Max Grantz

Biografia


Gli anni della formazione

Max Grantz, nato sul finire dell’Ottocento e morto nel 1988, è stato un architetto e grafico talentuoso, colto conoscitore della letteratura a lui contemporanea e autore tra le altre cose di un’importante ricognizione sull’architettura moderna in Italia. 

Autoritratto di Max Grantz, (HAA: Max Grantz, A.26.00.1937: Der Verfasser, Selbstporträt)

Il padre era professore di ingegneria idraulica e tecnica agraria (Wasserbau und Kulturtechnik) al politecnico di Charlottenburg, Berlino. Nel breve manoscritto biografico riguardante i propri genitori rinvenuto nel suo fondo personale, Grantz annota ironicamente: «che tipo di specializzazione sia questa, ancora oggi non lo so di preciso» (Meine Eltern). Ad ogni modo, il padre proveniva da una modesta famiglia di commercianti della vecchia Berlino, ma riuscì a raggiungere una posizione prestigiosa, fino ricoprire, per un breve periodo, la carica di rettore (tra il 1906 e il 1907). La madre viene descritta come una donna allegra, affettuosa e semplice, che amava l’arte e la musica in particolare. In età matura sviluppò un interesse per l’antroposofia di Rudolf Steiner, avrebbe molto desiderato che questo suo interesse fosse condiviso dal figlio, ma invano.

Su indicazione del padre, Max frequenta a Berlino la Realschuhle, l’equivalente dell’istituto tecnico, ma manifesta fin da subito un vivo interesse per la letteratura e le materie classiche, tanto che prende accordi con il professore di latino per farsi dare lezioni di greco in orario extrascolastico. Decide di studiare architettura influenzato dal grande amico Rudolf Butz, di due anni più vecchio, da lui ricordato come un geniale Leonardo da Vinci contemporaneo. Studia a Danzica diventando allievo di Carl Weber, che Grantz, nelle pagine scritte in occasione del pensionamento (Aforismi sull’architettura, Grantz 1968-71) ricorderà come un carismatico e sconosciuto professore «gotico» che gli trasmise il compito elementare dell’architettura: l’impegno per il bello, la tutela della legalità e l’esclusione dell’arbitrio (Grantz 1969, p. 22). Quando Weber lascia Danzica, i suoi allievi lo seguono ad Hannover. La guerra scoppia subito dopo la laurea di Grantz: il suo amato professore cade in Russia, Grantz stesso invece presta servizio sul fronte occidentale e riesce a superare indenne il conflitto.

La guerra, l’architettura, le vedute cittadine

Nel primo dopoguerra è di nuovo a Berlino, senza un lavoro e senza casa: sono i leggendari anni Venti, che Grantz trascorre sotto il segno dell’amicizia bohémien con il pittore Alfred Sikorski, di cui nel lascito si trova traccia consistente in una lunga corrispondenza. Già nel 1922, tuttavia, entrambi verranno impiegati come architetti nel grande studio della Banca Centrale del Reich. Il primo lavoro che gli affidano è a Flensburg, ne seguono altri a Berlino: più tardi li definirà ironicamente i suoi “peccati di gioventù”, perché non ancora ispirati ai principi dell’architettura moderna, la grande passione della sua vita. Ma i suoi datori di lavoro sono soddisfatti e lo promuovono a Baurat, consigliere edile. Del periodo nazionalsocialista dice ben poco neo propri scritti: racconta che furono anni felici, dedicati al lavoro e alle relazioni intellettuali; ricorda le feste e le frequentazioni mondane, come quelle col filosofo Max Bense o lo storico dell’arte Hans Mackowsky. Il nazionalsocialismo resta sullo sfondo, Grantz cita Hitler solo incidentalmente («soltanto di Hitler non ci preoccupammo affatto, finché non fu troppo tardi») e, riguardo alle proprie inclinazioni politiche, scrive: «Non sono nato per essere un combattente, né per il fronte dei rossi, né per quello reazionario» (Ein Geständnis. Die Literatur und ich). 

Ad ogni modo, a Berlino, nel 1938, è testimone della Notte dei Cristalli, di cui riporta uno schizzo drammatico all’interno dei suoi quaderni di disegni.

