho messo mano anche io a queste cose; o le ho sapute e approvate; o almeno le ho sapute e ho taciuto: ma ora, avendo letto questo libro, mi sono pentito e ho mutato opinione». Ma questa mancanza non può stupire: certe cose sono amare a dirsi, si preferisce dimenticare.

Mi permetta di porle due domande. Lei scrive che è difficile avere oggi contatti umani con ebrei in Germania. Vuole dire soltanto che gli ebrei in Germania sono praticamente scomparsi? oppure che vivono appartati, volontariamente, o per timore, o perché respinti dal resto della popolazione?

In secondo luogo: la Sua bella e precisa recensione è stata pubblicata? e dove?

Gradisca i migliori ringraziamenti e saluti
Suo

April 14, 1962

 

Sig.na Gisela Buschmann
54 Koblenz/Rhein
Hoheminnenstr. 37

 

Dear Miss,

First of all, please forgive me if I write to you in Italian since I do not know German well enough to write it without errors.

I am very grateful to you for your assessment, and for the review you sent me.

It is a great joy for me, and an honor, to receive letters like yours from Germany: this is exactly the “Widerhall” I  had hoped to achieve. In fact, I have received many other letters from German readers, almost all of them young, full of affection and solidarity: and this can only reassure me and make me happy.

On the other hand, I have not yet received a single letter that says: “I, too, took part in these things; or I knew and approved of them; or at least I knew but kept quiet: but now, after reading this book, I regret it and have changed my mind.” But this shortcoming can come as no surprise; certain things are painful to say, people prefer to forget.

Allow me to ask you two questions. You write that nowadays it is hard to have human contact with Jews in Germany. Do you only mean that Jews have practically disappeared in Germany? Or that they live secluded lives, voluntarily, or out of fear, or because they are rejected by the rest of the population?

Secondly: has your lovely and precise review been published? And where?

Please accept my warmest thanks and greetings – Your

 


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