La notte dei cristalli (HAA: Max Grantz, A.26.59.1938-11-10: Reichspogromnacht)

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale l’architettura civile ha una battuta d’arresto. Grantz viene contattato da una rivista di architettura che gli commissiona una serie di vedute delle diverse città tedesche (e dei territori conquistati col procedere della guerra) nello stile a volo d’uccello tipico dell’incisore barocco Matthäus Merian, che saranno poi raccolte in volume. 

Il dopoguerra, le rovine del popolo tedesco

Nell’immediato dopoguerra viene mandato ad Amburgo a lavorare alla ricostruzione di alcuni edifici bancari situati nella zona di occupazione britannica, e lì si fermerà a lungo. Del primissimo dopoguerra nel lascito è conservato un breve carteggio con lo scrittore amburghese Wolfgang Borchert (1921-47), di cui Grantz ascolta il radiodramma Die vor den Türen stehen (Nordwestdeutschen Rundfunk, 13/02/1947), anticipazione del capolavoro di Borchert Draußen vor der Tür, uno dei capisaldi della cosiddetta Trummerliteratur. Dopo alcune lettere Grantz andrà anche a trovare Borchert, costretto a letto per le gravi condizioni di salute riportate sul fronte russo nel ‘41 (morirà nel novembre del 1947). Scrive Grantz:

l fatto che proprio il divino in ogni uomo noi lo abbiamo misconosciuto, che lo abbiamo disprezzato e calpestato, è stata una delle manifestazioni più terribili e fatali dell’ideologia nazionalsocialista. […]

Il nostro popolo, così sembra, non ha più alcuna speranza di condurre un’esistenza anche solo lontanamente degna dell’uomo. E tuttavia continuerà a vivere. In esso vi sono ancora troppa forza vitale e troppa ricchezza spirituale perché possa essere cancellato nel prossimo futuro. Oggi non si tratta di andare a gettarsi nell’Elba, ma di mantenere i nervi saldi e di far rinsavire coloro che non li hanno.

In confronto a lei io sono vecchio decrepito, – ho quasi 55 anni. Tuttavia non sono ancora troppo vecchio per non essere scosso nel profondo dalla sua sofferenza e dalla sua disperazione giovanile. Ma forse sono comunque troppo vecchio perché lei senta il desiderio di conoscermi. Io però sento soltanto un impulso: aiutarla!

Max Grantz a Wolfgang Borchert il 15 febbraio 1947.

La passione per l’Italia

Fotografia scattata da Grantz, in Max Grantz, Italien und die neue Architektur, in «Baumeister» 3, 1964, p. 258.

Durante gli anni ad Amburgo fa anche diversi viaggi in Italia, e proprio qui, di fronte alla Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, progettata nel 1932 da Giovanni Michelucci, viene folgorato come sulla via di Damasco e si vota per sempre all’architettura moderna. Durante questi viaggi è spesso in compagnia di architetti italiani, con cui stringe amicizia (Giorgio Costadoni, Enzo Frateili) e che gli fanno da guida nelle varie città.

Nel corso degli anni Sessanta Grantz coltiva sempre più a fondo questa sua passione: dopo aver fatto ricerche e viaggi, durante i quali disegna a penna centinaia di scorci cittadini, compone un libro sull’architettura moderna italiana, corredandolo con schizzi a mano e fotografie che ritraggono le principali opere architettoniche contemporanee: architettura civile, chiese, stazioni, ma anche scuole e palazzi di edilizia popolare (Italien, 1966).

Ad Amburgo frequenta in maniera assidua l’Istituto di Cultura Italiana, dove tra le altre cose partecipa a un corso di lingua e conosce i germanisti Luigi Quattrocchi (che curerà una traduzione italiana dei suoi Aforismi sull’architettura), Marianello Marianelli, Livio Olivieri (che si susseguono negli anni alla direzione dell’Istituto). Nei suoi appunti privati si trovano numerosi riferimenti a conferenze o altri eventi svoltisi nell’ambito dell’Istituto, oltre agli appunti di lettura di vari libri italiani (ad esempio Gli indifferenti di Moravia, Architettura moderna di Gillo Dorfles). Tra queste pagine compare appuntato anche il nome di Levi accanto alla data 16 giugno 1962, forse la prima volta che Grantz sentì parlare di Ist das ein Mensch? durante una lezione o conferenza di Livio Olivieri.

Firenze Piazzale Michelangelo (HAA: Max Grantz, A.22.1952-06-18: Firenze, Piazzale Michelangelo)

Ad ogni modo è solo due anni dopo, nel novembre del 1964, che Grantz scrive direttamente a Primo Levi, in un momento della propria vita in cui l’Italia è al centro dei suoi pensieri: proprio quell’anno esce un suo articolo sull’architettura italiana (Grantz 1964), qualche anno dopo il volume (Grantz 1966). 

In età già avanzata conosce a Berlino una giovane soprano, Hella, con cui si sposerà in seconde nozze dopo la morte della prima moglie, Carmen. Dopo aver frequentato per vari anni la fattoria biodinamica Bauckhof di Amelinghausen, nel 1978 la coppia compra un appezzamento di terra nella zona, costruisce una casa e ci si stabilisce. Proprio qui, nei primi anni Ottanta, Grantz scriverà varie pagine autobiografiche, forse in preparazione di un volume che non vedrà la luce. Muore nel 1988.  

Schizzo della casa di Amelinghausen, s.d. (HAA: Max Grantz, A.1.1.o.D.: Amelinghausen, Wohnhaus)

Riferimenti bibliografici

Le informazioni biografiche relative a Grantz sono state per lo più ricavate dal suo fondo personale, depositato dalla moglie Hella Grantz presso l’Archivio dell’Architettura di Amburgo (Bestand Max Grantz, Hamburgisches Architekturarchiv (HAA)). 

In particolare si vedano: HAA: Max Grantz, A.1.1.o.D.: Amelinghausen_Wohnhaus; HAA: Max Grantz, A.1.1: Meine Eltern, Lebenslauf, Amelinghausen und wir; HAA: Max Grantz, A15: Ein Geständnis. Die Literatur und ich; HAA: Max Grantz, A.02: Korrespondenz; HAA: Max Grantz, A.22.1952-06-18: Firenze_Piazzale_Michelangelo; HAA: Max Grantz, A.26.59.1938-11-10: Reichspogromnacht; HAA: Max Grantz, A.26.00.1937: Der Verfasser, Selbstporträt; HAA: Max Grantz, A.26: Handskizzen von 1937-1946; HAA: Max Grantz, A.27: Reiseskizze und Notizbücher.

Un ringraziamento particolare va agli archivisti Clara Froeb e Paul Dietrich per la disponibilità e il supporto offerto nella ricerca. 

Bibliografia

Carteggi


Quando Grantz scrive a Levi ha già 72 anni, è un architetto in pensione e sta dedicando le sue giornate alle sue grandi passioni: l’architettura, la letteratura, l’Italia. Tra le altre cose sta lavorando a un volume sull’architettura moderna in Italia, che pubblicherà nel 1966.

È possibile che il libro di Levi arrivi a Grantz dalla sua frequentazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, dove prende lezioni di lingua e partecipa agli eventi principali. Un’altra possibilità è che ne apprenda l’esistenza dalla radio: l’ampia recensione di Hans Jürgen Fröhlich, anche lui di stanza ad Amburgo in quegli anni, va in onda sulla Norddeutscher Rundfunk il primo aprile del 1962.

Nella lettera Grantz si dice profondamente colpito dal contenuto del libro e parla del gande dolore che lo colpisce «in quanto tedesco». Riprendendo il titolo del secondo capitolo del libro di Levi, scrive così:

Quelle sventurate vittime sono state scagliate sul «fondo», in un inferno sociale, fisico e spirituale, di cui difficilmente potremmo avere un’idea se Lei non ne avesse dato una testimonianza tanto sconvolgente.

Una testimonianza che, in quanto tedesco, mi riempie del più profondo dolore. Com’è possibile che nella nostra “epoca di civiltà avanzata” sull’umanità si abbattano tenebre tanto pesanti? (Lettera 143).

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